INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
In apertura del Consiglio si è parlato dell’“Apertura della palazzina di Medicina d’urgenza adiacente al Pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore di Pesaro” con la prima interrogazione a firma dei consiglieri Perugini, Mattioli, Palazzi, Bernardi, Tommasoli, Vastante, Fabbri, Mariani, Anniballi, Rocchi, Dominici, Drago, Lugli, Alessandroni, Nobili, Montesi, Pagnoni Di Dario, Salvatori, Manenti, Gambini. Alla stessa, ha risposto l’assessore ai Servizi sociali e alla Salute Luca Pandolfi: «La questione sollevata dall’interrogazione riguarda un’emergenza che non può più essere sottovalutata: la carenza di posti nei Pronto Soccorso e la necessità di potenziare i posti letto per il post-acuzie. A livello regionale, il tema è ormai centrale nel dibattito pubblico e istituzionale, non solo per i frequenti richiami della stampa locale e regionale – si pensi ai casi di Senigallia – ma soprattutto perché rappresenta una delle principali criticità evidenziate dagli amministratori locali. Come Comune partecipiamo alla Conferenza dei Sindaci, organismo di confronto con l’AST e con la Regione sui temi socio-sanitari, e le problematiche segnalate in modo unanime dai sindaci della provincia riguardano il funzionamento degli ospedali, la pressione sui Pronto Soccorso, la carenza di medici di medicina generale, le criticità della sanità territoriale e le liste d’attesa. La rilevanza del problema, al di là degli scontri politici, è stata confermata anche nel Consiglio regionale del 4 febbraio, dove il tema dei Pronto Soccorso è stato centrale nel dibattito, con l’annuncio da parte dell’assessore Stefano Calcinari del piano di azione denominato “Un pronto soccorso per il pronto soccorso”. Va riconosciuto al nuovo assessore di essersi attivato; tuttavia, questo conferma che nei precedenti anni di mandato della Giunta Francesco Acquaroli non si era intervenuti in modo strutturale ed efficace, e ora sarà necessario verificare nei fatti l’efficacia delle misure annunciate. I dati sono inequivocabili: mancano posti letto e personale, mentre gli accessi ai Pronto Soccorso continuano a crescere. L’Agenzia Regionale Sanitaria riferisce che sui 18 Pronto Soccorso regionali gli accessi totali nel 2025 sono stati 461.452, in crescita negli ultimi anni, secondo i dati del Ministero della Salute, evidenziando un trend in aumento. Particolarmente sotto pressione risultano i Pronto Soccorso degli ospedali di Pesaro e Fano, entrambi sopra la soglia dei 40.000 accessi nel 2024, per un totale di circa 85.000 accessi annui, dato che da solo evidenzia la fragilità del sistema. In questi giorni si leggono dichiarazioni che attribuiscono parte della responsabilità agli accessi impropri legati alla medicina generale, ma è bene ricordare che anche questa rientra nella programmazione e gestione della Sanità pubblica regionale, e la ricerca di responsabilità puntuali rischia di evidenziare piuttosto una mancanza di visione complessiva e di programmazione integrata dei servizi. Il piano di riorganizzazione proposto dall’assessore Calcinari assegna un ruolo fondamentale agli Ospedali di Comunità, strutture intermedie tra ospedale e domicilio, con l’obiettivo di alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso, prevedendo inoltre che i codici meno gravi vengano progressivamente gestiti dalle Case di Comunità una volta entrate a regime, non prima di un anno e mezzo. Si tratta però di un processo graduale, i cui effetti concreti non si vedranno prima di almeno un anno dalla piena attivazione dei nuovi posti letto, anche perché in parte sono in fase di realizzazione con i fondi Pnrr con lavori non conclusi. Per quanto riguarda il territorio dell’AST di Pesaro Urbino, sono previsti cinque Ospedali di Comunità a Mombaroccio, Cagli, Macerata Feltria, Urbania e Fossombrone, per un totale di 131 posti letto; a Mombaroccio sono previsti 30 posti letto, di cui 15 finanziati con fondi PNRR, con lavori in fase avanzata. Le Case di Comunità previste sono quattro: Pesaro Galantara, con lavori PNRR non ancora avviati; Pesaro via XI Febbraio, da trasferire al San Salvatore con il completamento del nuovo ospedale; Vallefoglia, da completare ma con criticità di finanziamento; Gabicce Mare, struttura Spoke con orari ridotti rispetto agli Hub. Per quanto riguarda l’ospedale di Pesaro, a seguito dell’incontro con il Direttore generale, è stato ribadito che gli spazi chiusi della palazzina di Medicina d’Urgenza accanto al Pronto Soccorso sono richiesti dal piano emergenza pandemico e devono restare disponibili per emergenze sanitarie straordinarie, come avvenuto durante il Covid; sono stati inoltre recuperati 8 posti letto in reparti destinati ad altro utilizzo, attivabili al bisogno. La riflessione è semplice: a fronte di oltre 40.000 accessi annui solo a Pesaro, il recupero di 8 posti letto, peraltro in reparti destinati ad altro, non rappresenta una risposta sufficiente; una riorganizzazione fondata su interventi edilizi ancora in corso, in parte non avviati, e su fondi PNRR con scadenze ravvicinate rischia di non produrre in tempi utili gli effetti dichiarati; 131 posti letto complessivi su scala provinciale, a fronte di 85.000 accessi annui nei soli Pronto Soccorso di Pesaro e Fano, evidenziano una fragilità strutturale del sistema. Il nodo centrale resta quello delle risorse disponibili e dell’organizzazione complessiva dei servizi sanitari sul territorio regionale: senza una programmazione strutturale, investimenti adeguati e tempi certi di realizzazione, il rischio è che l’emergenza nei Pronto Soccorso continui a riproporsi ciclicamente, con pesanti ricadute sui cittadini e sugli operatori sanitari».
