Pesaro oggi si trova in un punto di domanda collettivo. Non un allarme, non una frattura, ma quel momento sospeso in cui una città sente il bisogno di capire meglio cosa sta accadendo attorno a sé. La scintilla arriva dalla sanità, con il caso del primario Claudio Cicoli e il video rimosso che ha aperto un confronto sul rapporto tra pubblico e privato. Una discussione che non riguarda solo un reparto o un ospedale, ma il patto di fiducia che lega una comunità alle proprie istituzioni.
Mentre la politica si divide e chiede chiarimenti, la città continua a muoversi nei suoi quartieri. In Soria partono nuovi lavori di manutenzione e si prepara uno sgambatoio per cani atteso da tempo, segno di una cura minuta, quotidiana, che spesso racconta più di tante dichiarazioni. Sono interventi piccoli, ma concreti, che parlano di una città che non si lascia fermare dalle polemiche e continua a costruire pezzi di futuro.
Accanto alle tensioni e ai cantieri, restano le storie che tengono insieme il tessuto umano: due sorelle che si laureano lo stesso giorno, un quartiere che si ritrova attorno a un progetto, un’iniziativa culturale che porta Pesaro fuori dai suoi confini. Sono fili sottili, ma resistenti, che ricordano come la vita di una comunità non sia fatta solo di ciò che divide, ma anche di ciò che unisce.
In questa giornata complessa e viva, Pesaro si interroga su cosa significhi fidarsi, partecipare, riconoscersi. Le risposte non arrivano tutte insieme, ma si intravedono nei dettagli: un video rimosso, una strada asfaltata, un gesto di festa. È lì, in quel mosaico di tensioni e quotidianità, che la città misura la propria direzione.
Rosalba Angiuli

