C’è un momento, quando incontri certi uomini, in cui senti che la loro storia ti si appoggia addosso con una forza gentile.
Con Emanuele Gambini succede così: una vita intensa, piena di curve, cadute, rinascite, sport, famiglia e un’umanità che scalda.
Siamo nella sua Villa San Martino, il quartiere dove è nato e dove ancora oggi vive, nel cuore di Pesaro. Ha lo sguardo di chi ha molto vissuto e ancor di più imparato..

“Sono figlio di Orlanda e Leonardo… e da lì parte tutto”
«Sono nato a Pesaro, il 13 dicembre 1970.
Mia mamma Orlanda, casalinga: sempre ai fornelli, sempre con la cucina piena di profumi, sempre pronta a preparare pasta fresca, dolci, torte… un talento naturale, di quelli che non si insegnano.
Mio papà Leonardo, operaio, lavorava il legno. Il suo nome dice già tutto: un inventore. Legno, vetro, marmo… qualunque materiale toccasse, riusciva a trasformarlo.»
Cresce con i fratelli Giacomo e Rossella, più giovani di lui. Un’infanzia serena, fatta di strada, palloni sgonfi, ciabatte consumate e amicizie vere:
«Ho giocato a tennis, calcio, baseball, basket… sempre in mezzo ai sassi delle strade del quartiere. La mia è stata un’infanzia felice, semplice, autentica.»
Il calcio: una scuola di vita
A 14 anni decide di prendere il calcio sul serio:
«Ho giocato 25 anni nella squadra di Villa San Martino. Facevo il terzino, correvo come un matto. Ho avuto allenatori che mi hanno insegnato non solo il calcio, ma il rispetto: Peppe, Perugini Franco… persone fondamentali.»
Le vittorie di categoria, la salita nei campionati, i gol “inaspettati”. Una storia sportiva fatta di cuore più che di talento.
Il lavoro, il mare, la timidezza che si scioglie al sole
Da ragazzo fa il bagnino ai Bagni Lallo e ai Bagni Ridolfi, sulle spiagge di Pesaro e di Riccione:
«Lì mi sono sbloccato. Ero timido, molto. Ma il mare ti cambia: ti espone, ti allena, ti fa crescere.»
Federica: una storia d’amore lunga una vita
«Avevo 15 anni quando mi sono fidanzato con Federica. Giocavamo insieme nel quartiere. Oggi, dopo quarant’anni, è ancora qui, accanto a me. È l’amore della mia vita.»
Dalla loro unione nascono Sara e Niccolò.
«Sara si è laureata con grande impegno, sono orgoglioso di lei. Niccolò studia fisioterapia all’estero e sta andando alla grande.»

Famiglia: la sua prima forza, il suo primo punto fermo.
La Marina, le esperienze particolari e il primo “sì” alla vita adulta
Durante il servizio militare nella Marina (1989–1990) vive mille esperienze:
«Sono stato anche giudice al Festivalbar… e a Miss Italia. Una parentesi incredibile, quasi surreale.»
La Scuola d’Arte e il mestiere che profuma di mani e di pazienza
Emanuele si diploma alla scuola d’arte “Mengaroni”, sezione oreficeria, e inizia a lavorare come orafo a Pesaro, poi a Gabicce Mare, fino ad approdare definitivamente a Riccione, dove lavora da oltre vent’anni.
«È un lavoro che mi dà infinite soddisfazioni. Creo pezzi unici, mai banali, fatti su misura. Una forma di arte, una forma di libertà.»
E qui arriva Ivan.
«Ho conosciuto Ivan nel 2001. Era già un vulcano. Instancabile, creativo, uno che sa trovare soluzioni quando gli altri vedono problemi.
Con il tempo non è stato solo un collega, ma un amico vero. Con lui sono cresciuto: abbiamo condiviso successi, inciampi, idee, traguardi. Una parte importante della mia vita professionale.»

La politica: la passione civile che nasce dal fare
Nel 2009 inizia l’avventura politica: consigliere di quartiere, poi consigliere comunale, sempre nella sua Villa San Martino.
«Sono stato il consigliere che ha presentato più interrogazioni e mozioni. E il 61% delle proposte è andato a segno. Ho lavorato con la testa, ma soprattutto col cuore.»
Nel 2024 diventa il consigliere di quartiere più votato di tutta Pesaro.

La corsa e il triathlon: il secondo battesimo
Nel 2009 corre per scommessa la prima maratona. Da lì non si ferma più:
39 maratone, oltre 70 mezze, 3 Ironman, decine di gare.
Ma la svolta arriva nel 2013.
«Stavo andando al lavoro in bici, come d’estate faccio spesso per andare a Riccione. Una macchina mi prende da dietro. Sei mesi a letto. Ho rischiato tanto.»
Da quel trauma nasce una seconda vita.
«Ho iniziato a vedere tutto diversamente. A dare valore alle cose. Mi sono avvicinato ai ragazzi con disabilità, ho capito molto di più la fragilità e la forza del corpo umano.»

Il Pentathlon: cinque discipline, un’anima sola
Grazie all’incontro con Raul Rossi entra nel mondo del pentathlon moderno:
«Scherma, percorso a ostacoli, nuoto, tiro e corsa. Ho trovato la mia dimensione.»
I risultati parlano da soli:
– 5 titoli mondiali Master
– 3 titoli europei
– decine di podi
– nel 2024 la nomina tra i 6 rappresentanti mondiali del Comitato Master del Pentathlon
«È stato un riconoscimento che viene dagli atleti di tutto il mondo. È la stima di chi mi ha visto gareggiare, cadere, rialzarmi. Una soddisfazione immensa.»
La fiamma olimpica: l’emozione che non si dimentica
«Quest’anno ho portato la fiamma olimpica. Sotto la pioggia, con la gente che applaudiva, ho capito cosa rappresenta davvero lo sport: unione, rispetto, condivisione. È stato come correre una finale mondiale.»
Le radici e la terra: il cerchio che si chiude
Nei suoi momenti di pace Emanuele torna sempre lì:
al teatro, al cinema, ai fornelli… e alla campagna dei suoi genitori.
«Lì ritrovo me stesso. Lavorare la terra, anche solo un’ora, ti ricorda chi sei e da dove vieni.»

“Finché avrò fiato, continuerò a correre”
La sua storia è una corsa. Ma non di quelle che stancano: di quelle che insegnano.
«La mia famiglia mi sostiene sempre. Finché ci saranno loro e finché avrò fiato, continuerò a fare sport, a impegnarmi, a correre. Perché è parte di me.»
Danilo Billi