La consigliera Palazzi: «Grazie all’assessore Pandolfi per la risposta e per i dati tecnici forniti che, tuttavia, ci preoccupano. Per questo motivo, invitiamo le istituzioni regionali competenti e AST a effettuare una visita insieme a noi in quei locali».
È seguita una mozione d’ordine della consigliera Marchionni con cui ha chiesto al presidente del Consiglio comunale Enzo Belloni di assicurarsi che «gli assessori diano risposte pertinenti alle domande poste nelle interrogazioni».
Il sindaco Andrea Biancani ha preso parola per intervenire sulla “Nomina spettante al Comune di Pesaro nel Cda di Cosmob”, tema sottoposto dai consiglieri Redaelli, Boresta, Malandrino, Canciani, Corsini tramite un’interrogazione. «Oggi la persona formalmente nominata è l’ex assessora Francesca Frenquellucci. Non abbiamo intenzione di modificare questa nomina e, attualmente, Frenquellucci non è incaricata di ulteriori nomine da parte dell’amministrazione comunale». Il sindaco ha poi precisato: «Frenquellucci, a seguito di ulteriori verifiche che ho fatto predisporre agli uffici, risulta essere vicepresidente regionale di ALI – Autonomie Locali Italiane – e componente del Consiglio nazionale. Entrambe le nomine sono state conferite dall’assemblea di ALI, quindi non dal Comune di Pesaro né dal sottoscritto».
Redaelli, sulla soddisfazione: «Risposta limpida. Prendiamo atto che la nomina della persona che rappresenta il Comune di Pesaro al Cosmob è frutto o di disattenzione o di inerzia».
Il consiglio è proseguito con l’interpellanza dei consiglieri Redaelli, Boresta, Malandrino, Canciani, Corsini sui “Trasporti pubblici in località Torraccia”. L’assessora alla Viabilità, Sara Mengucci ha detto: «Puntualizzo che il trasporto pubblico extraurbano è di totale competenza della Regione, mentre quello urbano è di competenza del Comune sulla base delle risorse assegnate dallo Stato e ripartite sul territorio dalla Regione. Questo significa che, qualora la Regione ci fornisse maggiori risorse, potremmo incrementare i collegamenti urbani, ad esempio in alcune aree del quartiere Torraccia, nello specifico in via degli Olmi ma anche in tutte le zone periferiche, migliorando così il servizio per i cittadini. Si evidenzia inoltre che l’Amministrazione, con fondi propri, abbiamo integrato il servizio di TPL urbano con iniziative come le navette del centro e le navette estive, al fine di incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici e migliorare la mobilità cittadina: si tratta di un intervento non scontato, che comporta un investimento annuale superiore a 100mila euro. Nello specifico, la zona Torraccia, area residenziale particolarmente popolosa, è già collegata dalle seguenti linee: 70/71 (capolinea zona Iperconad), Linea Verde e Linea Rossa (via Gagarin), Circolare destra e sinistra (zona Cinema e Unieuro) e Anulare destra e sinistra (via degli Abeti/via Gagarin). Per ampliare ulteriormente l’offerta nella zona Torraccia e aggiungere eventuali fermate, siamo già in contatto con l’assessore regionale Baldelli per valutare le possibili soluzioni, tenendo in considerazione il trasporto pubblico nel suo complesso e le esigenze di tutte le aree interessate. Inoltre, sia io sia il sindaco Biancani abbiamo già scritto alla Regione Marche e ad Adriabus per avviare un percorso di revisione e razionalizzazione del trasporto pubblico urbano e per chiedere l’attivazione di un servizio a chiamata, strumento flessibile per migliorare i collegamenti soprattutto nelle linee meno frequentate come quelle dei quartieri periferici, pur nella consapevolezza che, senza un aumento delle risorse da parte della Regione, difficilmente riusciremo a far fronte alle reali necessità della città in materia di trasporto pubblico. Abbiamo infine chiesto alla Regione di consentire ai Comuni di avviare progetti sperimentali per costruire un sistema di mobilità più moderno, sostenibile e adeguato alla domanda reale, capace di ottimizzare le risorse disponibili e ridurre sprechi e impatto ambientale; pertanto, ogni valutazione sull’estensione delle linee, sulla revisione delle modalità di collegamento o sugli orari potrà essere effettuata solo all’interno di un quadro di risorse adeguate».
Sulla soddisfazione, il consigliere Redaelli: «Siamo d’accordo sul tema delle competenze, pur ribadendo che quello non è un tratto extraurbano, ma rientra nelle aree dei quartieri di Pesaro. Si potrebbe ottimizzare il sistema prevedendo che alcune delle fermate in prossimità dell’Iperconad già attive, vengano prolungate fino a via degli Olmi».
