Parte il progetto tra Italia, Austria e Svezia che indaga percezione, identità e tecnologia attraverso pratiche performative e coinvolgimento attivo
Hangartfest ha presentato oggi in conferenza stampa GLARE – Gaze, Live Art, Research & Engagement, progetto transnazionale di cooperazione su piccola scala cofinanziato dal Programma Europa Creativa dell’Unione Europea, di cui è capofila. Realizzato in collaborazione con RedSapata Tanzfabrik (Austria) e Teater Nu (Svezia), il progetto avvia un percorso internazionale di ricerca e creazione che si svilupperà nell’arco di due anni.
L’intervento e diretto da Lucia Mauri, coreografa, danzatrice e ricercatrice prodotta dalla Compagnia HUNT di Ancona e artista ospite del festival per il triennio 2025–2027. Ad introdurre il suo lavoro è il direttore artistico di Hangartfest e supervisore dell’iniziativa Antonio Cioffi: «Riconosciamo nei giovani artisti il motore più autentico dell’innovazione culturale e investe nella loro crescita: Lucia rappresenta una delle espressioni più interessanti del territorio, con una visione rigorosa e capace di guardare lontano. La sua ricerca si concentra sullo sguardo – umano e artificiale – come esperienza incarnata e strumento critico, capace di influenzare il modo in cui percepiamo e di ridefinire le relazioni tra corpi, spazio e pubblico».
Radicato nella danza contemporanea e nelle pratiche corporee, GLARE si configura come uno spazio interdisciplinare che mette in dialogo arte, tecnologia e partecipazione. In un contesto sempre più attraversato da piattaforme digitali e sistemi algoritmici, indagando il modo in cui vediamo e siamo visti, e come questi processi incidano sulla costruzione dell’identità e delle relazioni sociali.
A sottolineare il valore del progetto anche l’intervento dell’assessore alla Cultura e Turismo Daniele Vimini: «Questo nuovo progetto parla pienamente di Hangartfest, soprattutto della sua attività e dello slancio sul digitale, ma anche della sua trinomia – patrimonio, sostenibilità e tecnologia – già al centro della Capitale della Cultura. Inoltre, riflette il modo in cui vogliamo continuare a presentarci come Città della musica UNESCO e dello spettacolo, in dialogo con altri Paesi.»
Sulla stessa linea, l’assessora alle Politiche Giovanili Camilla Murgia ha aggiunto: «Proprio sabato, in occasione della giornata di apertura del “Cantiere Cultura” sul futuro del Polo delle Arti, abbiamo riflettuto su quanto sia fondamentale investire nelle giovani generazioni e nell’arte. Hangartfest lo fa sicuramente ogni anno, con passione e dedizione, e ne abbiamo continuamente la prova.»
Il percorso si sviluppa attraverso tre fasi creative, ciascuna legata a un contesto e a specifiche tematiche sociali, come l’uguaglianza di genere, la sostenibilità e la transizione digitale. In Austria (RedSapata Tanzfabrik), OSOM Extended affronta il tema della visibilità e delle identità fluide, interrogando i processi attraverso cui alcuni corpi ed espressioni vengono esclusi o resi invisibili nello spazio pubblico e nell’immaginario collettivo. In Svezia (Teater Nu), Playlist si concentra sull’attenzione e sulla cultura dello schermo, esplorando come la saturazione digitale influenzi percezione, memoria ed emozione, in particolare nelle giovani generazioni. In Italia (Hangartfest), ZEKANI indaga lo sguardo algoritmico e le tecnologie di sorveglianza, mettendo in luce come strumenti come intelligenza artificiale e riconoscimento facciale ridefiniscano il rapporto tra corpo, identità e rappresentazione.
Ogni fase prevede un momento di restituzione performativa in cui il pubblico è coinvolto come parte attiva e il confine tra osservatore e osservato viene costantemente messo in discussione. La prima restituzione è programmata per il 22 marzo in Austria; seguiranno le tappe in Svezia e in Italia, rispettivamente ad aprile e a settembre 2027, quest’ultima a Pesaro nel contesto di Hangartfest.
Accanto alle performance, l’intervento si sviluppa attraverso una serie di pratiche che ne ampliano il raggio d’azione nel tempo e nei territori, attivandosi prima e dopo le diverse tappe e mantenendo una continuità tra i contesti coinvolti.
«Già a partire dal prossimo mese – è intervenuto l’ideatore del progetto Paolo Paggi – attiveremo i laboratoriche coinvolgeranno la comunità del territorio consentendogli di seguire integralmente tutte le tappe del progetto, in un continuo scambio con i lavori di ricerca dei nostri partner all’estero.»
In questo quadro, i Gaze Labs rappresentano il cuore partecipativo di GLARE, coinvolgendo cittadini e comunità locali in laboratori aperti in cui i partecipanti diventano co-creatori del processo e, attraverso pratiche corporee e percettive, attivano momenti di confronto diretto sulle tematiche del progetto.
A questo si affiancano i momenti di Public Sharing, che non si configurano come esiti conclusivi, ma come occasioni processuali in cui il lavoro viene condiviso nella sua dimensione in divenire, privilegiando l’esperienza, il dialogo e la possibilità di attivare uno scambio diretto con il pubblico.
In parallelo, Atlasgaze raccoglie materiali, documentazione e riflessioni in una piattaforma digitale accessibile, configurandosi non solo come archivio ma come spazio attivo di ricerca e confronto: un atlante collettivo che rende visibile il processo artistico e favorisce lo scambio tra artisti, ricercatori e comunità.
Il progetto prevede inoltre un evento finale a Pesaro, in cui si riuniranno tutti i partner del progetto, e una pubblicazione digitale che restituirà e consoliderà il percorso sviluppato, rendendo visibili e condivisibili strumenti e metodologie emersi nel corso della ricerca.
«In un’Europa attraversata da trasformazioni profonde – ha concluso Masako Matsushita, project manager di GLARE – crediamo che l’arte possa offrire uno spazio di attenzione e consapevolezza. Imparare a guardare diversamente apre possibilità di relazione più giuste, attente e inclusive.
In quest’ottica GLARE non è un punto di arrivo, ma un processo che mette in relazione territori, discipline e comunità, invitandoci ad interrogarci sul gesto quotidiano e potentissimo del guardare.»
Per maggiori informazioni sul progetto: https://hangartfest.it/glare
Ufficio Stampa HangartFest


