Cultura, architettura e identità sotto i Della Rovere
Nel Cinquecento, Pesaro vive una delle sue stagioni più raffinate: il Rinascimento. Dopo il passaggio agli Sforza, la città entra stabilmente nell’orbita dei Della Rovere, famiglia che ne segnerà il destino per oltre un secolo. È sotto il loro governo che Pesaro si trasforma da centro signorile a capitale culturale dello Stato Pontificio.
Il Palazzo Ducale, già costruito dagli Sforza, viene ampliato e abbellito. Le corti roveresche ospitano artisti, letterati, architetti. La città si arricchisce di chiese, biblioteche, giardini, e si afferma come luogo di produzione intellettuale. È in questo periodo che si consolidano le istituzioni civiche, si promuove la stampa e si definisce l’identità urbana che ancora oggi caratterizza il centro storico.
La presenza dei Della Rovere non è solo politica: è estetica, culturale, simbolica. Pesaro diventa una città che pensa, scrive, costruisce. Le vie si ampliano, le piazze si aprono, le facciate si ornano. Il Rinascimento pesarese non è ostentazione: è equilibrio tra potere e bellezza.
Nel 1631, con la fine della dinastia, Pesaro entra ufficialmente nello Stato Pontificio. Ma l’eredità roveresca resta viva: nei palazzi, nei codici, nelle abitudini civiche. È il tempo in cui la città impara a essere sé stessa, non solo per chi la governa, ma per chi la abita.
L’illustrazione qui sotto accompagna la puntata: il Palazzo Ducale, le mura cittadine e l’atmosfera rinascimentale sono rappresentati con sobrietà e precisione, in linea con lo stile della rubrica.
Se vuoi, posso già scrivere la Puntata n.4, dedicata all’Ottocento pesarese: Rossini, l’espansione urbana e le prime industrie.
Rosalba Angiuli