Si è passati poi all’interpellanza della consigliera Marchionni per il “Trasferimento scuola dell’infanzia Mille Colori e chiusura scuola Peter Pan“. L’assessora alle Politiche educative Camilla Murgia ha detto: «Desidero fare chiarezza sull’operato di questa Amministrazione, che negli ultimi mesi ha agito con l’unico obiettivo di garantire un passaggio fluido e rispondente alle reali necessità delle famiglie coinvolte. Non abbiamo operato nel chiuso degli uffici. Abbiamo seguito una procedura di condivisione, convocando la commissione Politiche educative, parlando con il personale di entrambe le scuole e incontrando i genitori in momenti a loro dedicati. Sono stati effettuati numerosi passaggi con i plessi Peter Pan e Mille Colori, mantenendo un confronto costante con le direzioni e con il personale. Il dato più significativo emerge dal sondaggio condotto tra le famiglie: il 94% dei genitori ha confermato la volontà di restare nelle attuali sedi. Questo non è solo un numero, ma la conferma che il percorso di accompagnamento ha saputo rassicurare l’utenza. Siamo consapevoli che ogni cambiamento possa generare dubbi; per questo abbiamo messo in campo misure concrete. Per le famiglie che hanno manifestato il desiderio di spostarsi, è stata prevista l’assegnazione d’ufficio di 2 punti aggiuntivi in graduatoria sia per il Peter Pan sia per il Mille Colori, come formalmente indicato nell’allegato alla delibera di Giunta. Per chi ne ha fatto richiesta, il servizio di trasporto sarà regolarmente attivato: la comunicazione alle famiglie è già stata inviata, così da garantire la sostenibilità logistica dello spostamento. Gli open day e i momenti di confronto tra il personale dei diversi plessi hanno dato esiti molto positivi. Stiamo monitorando ogni singolo passaggio per ridurre al minimo i disagi, con un obiettivo chiaro: allineare il servizio 0-6 anni ai bisogni reali delle famiglie, superando modelli ormai datati. In conclusione, invito a evitare strumentalizzazioni politiche su questo tema. Le trasformazioni attuate in passato da questa Amministrazione hanno già dimostrato di non generare criticità, ma valore aggiunto per la comunità. I fatti evidenziano che le famiglie sono informate e coinvolte, il servizio è presidiato e le agevolazioni sono formalmente previste negli atti. Continueremo a lavorare per una scuola intesa come servizio efficiente per la comunità, non come terreno di scontro elettorale».
La consigliera Marchionni: «Direi che questa risposta ci spinge a confermare quanto sia importante la condivisione. Grazie alla chiarezza su questo refuso, oggi possiamo fare un passo in avanti sulla tematica».
PROPOSTE DI DELIBERAZIONE
La prima delibera (emendata con il documento a firma Bartolomei e Mattioli) è stata approvata con 20 voti favorevoli (11 gli astenuti) ed è stata quella per l’“Istituzione del polo museale locale “Pesaro Musei” e approvazione del relativo Regolamento per l’organizzazione e il funzionamento. Indirizzi”.
Prima della presentazione del documento, la consigliera Marchionni ha posto una questione pregiudiziale (la richiesta di rinvio ha ottenuto 21 contrari, 11 favorevoli) sulla delibera «per la quale avevamo già richiesto il rinvio in Commissione per poter approfondire l’allegato. Chiedo dunque che la proposta sia discussa nel prossimo Consiglio comunale e di verificare la possibilità di poter apportare modifiche al Regolamento in sede di Commissione; modifiche che dovranno poi ricevere un parere tecnico rispetto a quanto proposto».
Poi il vicesindaco assessore alla Cultura Daniele Vimini ha illustrato la proposta di delibera: «Ci tengo a sottolineare il valore istituzionale dell’istituzione del polo “Pesaro Musei” – un termine che per molti non è nuovo – e a spiegare perché sia opportuno arrivarci e farlo ora. Si tratta di una delibera di natura tecnica, come già illustrato in Commissione, strettamente collegata al Regolamento, i cui contenuti potranno essere ulteriormente approfonditi nel corso della discussione in aula. Questo passaggio rappresenta un punto di maturazione della rete museale cittadina, anche alla luce degli importanti interventi realizzati negli ultimi anni, legati al PNRR e ad altre progettualità, che hanno rafforzato e ampliato in modo significativo il nostro sistema museale, come dimostrano, tra gli altri, la recente apertura della Falegnameria e i nuovi spazi di Palazzo Mosca. La precedente strutturazione della rete risaliva al 2014 e fotografava una realtà fondata principalmente sul polo dei Musei Civici e di Casa Rossini, a cui si affiancavano il Museo della Marineria e la Biblioteca dei Musei Civici, assetto sul quale era stata impostata anche la gara di gestione aggiudicata a Sistema Museo. Oggi, come si evince dalla delibera, tra musei comunali, realtà pubblico-private, soggetti privati e istituti statali con cui il Comune collabora, siamo arrivati a contare 19 strutture. È evidente che una rete di queste dimensioni richiede un’organizzazione più solida e coerente. Già in passato, con l’estensione dei servizi a nuove realtà – come la Domus dell’Abbondanza – si era proceduto ad adeguamenti progressivi; tuttavia, l’evoluzione del sistema e le linee guida ICOM rendono oggi necessario superare questa forma di rete per dotarsi di un assetto organizzativo minimo ma strutturato, in linea con gli standard richiesti. Questo è fondamentale per partecipare ai bandi, aderire a reti museali, interloquire con il Ministero e rafforzare le collaborazioni pubblico-pubbliche e pubblico-private. L’assetto che proponiamo definisce quindi un’organizzazione più chiara, agile ed efficace, capace di rappresentare al meglio l’intero sistema museale cittadino. L’istituzione del Polo comporta inoltre l’approvazione del relativo Regolamento su cui ci siamo confrontati. La discussione che ne seguirà ci permetterà di far conoscere meglio l’istituzione museale e di entrare in una normativa che è fluida così come la realtà che vuole rappresentare».
Marchionni: «Devo contestare il contenuto formale di questo testo, perché al suo interno sono evidenziate delle modifiche che non rispecchiano alcuna richiesta fatta in Commissione Cultura. Per questo vorrei chiedere di sospendere la discussione».
Perugini: «Sarebbe opportuno chiedere al dirigente di chiarire le questioni tecniche, così da non dover interrompere la discussione».
