Le polpette sono come certi progetti: sembrano semplici, ma se non hai il giusto equilibrio, si sfaldano. Io, con l’equilibrio, ho sempre avuto un rapporto intermittente.
Il contesto
Avevo voglia di qualcosa di buono, di rotondo, di rassicurante. Avevo carne macinata, pane raffermo, un uovo, e una certa fiducia nel fatto che “le polpette le sanno fare tutti”.
Spoiler: non è vero.
La preparazione (ovvero: il disastro)
Ho messo tutto in una ciotola. Ho aggiunto prezzemolo, sale, pepe, e un pizzico di noce moscata perché mi sentivo audace.
Ho impastato con le mani, come si fa con le cose che vuoi sentire. Poi ho provato a formare la prima polpetta.
E lì ho capito che qualcosa non andava.
La crisi
Le polpette non stavano insieme. Si sbriciolavano come certi pensieri che non riesci a tenere fermi.
Ho aggiunto pangrattato. Ho aggiunto latte. Ho aggiunto speranza.
Alla fine, ho deciso di cuocerle comunque.
Il miracolo imperfetto
Le polpette si sono dorate. Alcune si sono sfaldate. Altre hanno resistito.
Le ho servite con un po’ di insalata e una fetta di pane. E ho pensato che, a volte, anche le cose che non stanno insieme possono essere buone.
La lezione
La polpetta non è solo una forma. È un tentativo. E ogni tentativo, se fatto con affetto, ha diritto a essere servito.
Rosalba Angiuli

