Nel consiglio di quartiere svoltosi in settimana a Muraglia, convocato come tavolo tecnico per analizzare le criticità legate alla costruzione del nuovo ospedale, i cittadini presenti e i due comitati attivi nel quartiere hanno assistito a dinamiche che nulla hanno a che vedere con un confronto tecnico e trasparente.
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Un intervento tecnico ostacolato
Il capogruppo di minoranza, architetto Francesco Ferri, aveva preparato un’ampia documentazione che illustrava finalmente in modo chiaro, spiegando e dimostrando una per una, tutte le criticità del sito individuato per il nuovo ospedale e riportate nella relazione di Marche Nord del 2014. Si tratta di problematiche già emerse in una precedente relazione commissionata dalla Provincia nel 2011 e che purtroppo ancora oggi molti cittadini ignorano.
Durante il dibattito, la maggioranza del consiglio di quartiere ha più volte sostenuto che la scelta del sito sarebbe responsabilità esclusiva della Regione, rimuovendo di fatto il pesante ruolo svolto dal Comune, che nel 2019 ha approvato una variante al PRG proprio per posizionare in quell’area il nuovo ospedale. Questa impostazione è stata ribadita anche definendo ripetutamente la relazione congiunta Comune–Regione come “la relazione della Regione”, nonostante sia stata prodotta da entrambi gli enti e abbia rappresentato un atto condiviso nella selezione dell’area di Muraglia.
La stessa proposta della maggioranza di votare una mozione finale andava nella medesima direzione: si chiedeva infatti di convocare un’assemblea pubblica in cui a fornire chiarimenti fosse la sola Regione, escludendo il Comune. È stato necessario l’intervento dei comitati e dei consiglieri di minoranza per ricordare che anche il Comune ha competenze dirette e non delegabili in materia urbanistica, di viabilità e di pianificazione territoriale, e che ha partecipato attivamente alla scelta del sito. Per questo motivo, è indispensabile che a un eventuale confronto pubblico partecipino tutti gli enti coinvolti, ciascuno per le proprie responsabilità.
Nonostante la stessa maggioranza avesse più volte chiesto in passato a Ferri di illustrare i suoi studi, vista la complessità del tema, al consigliere Ferri è stato imposto di rientrare in una tempistica estremamente ridotta, costringendolo a trattare argomenti tecnici in modo sbrigativo. Durante la sua esposizione è stato inoltre interrotto più volte, non per contestare nel merito le argomentazioni — difficilmente contestabili in quanto basate su documenti ufficiali e semplici ragionamenti matematici e logici — ma ricorrendo alla fallacia ad hominem: si è criticata la forma della documentazione (non firmata da uno studio tecnico, presenza di articoli di giornale, citazioni da strumenti di intelligenza artificiale) invece di affrontare i contenuti. Ovviamente l’esposizione di Ferri è stata volutamente resa accessibile e comprensibile per un pubblico composto da cittadini e non da tecnici o addetti ai lavori.
È bene ricordare che Ferri studia da anni la tematica del nuovo ospedale e conosce approfonditamente le criticità del sito. Le interruzioni e le contestazioni ricevute avevano quindi l’effetto di insinuare dubbi negli ascoltatori, non di contribuire a un confronto tecnico. Questo è molto grave, perché solo se le persone sono informate in maniera seria e comprensibile possono valutare questioni importanti per il loro futuro in modo equilibrato e responsabile, senza sottovalutazioni o, al contrario, allarmismi ingiustificati.
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Interruzioni politiche in un tavolo che doveva essere tecnico
Tra coloro che hanno interrotto Ferri figurano persone politicamente esposte, appartenenti a uno schieramento opposto al suo: un ex presidente del consiglio di quartiere e due consiglieri comunali di maggioranza. Un incontro che avrebbe dovuto mantenere un taglio tecnico è stato così inquinato dalle solite dinamiche politiche, spiccatamente polemiche.
Anche la gestione degli interventi da parte della presidenza del consiglio di quartiere è stata caratterizzata da una disparità imbarazzante: ad alcuni è stato consentito di parlare e interrompere più volte a loro piacimento senza essere autorizzati dal presidente, come previsto dal regolamento del consiglio di quartiere, talvolta senza argomentazioni ma solo per dichiarare il proprio dissenso; mentre al portavoce del Comitato Muraglia Affoga è stato chiesto di interrompere il proprio intervento dopo pochi secondi, con la motivazione “è da mezz’ora che parli”, affermazione oggettivamente non corrispondente alla realtà. Infine, la possibilità di intervento del pubblico è stata definitivamente chiusa dal presidente del consiglio di quartiere quando ha presentato un documento di delibera già integralmente scritto e non frutto della discussione in corso nel Consiglio. Quello che avrebbe potuto essere un ulteriore momento di confronto e chiarimento richiesto da semplici cittadini, non da politici, è stato fortemente limitato da dinamiche che ne hanno ridotto la reale efficacia. E questo accade ormai da troppo tempo, al punto che i comitati si chiedono se il Consiglio di Quartiere dia priorità alle dinamiche politiche o alla tutela dei residenti e del territorio
Comitato Muraglia Affoga