Il dirigente Galdenzi è intervenuto per chiarire la parte tecnica della delibera: «Mi baso sui lavori che sono stati fatti in Commissione. Per quanto ci riguarda, come abbiamo fatto anche in tutte le precedenti commissioni, sono state sollevate delle legittime osservazioni che poi abbiamo tradotto nel testo, nero su bianco, per agevolare alla lettura i consiglieri, evidenziando in giallo gli elementi emersi in ambito della convenzione, compresi i refusi».
Nobili: «Ero presente in Commissione e credo sia corretto avere un piccolo dibattito sulla questione. Durante le due ore di discussione, siamo entrati nel merito di due delibere, cercando di esaminare i vari punti del regolamento stesso. È stata anche l’opportunità per confrontarci sul tema dei diritti d’immagine foto/video all’interno dei musei, considerando il regolamento anche un po’ troppo restrittivo rispetto alle dinamiche quotidiane dell’utilizzo dei social. Quello che ci troviamo a discutere oggi è semplicemente quanto emerso durante la discussione in Commissione e inserito nel testo che andiamo a votare oggi».
Mattioli: «Oggi realizziamo veramente il nostro Pesaro Musei». La consigliera ha esordito sottolineando che, «In Commissione non votiamo mai delle modifiche, sono organismi che non hanno questo compito. Nella discussione è stato dato spazio a ogni dubbio e domanda. Ringrazio dirigente e uffici che hanno apportato le modifiche corrispondenti alle osservazioni che, a nome dei componenti, ho raccolto». E ancora, «La delibera recepisce la volontà di accorpare i vari sistemi, che fino ad ora erano compresi ma non identificati con tutte le realtà che lo compongono. Oggi portiamo a casa un risultato eccezionale, frutto di un lavoro di coordinamento che coglie la mission di Pesaro 2024 nel sistema museale pesarese». Speriamo che il nuovo ampliamento e l’averla riportato nel Sistema museale regionale, ci darà la possibilità di dar una vera identità a Rocca Costanza facendola rientrare nel nostro patrimonio museale. È uno dei capisaldi della nostra città».
Andreolli: «Non ho particolari preclusioni rispetto al progetto, che tutto sommato cerca di dare un coordinamento omogeneo rispetto a delle strutture che già esistono. Però, vorrei discutere il metodo: normalmente le delibere cerco di guardarle non appena arrivano in posta. Mercoledì c’è stato l’ufficio di presidenza e giovedì sarebbe dovuta andare in Commissione nella forma che i miei colleghi mi hanno inviato; oggi me la trovo presentata in un altro modo ancora. Quindi, ho appreso venendo in aula che il testo, rispetto a quello visionato giovedì mattina, era cambiato». E ancora, al dirigente Galdenzi: «Non è un semplice refuso e dobbiamo darci una regolata come Consiglio».
Drago: «Le modifiche al Regolamento sono state minime, così come il confronto in Commissione che ha recepito i pochi rilievi emersi. Oggi però siamo di fronte a un passaggio significativo nel percorso di crescita della città: Pesaro, nata come meta di villeggiatura estiva e rafforzatasi nel tempo grazie a eventi internazionali come la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema e il Rossini Opera Festival, ha raggiunto nel 2024 il traguardo di Capitale italiana della cultura con l’idea di “capitale diffusa”, ottenendo una visibilità nazionale e internazionale. Un riconoscimento che poteva restare isolato, soprattutto in una fase di contrazione delle risorse, ma che vogliamo trasformare in una leva di sviluppo. L’istituzione del Polo va in questa direzione: consolidare il percorso avviato, valorizzare in modo più organico il patrimonio culturale, uniformare gli standard dell’offerta e rafforzare la capacità di intercettare bandi e risorse difficilmente sostenibili dalla sola amministrazione comunale». La consigliera ha concluso «con l’auspicio dell’istituzione, a breve, anche del ‘Polo delle Arti’ nella nostra città».
Il dirigente Galdenzi ha precisato che «abbiamo evidenziato quanto secondo noi era emerso nel dibattito della Commissione. Dunque non si parli di ‘falso’, quanto scritto è quello che è stato interpretato dal dibattito. Nessuno ci ha fatto pervenire indicazioni o suggerimenti, per essere chiari. È frutto dell’elaborazione dell’ufficio presente con tre persone in quella Commissione».
Redaelli: «Durante la commissione ho chiesto due cose. La prima era il rinvio della discussione della delibera; considerato che il dirigente aveva confermato non ci fosse l’urgenza della proposta, il no alla mia richiesta è prettamente politico. La seconda, ho chiesto la convocazione, in ogni caso, della Commissione Cultura sull’approfondimento su cos’è contenuto nel contenitore che si forma oggi. In cosa consistono i musei? Nessuno lo ha spiegato in Commissione».
Anniballi: «Mi sembra che il dirigente e gli uffici si siano resi disponibili ad ascoltare quello che i commissari hanno ritenuto giusto aggiungere al testo. Non vedo la difficoltà di accogliere questo regolamento».
Bartolomei: «La richiesta di rinvio c’è stata».
Lugli: «Il testo è stato largamente condiviso, non vedo emendamenti e l’importanza del provvedimento per prepararsi degnamente al 2033 è evidente. Il nostro scopo è fare il bene della città, ed è bene ricordarcelo».
Il presidente Belloni ha notificato all’emiciclo della richiesta presentata da 11 consiglieri comunali per il rinvio della delibera che è stata nuovamente sottoposta al voto ottenendo 11 voti favorevoli e 22 contrari.
La discussione della delibera è proseguita.
