Un bilancio che segna un nuovo orizzonte per gli sport invernali azzurri
Le Olimpiadi Invernali si chiudono con un dato che resterà inciso nella storia dello sport italiano: 30 medaglie, il miglior risultato di sempre. Mai, prima d’ora, l’Italia aveva superato quota 20. Milano‑Cortina 2026 diventa così l’edizione della maturità, della profondità tecnica e della sorprendente varietà di discipline in cui gli azzurri hanno saputo imporsi.
Il bottino finale — 10 ori, 6 argenti e 13 bronzi — colloca l’Italia al quarto posto nel medagliere mondiale, dietro giganti come Norvegia, Stati Uniti e Paesi Bassi. Ma al di là dei numeri, ciò che colpisce è la distribuzione dei successi: non un exploit isolato, ma una costellazione di risultati che attraversa sci alpino, biathlon, short track, pattinaggio di velocità, slittino e freestyle.
Gli ori che raccontano un Paese in crescita
A illuminare il medagliere ci sono storie diverse, accomunate da una stessa intensità. Dallo ski cross di Simone Deromedis, che ha regalato una delle vittorie più emozionanti dei Giochi, al dominio del pattinaggio di velocità, dove l’Italia ha trovato una continuità mai vista prima. L’inseguimento a squadre maschile ha confermato la solidità di un gruppo che da anni lavora con metodo, mentre nello short track la staffetta mista ha mostrato una compattezza che fa ben sperare per il futuro. Nel biathlon, Lisa Vittozzi ha trasformato una stagione di crescita in un trionfo olimpico. E nello sci alpino, le vittorie nel SuperG e nel Gigante femminile hanno riportato l’Italia ai vertici di una disciplina simbolo.
Un risultato che va oltre il medagliere
Il dato più significativo è forse un altro: l’Italia ha conquistato podi in dieci discipline diverse. Un segnale di salute profonda, frutto di investimenti mirati, programmazione tecnica e una generazione di atleti che ha saputo trasformare il fattore “Olimpiadi di casa” in energia, non in pressione.
Milano‑Cortina 2026 lascia dunque un’eredità importante: un movimento sportivo più maturo, più ampio, più consapevole delle proprie possibilità. E soprattutto un Paese che, per due settimane, si è riconosciuto in un entusiasmo collettivo capace di unire territori, accenti e storie diverse.
Rosalba Angiuli

