C’era una volta, in un deserto che cantava con il vento, un cammello dorato di nome Cammello Caramello, famoso non solo per il suo manto zuccherino, ma anche per la sua voce vellutata che faceva fiorire i cactus.
Un giorno, mentre cantava una melodia dolce tra le Dune Sussurranti, una farfalla messaggera gli portò una notizia incredibile: “Cammello Caramello, sei stato scelto per partecipare al Festival di Sanremo!”
Il deserto esplose in coriandoli di sabbia colorata. Lùmina, la sua amica del cuore, cucì per lui un mantello di stelle cadenti e gli regalò un microfono fatto di ambra e miele.
Arrivato all’Ariston, Cammello Caramello non era come gli altri concorrenti. Non aveva un entourage, né effetti speciali. Aveva solo la sua voce, il suo cuore, e una canzone che parlava di desideri ascoltati e deserti che si colorano.
Quando salì sul palco, il pubblico rimase in silenzio. Poi iniziò a cantare:
“Se mi affidi un sogno,
lo porto lontano,
tra dune di zucchero e vento sovrano.
Il cuore si apre,
la sabbia si accende,
e il mondo si colora,
se l’amore lo prende.”
Alla fine dell’esibizione, nessuno applaudì subito. Tutti erano commossi, con gli occhi lucidi e il cuore pieno. Poi, come un’onda, scoppiò un applauso che sembrava un abbraccio.
Cammello Caramello non vinse il Festival. Ma vinse qualcosa di più grande: il pubblico iniziò a scrivere desideri su foglietti di carta e li lasciò sotto le stelle, sperando che lui li trovasse.
E si dice che, ogni anno, durante Sanremo, se senti un profumo di caramello nell’aria… Cammello Caramello è lì, pronto a cantare il tuo desiderio.
Rosalba Angiuli