Marchionni: «Volevamo davvero un testo condiviso. Come successo per il Regolamento sui diritti delle persone private della libertà personale che voteremo nella delibera successiva il cui testo è stato sottoposto più volte ai commissari per arrivare a un testo condiviso. Si poteva fare un lavoro più nel merito, nel dettaglio, attento». Poi, «Il dispiacere è nel non aver potuto approfondire un tema d’interesse a attualità magari mettendo a confronto il nostro, con Regolamenti nazionale e internazionali, considerato che abbiamo una visione “europea”, che guarda al 2033. Ci siamo privati di una possibilità senza motivazione».
Marinucci: «Più che sulla delibera in sé e per sé, volevo fare delle considerazioni sul metodo. Tutta questa baraonda scaturita penso sia dovuta ad un mancato rispetto di un iter procedurale. Una maggiore condivisione con i colleghi che hanno proposto gli emendamenti sarebbe stata gradita».
Bartolomei ha illustrato un emendamento (a firma di Bartolomei, Marchionni e Redaelli)presentato alla delibera per modificare la parte del Regolamento relativa all’uso delle immagini e alla loro divulgazione: «Il confine tra social è molto sottile, e il tema è stato già proposto dalla collega. Perché dobbiamo precludere la pubblicazione delle nostre bellezze facendo pubblicità gratuita e necessaria. Siamo in un mondo che ha già integrato i social come strumento primario di comunicazione. Abbiamo bisogno di visibilità».
La discussione è proseguita.
Il dirigente Galdenzi ha precisato: «C’è un aspetto giuridico relativo all’emendamento, rispetto al quale, allo stato attuale, non mi è possibile esprimere un parere favorevole in termini di legittimità. In particolare, la criticità riguarda il passaggio in cui si prevede che “sia consentita la diffusione libera, salvo i casi di utilizzo commerciale”. La normativa vigente, infatti, non si esprime in questi termini, ma è disciplinata dal decreto legislativo 42 del 2004 (Codice dei beni culturali), successivamente modificato dal decreto-legge 83 del 2014, che ha introdotto l’Art Bonus. Tale quadro normativo stabilisce che sono libere le attività svolte senza scopo di lucro per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero, espressione creativa e promozione della conoscenza del patrimonio culturale, nonché la divulgazione con qualsiasi mezzo, purché le immagini siano state legittimamente acquisite e non vi sia finalità di lucro. Alla luce di ciò, non è possibile esprimere un parere favorevole su un emendamento che, di fatto, legittimerebbe in modo generalizzato la divulgazione, limitandone il divieto ai soli casi di utilizzo commerciale».
Perugini: «Il percorso di Pesaro 2024 abbiamo sempre detto che doveva diventare un modello e l’apice di quei tanti passaggi che in questi anni sono stati fatti dal punto di vista culturale e cittadino a Pesaro. La delibera trascrive ciò che questa Amministrazione fa politicamente da tanti anni, lo traspone nero su bianco. Dice, che la cultura, gli enti, i soggetti e contenitori di questo ambito sono vittima di tanta frammentazione e indica una proposta che permetterà di coordinare il lavoro, ottimizzare le risorse, dare la possibilità di fare una progettualità condivisa. E inoltre consente di fare tutto ciò esulando dalla politica, istituendo un Regolamento che dà una sorta di personalità giuridica al Polo».
Il vicesindaco Vimini è intervenuto per precisazioni: «Ringrazio il Dirigente e gli Uffici Cultura per il lavoro svolto su questa delibera, che raccoglie e valorizza un percorso costruito nel corso di molti anni. Al di là degli elementi di discussione che possono essere emersi nell’iter, auspico che l’emendamento possa giungere all’obiettivo che ci si pone per l’approvazione di un regolamento: il voto unanime. Entrando nel merito, il tema è di grande interesse e attualità. Qual è la filosofia di fondo? Fino al 2014 era vietato ai cittadini riprodurre opere d’arte e lo era anche agli operatori senza previa autorizzazione. Con il decreto Franceschini questa possibilità è stata ampliata e liberalizzata. Nel frattempo, però, è cambiato profondamente il contesto: sono cambiati il mondo, le tecnologie e soprattutto l’universo dei social network. I rischi esistono, ed è proprio per questo che si è ritenuto necessario prevedere una normativa puntuale e stringente, capace di tutelare il patrimonio senza ostacolare la sua valorizzazione e fruizione. Penso, ad esempio, alla Pala del Bellini, un’opera di straordinario valore artistico e identitario, che merita di essere promossa ma anche adeguatamente tutelata. Una foto fatta male o ingiallita, magari pubblicata in una cartolina di 20 anni fa è un danno all’immagine dell’opera, della città ed è per questo ci sono delle norme che ne regolano e tutelano la diffusione. Ci sono tante casistiche in tal senso». Sui social, «Il Regolamento, così come la legge non danno una censura preventiva ma ci tutelano “a valle” a fronte di un uso fraudolento, a fronte di chi ne trae non giustamente un beneficio economico o ne fa un uso di merchandising». «È chiaro che i monumenti sono diversamente tutelabili dalle opere, specie quelle all’aperto».
È stato quindi presentato un nuovo emendamento a firma Bartolomei e Mattioli, sulla divulgazione delle immagini acquisite che è stato poi approvato con 29 favorevoli.
Sullo stesso Bartolomei ha detto: «La normativa nazionale non è recente e fa fatica a stare al passo con le innovazioni di tecnologia e social. Con i nuovi strumenti possiamo rendere fruibili e attrarre più persone».
Dichiarazioni di voto sulla delibera emendata:
Andreolli: «Mi asterrò. E annuncio che per qualunque delibera iscritta senza passaggio in commissione voterò contro l’ordine del giorno in sede di Ufficio di Presidenza».
