Recensione musicale – MamaBaba, “La Prostituta”

Con “La Prostituta”, MamaBaba firma uno dei brani più intensi del suo nuovo concept album Blues Hotel, confermando una scrittura che non teme le zone d’ombra dell’animo umano. Il pezzo si muove su un blues scuro, viscerale, dove la voce dell’artista — graffiante, piena, capace di modulare forza e fragilità — diventa il vero strumento narrativo.

La protagonista del brano è una figura femminile magnetica, quasi mitologica: una donna che domina, seduce, controlla. Una mantide moderna che non concede spazio al sentimento, ma che proprio in questa corazza rivela la sua crepa più profonda. Il testo non la giudica: la osserva. E in quella osservazione emerge la sua unica, autentica vulnerabilità — la paura del tempo che passa, dell’invecchiamento, dell’oblio. È un dettaglio che MamaBaba lascia affiorare senza mai dichiararlo apertamente, e proprio per questo colpisce con più forza.

Musicalmente, il brano si inserisce perfettamente nell’architettura narrativa di Blues Hotel: un disco che sembra costruito come un piccolo teatro, popolato da personaggi che vivono di luci e ombre, desideri e ferite. La produzione di Lotus Music accompagna senza invadere, lasciando spazio alla voce e al racconto, che restano al centro della scena.

“La Prostituta” è un tassello importante nella maturità artistica di MamaBaba: un brano che non cerca la facile emozione, ma scava, indaga, restituisce complessità. E conferma un’identità ormai riconoscibile: quella di un’artista che usa il blues non come stile, ma come linguaggio dell’anima.

Rosalba Angiuli

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