Cyberbullismo: quando la violenza corre online. Numeri, rischi e strumenti per difendersi

Il web è diventato un’estensione naturale della vita quotidiana, soprattutto per i più giovani. Social network, chat e piattaforme digitali sono oggi luoghi di relazione, confronto, crescita. Ma sono anche spazi in cui possono emergere aggressività, esclusione e violenza. È qui che nasce il cyberbullismo, un fenomeno in costante aumento che richiede consapevolezza, educazione e strumenti concreti per essere contrastato.

Cos’è il cyberbullismo

Il termine compare nel 2002, ma è nel 2006 che il ricercatore P. Smith ne offre una definizione ancora oggi centrale: un “atto aggressivo ed intenzionale, condotto da un individuo o da un gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo, contro una vittima che ha difficoltà a difendersi” .

La differenza rispetto al bullismo tradizionale è evidente: manca la componente fisica e la relazione non richiede una conoscenza diretta. Il cyberbullo può colpire chiunque, ovunque, in qualsiasi momento.

Le forme del cyberbullismo

Il fenomeno assume molteplici volti. Tra i più diffusi:

  • Flaming: offese aggressive e immediate, spesso legate a opinioni espresse online.
  • Harassment: invio ripetuto di messaggi volgari o minacciosi.
  • Denigration: diffusione di foto, video o notizie imbarazzanti per danneggiare la reputazione della vittima.
  • Impersonation: furto di identità digitale per pubblicare contenuti a nome della vittima.
  • Outing & trickery: diffusione non autorizzata di materiale sensibile.
  • Exclusion: esclusione deliberata da chat, gruppi o comunità digitali.

Queste dinamiche, spesso sottovalutate, possono avere conseguenze profonde sulla vita dei ragazzi.

I numeri del fenomeno

I dati mostrano una crescita costante. Secondo ISTAT, il 22,2% delle vittime di bullismo ha subito episodi online, e il 7,1% delle ragazze dichiara vessazioni continue tramite web o cellulare .

Nel 2023 la situazione appare ancora più critica: il 34% dei giovani tra 11 e 19 anni ha subito comportamenti vessatori online almeno una volta, e il 7,8% più volte al mese .

La ONG Bullismo Senza Frontiere segnala 18.900 casi gravi tra il 2021 e il 2022, con Lombardia, Lazio, Veneto, Campania e Sicilia tra le regioni più colpite.

Chi è il cyberbullo

Il cyberbullo agisce spesso con un’apparente sicurezza di sé, alimentata dalla percezione di anonimato. Il documento sottolinea come tenda a mostrare “un senso di superiorità rispetto alle regole” e una forte attrazione verso situazioni conflittuali .

Dal punto di vista psicologico emergono due tratti ricorrenti:

  • fragilità emotiva e bassa autostima, mascherate da comportamenti di dominio;
  • mancanza di empatia affettiva, pur essendo spesso in grado di riconoscere le emozioni altrui.

Chi sono le vittime

Le vittime sono spesso ragazzi ansiosi, tranquilli, poco aggressivi, ma anche giovani percepiti come “diversi” dal gruppo: per aspetto fisico, abbigliamento, orientamento sessuale, religione o eccellenza scolastica. La diversità, reale o percepita, diventa un pretesto per l’attacco.

Le conseguenze: un danno reale

Il cyberbullismo colpisce all’improvviso e in silenzio. La vittima si sente impotente di fronte alla viralità dei contenuti. Il documento elenca conseguenze che vanno da ansia, depressione, disturbi del sonno, ritiro sociale, fino a comportamenti autolesivi e disturbo post-traumatico da stress .

Nei casi più estremi, episodi di cyberbullismo sono stati associati a ideazione suicidaria, un fenomeno noto come cyberbullocidio.

La legge italiana: cosa prevede

La Legge 71/2017 rappresenta il principale strumento normativo. Permette alle vittime di chiedere l’oscuramento o la rimozione dei contenuti offensivi e prevede percorsi educativi nelle scuole, oltre a misure di ammonimento per i minori responsabili.

A chi chiedere aiuto

Esistono realtà che offrono supporto psicologico, legale ed educativo:

  • Fondazione Carolina
  • CO.NA.CY.
  • Pepita Onlus

Sono punti di riferimento per famiglie, scuole e ragazzi.

La prevenzione parte dalla scuola

Laboratori esperienziali, incontri con esperti, progetti di peer education e strumenti come il Questionario QMBC aiutano a monitorare il clima scolastico e individuare situazioni a rischio.

Cosa possono fare studenti, genitori e insegnanti

Il documento propone indicazioni pratiche:

  • Studenti: non restare in silenzio, proteggere la privacy, non rispondere alle provocazioni.
  • Genitori: ascoltare senza giudicare, monitorare con equilibrio, collaborare con la scuola.
  • Insegnanti: promuovere educazione digitale, riconoscere segnali di disagio, favorire il dialogo.

Non affrontarlo da soli

Chiedere aiuto è fondamentale: “Un percorso di supporto psicologico può contribuire al benessere” . La rete, se usata con consapevolezza, può diventare anche uno spazio di cura e protezione.

Nino Valangamani

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