Marchionni: «Confermo il mio voto di astensione che do con dispiacere, c’era il desiderio di aiutare».
Ancora Vimini, ha presentato la delibera (approvata con 19 favorevoli; 10 gli astenuti) ad oggetto: “Modifiche al titolo I e II del Regolamento per la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari e per l’attribuzione di vantaggi economici – Attività culturali, turistiche, sportive e all’art. 9 del Regolamento comunale per la disciplina del Canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria”.«Il documento – ha detto il vicesindaco assessore alla Cultura e Turismo Vimini – interagisce con il Regolamento comunale per la disciplina del Canone, a partire proprio dal primo punto che viene modificato. All’articolo 4 si abroga la norma che prevedeva che, in caso di concessione del patrocinio, non vi fosse un’automatica esenzione dal pagamento del suolo pubblico e dei diritti di affissione. Questa modifica si rende necessaria perché il regolamento del 1991, nel 2024, mostra evidenti limiti, anche alla luce dell’anno “straordinario” della Capitale, caratterizzato da centinaia di iniziative private, non tutte direttamente riconducibili alla volontà dell’Amministrazione. Per rispondere a un fermento che esisteva ed esiste a prescindere dall’anno della Capitale, si era creato nel tempo un automatismo tra concessione del patrocinio e gratuità delle iniziative. Si trattava però di una contraddizione che oggi superiamo con la cancellazione della parte dell’articolo 4 che stabiliva che la concessione del patrocinio non comportasse l’esenzione dal pagamento della tassa di occupazione e dei diritti di affissione. L’altro articolo oggetto di modifica è il 7, particolarmente importante anche in termini di modernizzazione dell’attività amministrativa. Originariamente disciplinava il ruolo e la collaborazione delle circoscrizioni con il Comune; oggi, invece, istituzionalizza il concetto di co-organizzazione, prevedendo la possibilità per il Comune di organizzare eventi insieme ad altri soggetti. È uno strumento prezioso soprattutto per i Quartieri, perché consente di stipulare convenzioni specifiche per singole manifestazioni, festival o sagre da co-organizzare con l’Amministrazione, rendendo più semplice e trasparente anche la gestione dei contributi. Gli articoli 8 e 8 bis sono molto rilevanti per chi organizza manifestazioni collegate all’Amministrazione e ha diritto, in quanto riconosciuto, a ottenere un contributo. Spesso queste realtà incontrano difficoltà finanziarie, poiché finora il contributo veniva erogato solo dopo il pagamento delle fatture. Con la modifica introduciamo la possibilità, una volta concluso l’evento e presentata la rendicontazione, di erogare un anticipo pari al 40% dell’importo, che può arrivare fino al 60% su deliberazione della Giunta, prima del pagamento effettivo delle fatture dichiarate. Infine, l’articolo 9 riguarda il tema delle esenzioni. L’obiettivo era superare la logica del “tutto o niente”, passando da un sistema dallo 0% al 100% a un criterio più equilibrato. Vengono individuate due fattispecie: la prima prevede che, per occupazioni e diffusioni pubblicitarie realizzate in occasione di iniziative pubbliche, politiche, culturali e sportive, la tariffa sia ridotta dell’80%; la seconda stabilisce che, per tutte le altre categorie, sempre previo patrocinio del Comune, la tariffa sia ridotta del 20%.
Redaelli: «Ci asterremmo sul voto per una questione di metodo. Con una sola delibera -e quindi con un solo voto- stiamo andando a modificare due Regolamenti. Chiediamo si utilizzi la prassi canonica: un iter per ciascuna modifica da farsi a ciascun regolamento».
Mattioli: «È una delibera che recepisce pienamente l’importanza di essere vicini alle associazioni e testimonia l’attenzione concreta dell’Amministrazione nei loro confronti. Nel momento in cui l’evento è stato realizzato e inizia la fase di rendicontazione delle fatture, viene riconosciuta la possibilità di ottenere un anticipo sul contributo, che può arrivare fino al 60%. Si tratta di un segnale di grande attenzione verso realtà associative che, spesso, incontrano diverse difficoltà nell’organizzazione degli eventi, problematiche che talvolta le scoraggiano dal riproporli negli anni successivi».
Lugli: «Esprimo voto favorevole. Sottolineo però che ci troviamo di fronte a due esigenze distinte: da un lato la necessità di semplificare e velocizzare le procedure, dall’altro quella di consentire alle Commissioni di svolgere pienamente il proprio lavoro istruttorio. Per questo chiedo al sindaco e alla giunta di farsi carico della richiesta avanzata dal consigliere Redaelli — quella di avere il tempo necessario per valutare integralmente la documentazione nella sua funzione di consigliere — richiesta che condivido e sottoscrivo».
