Cammello Caramello, il nostro campione olimpico

Non ha paura del freddo, né delle salite ripide. Non si lascia intimidire dai cronometri, né dalle telecamere. Cammello Caramello è arrivato alle Olimpiadi Invernali con il passo sicuro di chi sa che il vero traguardo è far sorridere il mondo.

Con il suo casco blu, la tuta numero 1 e la sciarpa a righe che sventola come una bandiera di gioia, Caramello ha affrontato la pista da sci come solo lui sa fare: con eleganza, determinazione e un pizzico di comicità. Gli altri atleti lo guardano con rispetto, il pubblico lo acclama, i bambini lo imitano. È diventato in pochi giorni la mascotte non ufficiale dei Giochi, il simbolo di uno sport che sa prendersi sul serio senza perdere il gusto del gioco.

La sua specialità? Lo slalom affettuoso. Una disciplina inventata da lui, dove si scende tra i paletti distribuendo sorrisi, abbracci e battute leggere. Ma attenzione: sotto la pelliccia morbida e il sorriso disarmante, c’è un atleta vero. Si allena ogni giorno sulle dune innevate del deserto, ha un coach che lo segue da anni (una capretta saggia di nome Gilda), e ha già vinto il cuore di milioni di spettatori.

“Non importa arrivare primi,” ha dichiarato in conferenza stampa, “l’importante è non perdere il senso dell’avventura.” Parole che sono diventate virali, stampate su magliette, ripetute dai cronisti, incise persino su una medaglia speciale che il comitato olimpico gli ha consegnato: quella per il coraggio creativo.

Cammello Caramello non è solo un atleta. È un’idea. Un modo di stare al mondo. E mentre scivola giù per la pista, con la neve che gli danza attorno e il pubblico che lo incita, ci ricorda che anche tra le gare più dure, c’è spazio per la tenerezza.

Rosalba Angiuli

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