Le voci dell’esodo: musica per il Giorno del Ricordo
Il Giorno del Ricordo non è una ricorrenza semplice. Non ha inni celebri, non ha colonne sonore universalmente riconosciute. È una memoria frastagliata, fatta di partenze forzate, di valigie chiuse in fretta, di case lasciate alle spalle. Eppure, anche qui, la musica riesce a trovare un varco: diventa eco, testimonianza, domanda aperta.
Magazzino 18 – Simone Cristicchi
È l’opera musicale più importante dedicata all’esodo giuliano‑dalmata. Cristicchi dà voce agli oggetti abbandonati dagli esuli: sedie, fotografie, lettere, giocattoli. La sua musica non racconta solo la storia: la fa risuonare. È un ascolto necessario, soprattutto oggi.
Esuli – Orchestra Giovanile del Friuli Venezia Giulia (strumentale)
Una composizione contemporanea che evoca il viaggio, la perdita, la nostalgia. Non descrive: suggerisce. Perfetta per chi vuole entrare nel clima del Ricordo senza parole, lasciando che siano le note a parlare.
La foiba di Basovizza – Canto corale della Comunità Istriana
Un brano raro, poco conosciuto, ma profondamente legato alla memoria delle vittime. La coralità restituisce la dimensione collettiva del dolore e dell’identità perduta.
Ti regalerò una rosa – Simone Cristicchi
Non parla direttamente delle foibe, ma il suo sguardo sulle vite spezzate, sugli invisibili, sugli esclusi, si accorda perfettamente con il senso di questa giornata. È un brano che invita all’ascolto e alla pietà.
Adagio for Strings – Samuel Barber (strumentale)
Un classico del raccoglimento civile. Non appartiene alla storia dell’esodo, ma la sua intensità emotiva lo rende adatto a ogni momento di memoria pubblica.
Perché ascoltare musica nel Giorno del Ricordo
Perché la musica non giudica, non divide, non semplifica. Raccoglie ciò che resta: le emozioni, le domande, le assenze. E ci permette di avvicinarci a una pagina dolorosa della nostra storia con rispetto e consapevolezza.
Rosalba Angiuli

L’illustrazione che accompagna l’articolo è un’immagine che parla senza alzare la voce: una valigia sola davanti all’Adriatico, come quelle che hanno attraversato la frontiera orientale con dentro una vita intera.