L’assise ha poi discusso e votato (30 voti favorevoli, 1 astenuti) la delibera, emendata, per l’“Istituzione del Garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale. Approvazione Regolamento” presentata dall’assessore ai Servizi sociali Luca Pandolfi: «Una figura fondamentale per rafforzare la tutela dei diritti negli istituti di detenzione e sostenere i percorsi di recupero e reinserimento sociale. Le diverse leggi che trovate in delibera sollecitano la presenza di Garanti nei territori; quando avremo un Garante a Pesaro, sarà il primo nella regione Marche, e ci tengo a dirlo. Il Regolamento che ne disciplina le funzioni è frutto di un percorso approfondito in Commissione, iniziato a dicembre 2025, durante il quale sono state recepite le osservazioni dei consiglieri. Il confronto costruttivo ha arricchito il testo e ne ha rafforzato l’impianto. Il Garante avrà attività sia all’interno del carcere sia sul territorio. Tra i suoi compiti ci sarà la sensibilizzazione della comunità locale sul tema della detenzione e delle persone che vivono questi luoghi. All’interno dell’istituto penitenziario potrà relazionarsi con i detenuti e portare avanti le loro istanze, anche su temi delicati come la genitorialità. Dovrà lavorare in stretta collaborazione con il Comune, le istituzioni del territorio e con il Garante regionale, che ha seguito con interesse questo percorso, visto che quello pesarese sarà il primo interlocutore con competenze specifiche e il dovere di coordinarsi con lui. Una volta approvato il Regolamento, l’Amministrazione pubblicherà un avviso per raccogliere le candidature; sarà poi il Consiglio a nominare il Garante, che resterà in carica tre anni e percepirà un contributo a titolo di rimborso spese. Il suo ruolo comprenderà il monitoraggio delle condizioni di detenzione, l’ascolto e la tutela delle persone detenute, la promozione di iniziative culturali, formative e lavorative e il sostegno ai percorsi di reinserimento sociale, nel rispetto della finalità rieducativa della pena. Questa figura si inserisce nel lavoro già svolto dall’Ats1, che coordina progetti di inclusione e reinserimento di minori e adulti sottoposti a provvedimenti giudiziari attraverso laboratori, attività artistiche e sportive e sportelli di mediazione culturale. L’istituzione del Garante rappresenta un passo significativo per rendere concreto il diritto alla rieducazione e al recupero della persona detenuta, come previsto dall’articolo 27 della Costituzione, e conferma l’attenzione costante del Comune di Pesaro ai temi sociali e alla tutela dei diritti dei cittadini».
Palazzi: «Si tratta di una scelta di civiltà, un atto di responsabilità civile in un periodo storico in cui le carceri sono segnate da criticità croniche e condizioni carenti, come riportato anche dai report di Antigone, che segnalano, tra l’altro, suicidi nel carcere di Pesaro. In questo contesto, l’istituzione del Garante assume un valore ancora più ampio: è un segnale che conferma che la nostra città sarà sempre dalla parte dei diritti, senza zone d’ombra. Il risultato che presentiamo è frutto di un lavoro corale e dell’ampio accordo raggiunto in Commissione. Desidero ringraziare l’AVS, il PD e i consiglieri Manenti e Alessandroni: grazie alla loro determinazione è stata garantita la possibilità di un rimborso per il Garante, preservandone al contempo l’indipendenza. Un ringraziamento va anche all’assessore che ha creduto e seguito con cura questo percorso, avviando parallelamente la procedura per il Garante dei diritti delle persone con disabilità».
Fabbri: «Passati diversi mesi da quando, come AVS, abbiamo presentato in diverse sedi un progetto frutto di un lavoro sinergico che ha coinvolto tutti i membri dell’Amministrazione, così come le associazioni che da anni si occupano di persone private della libertà». «L’istituzione del Garante è un atto di civiltà per una città che guarda oltre le mura, un atto profondamente politico e culturale, un grande passo di umanità e civiltà per Pesaro, che sceglie di non voltarsi dall’altra parte».
Marinucci: «Sarò probabilmente una voce fuori dal coro. Pochi anni fa, un militare, oggi parlamentare europeo (Massimo Fini), scrisse un libro intitolato “Il mondo al contrario”, che ebbe un grande successo. Oggi comprendo meglio il motivo di quell’apprezzamento. Ritengo infatti che, nella discussione attuale, si stia privilegiando persone che nella propria vita hanno commesso anche crimini efferati. Questo tipo di buonismo non lo condivido e, personalmente, non lo considero una priorità. Ma se queste sono le priorità del nostro Comune, ne prendo atto».
Salvatori: «Non siamo buonisti, crediamo nella Costituzione e questo è il modo migliore per dare atto, seguito e sostanza alla funzione rieducativa degli istituti penitenziari in Italia. Importante ribadirlo perché poco fa è stato rivalutato Beccaria e il suo ‘Dei delitti e delle pene’. È aberrante che in quest’aula si possa andare ad avere ripensamenti circa i passi avanti nella tutela dei diritti umani. Tale figura non è un surplus è il minimo di quello che un’Amministrazione seria deve provare a fare per garantire a tutti e tutti i cittadini di potersi riaccreditare ì, avere un futuro e decidere cosa fare della propria vita una volta scontata la pena».
Gambini: «Sono stato stimolato ad intervenire dal collega Marinucci. Mi dispiace che un argomento così delicato sia stato affrontato in quel modo, perché c’è un evidente errore metodologico. La nostra civiltà giuridica si basa su principi secolari, come ad esempio la proporzionalità della pena rispetto al reato commesso. Impiantare un ragionamento sul buonismo o meno, evocando reati che possono suscitare reazioni emotive, è un errore metodologico significativo: si tratta di una risposta istintiva che confonde il reato con il colpevole. I detenuti, infatti, non possono e non devono essere privati dei loro diritti».
Lugli: «Segnale politico forte che Pesaro manda a tutta la Nazione. Per M5S, la dignità umana non si ferma al cancello della prigione. L’art. 27 della Costituzione ci impone di vedere la pena come strumento di rieducazione e il Garante potrà essere una figura importantissima di tutela e controllo affinchè i detenuti non cadano in situazioni di degrado o ingiuste. Apprezziamo che non siano state previste fonti di spese, testimonianza che si può fare anche così buona politica sociale». Il consigliere ha posto una lamentela, sull’articolo 3: «Limita la partecipazione alla scelta del Garante ai soli laureati; avrei apprezzato più il valorizzare l’esperienza».
Andreolli: «Non ho alcun tipo di obiezione rispetto a qualunque progettualità che rientri in questa visione umana del carcere. Rimango però perplesso su un aspetto: l’incarico non prevede oneri a carico della finanza pubblica. Le professionalità e l’impegno, in questo Paese, dovrebbero essere retribuiti; prenderlo come se fosse un lavoro accessorio limita fortemente la qualità delle persone da coinvolgere. Mentre il Garante per la disabilità ha già uno sbocco naturale presso il Comune e l’assessorato ai Servizi sociali, in questo caso non è così. Per questo sarebbe ancor più necessario prevedere una retribuzione: senza di essa è difficile avere un ruolo efficace; è come costruire una macchina senza ruota e senza benzina, difficile farla camminare».
Boresta: «Questa delibera, con il relativo regolamento, è pienamente condivisa da Fratelli d’Italia, che ritiene che la figura del Garante possa offrire un contributo significativo alle figure professionali operanti nel settore. Conosco bene l’ambiente, perché varco qui i cancelli ogni settimana e penso sia necessario che questa figura debba essere di raccordo tra le varie visioni, con precise competenze specifiche. Ritengo inoltre di aver dato un buon contributo nella stesura del testo del regolamento, a conferma della nostra collaborazione sulla tematica». Poi la consigliera ha precisato: «La tardività dell’emendamento è arrivata perché, dopo la chiusura del testo del regolamento, ho dialogato con chi già opera nel settore e ho constatato che molti professionisti non possiedono la laurea magistrale. Per questo ho ritenuto opportuno modificare il requisito, prevedendo la laurea triennale con comprovata esperienza nel settore».
Manenti: «Il fatto che si sia giunti a questo emendamento condiviso denota quanto si possa essere aperti pur di arrivare a una soluzione congiunta quando ci sono gli strumenti e la volontà per farlo. Non ci sono preclusioni verso contributi dell’opposizione». Sul contesto, ha citato l’editoriale del report di Antigone “Senza respiro”, in cui si cita anche il carcere di Pesaro: «Questo è il quadro in cui dovrà lavorare Garante. Come Amministrazione comunale lo abbiamo voluto fortemente». Infine, ha ricordato che la Commissione Donne elette, «Già a inizio legislatura ha avviato, con entusiasmo, un percorso di vicinanza e ascolto con le donne della sezione femminile di Pesaro, l’unica delle Marche, in cui sono presenti circa 20 detenute. Invitiamo la giunta ad essere costruttiva, aperta e accogliente, condividendo e apprendendo dal carcere stesso».
Malandrino: «Voterò favorevolmente alla figura del Garante, anche perché ho contezza della tematica, per esperienza diretta di un mio familiare. Il carcere di Pesaro non è un lager, ma sono fermamente convinto che chi ha commesso errori debba essere recuperato e messo nelle condizioni, una volta scontata la pena, di diventare un cittadino che contribuisca alla crescita del nostro paese e rispetti le regole. Ben venga quindi questa figura, che si interfaccerà con quanto accade in carcere e porterà la propria esperienza anche nell’aula del Consiglio comunale e, più in generale, nell’ente locale. Nutro però forti perplessità rispetto al fatto che si tratti di un ruolo volontario, non retribuito, con un solo rimborso spese. Una persona con un’altissima professionalità come quella che sarà scelta merita di essere adeguatamente compensata per il proprio lavoro».
Alla delibera è stato presentato un emendamento (approvato con 31 voti favorevoli) a firma delle consigliere Palazzi e Boresta.La prima, nel presentarlo, ha specificato che «L’idea della modifica è nata ieri, anche su sollecitazione del consigliere Redaelli. La modifica prevede l’attribuzione della laurea triennale per far sì ci sia un allineamento all’ordinamento, garantendo la massima partecipazione dei candidati e il rispetto del criterio di proporzionalità. L’apertura alla laurea di primo livello per questa figura non comporta alcun abbassamento degli standard qualitativi della stessa». Sul compenso, Palazzi ha ricordato il suo passato da Garante per i diritti delle persone con disabilità: «Il titolo onorario ha fatto di me una persona estremamente libera».
Il sindaco Andrea Biancani è intervenuto: «Mi dispiace che non sarà un voto unanime, ma mi rassicura il fatto che la maggior parte dei consiglieri voterà favorevolmente. Come amministratore che ha spesso visitato il carcere, ritengo fondamentale la presenza di una figura che possa portare all’esterno le esigenze dei detenuti. Non sempre si tratta di questioni complesse: può essere utile anche una semplice telefonata in più, o l’attenzione a necessità pratiche come il caldo e l’impossibilità di collegare ventilatori alle prese elettriche». Il sindaco ha poi concluso: «È importante che ci sia un Garante in grado di sensibilizzare anche sulla sfera psichiatrica dei detenuti e di supportare gli agenti della polizia penitenziaria, che non hanno specifiche competenze in questi ambiti. Da primo cittadino sono contento che la Giunta e la maggior parte del Consiglio comunale oggi siano vicini a un progetto di civiltà».
Dominici: «Il gruppo Biancani, la Marcia in più per Pesaro voterà favorevolmente a questa delibera. Figura che concretizza i principi della nostra Costituzione ed evidenzia la nostra comunità che è forte proprio perché non lascia indietro nessuno».
Andreolli: «Grazie per il contributo alla vicepresidente della Commissione Boresta anche per aver aggiornato i consiglieri che lo hanno chiesto sulla stesura, i passaggi e le modifiche fatte al testo in Commissione anche grazie al suo lavoro».
Comune di Pesaro

