Potenti eruzioni vulcaniche, lo spostamento dei continenti e la nascita delle grandi catene montuose hanno segnato in modo profondo la storia del nostro pianeta, influenzando il clima globale e l’evoluzione della vita. È quanto emerge da un nuovo studio scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista Science. Alla ricerca hanno partecipato anche Fabrizio Frontalini e Rodolfo Coccioni, professori dell’Università di Urbino, in collaborazione con importanti istituzioni accademiche e di ricerca giapponesi.
A partire dal Cretacico, enormi risalite di materiale caldo proveniente dal mantello terrestre hanno alimentato un’intensa attività vulcanica, dando origine alle cosiddette grandi province ignee, vaste aree ricoperte da lava oggi visibili in diverse regioni del mondo. Parallelamente, la frammentazione del supercontinente Gondwana e la formazione di grandi catene montuose, come l’Himalaya, hanno modificato la disposizione dei continenti e i processi di erosione. Questi eventi hanno spesso provocato forti squilibri ambientali, tra cui periodi di scarsità di ossigeno negli oceani e importanti variazioni climatiche, come il clima estremamente caldo del Cretacico medio e il successivo raffreddamento globale.
Lo studio si basa sull’analisi degli isotopi di osmio e stronzio, particolari “firme chimiche” conservate nelle rocce che permettono di distinguere il contributo dell’attività vulcanica da quello dell’erosione dei continenti. Attraverso una nuova e ampia raccolta di dati, per gran parte provenienti dall’Appennino umbro-marchigiano, i ricercatori hanno ricostruito, per la prima volta e ininterrottamente, le variazioni degli isotopi dell’osmio negli ultimi 143 milioni di anni.
I risultati mostrano cicli regolari, con una periodicità di circa 10–20 milioni di anni, strettamente collegati alle grandi fasi di vulcanismo globale. Inoltre, le variazioni isotopiche rivelano momenti chiave nella storia della Terra, come l’aumento dell’erosione nelle regioni interne del Gondwana circa 90 milioni di anni fa, legato all’apertura dell’Oceano Atlantico, e un importante cambiamento, avvenuto circa 35 milioni di anni fa alla fine dell’Eocene, associato al sollevamento dell’Himalaya e all’inizio delle glaciazioni.
Questa eccezionale ricerca fornisce nuove informazioni fondamentali sui legami tra processi geologici profondi, clima e ambiente, contribuendo a una migliore comprensione dei meccanismi che regolano il sistema Terra su scale temporali molto lunghe.
Nel corso della storia del nostro pianeta, potenti eruzioni vulcaniche e il movimento delle placche tettoniche hanno profondamente modificato l’ambiente terrestre, influenzando il clima globale e l’evoluzione della vita. In particolare, a partire dal Cretacico, enormi risalite di materiale caldo proveniente dal mantello terrestre hanno alimentato un’intensa attività vulcanica, dando origine alle cosiddette grandi province ignee, vaste aree ricoperte da lava oggi visibili in diverse regioni del mondo.
Parallelamente, la frammentazione del supercontinente Gondwana e la formazione di grandi catene montuose, come l’Himalaya, hanno modificato la disposizione dei continenti e i processi di erosione. Questi eventi hanno spesso provocato forti squilibri ambientali, tra cui periodi di scarsità di ossigeno negli oceani e importanti variazioni climatiche, come il clima estremamente caldo del Cretacico medio e il successivo raffreddamento globale.
Lo studio si basa sull’analisi degli isotopi di osmio e stronzio, particolari “firme chimiche” conservate nelle rocce che permettono di distinguere il contributo dell’attività vulcanica da quello dell’erosione dei continenti. Attraverso una nuova e ampia raccolta di dati, per gran parte provenienti dall’Appennino umbro-marchigiano, i ricercatori hanno ricostruito, per la prima volta e ininterrottamente, le variazioni degli isotopi dell’osmio negli ultimi 143 milioni di anni.
I risultati mostrano cicli regolari, con una periodicità di circa 10–20 milioni di anni, strettamente collegati alle grandi fasi di vulcanismo globale. Inoltre, le variazioni isotopiche rivelano momenti chiave nella storia della Terra, come l’aumento dell’erosione nelle regioni interne del Gondwana circa 90 milioni di anni fa, legato all’apertura dell’Oceano Atlantico, e un importante cambiamento, avvenuto circa 35 milioni di anni fa alla fine dell’Eocene, associato al sollevamento dell’Himalaya e all’inizio delle glaciazioni.
Questa eccezionale ricerca fornisce nuove informazioni fondamentali sui legami tra processi geologici profondi, clima e ambiente, contribuendo a una migliore comprensione dei meccanismi che regolano il sistema Terra su scale temporali molto lunghe.
Questa eccezionale ricerca, ha spiegato il professor Fabrizio Frontalini, docente di Paleontologia e Paleoecologia, fornisce nuove e fondamentali informazioni sui legami tra i processi geologici profondi, il clima e l’ambiente, contribuendo a una migliore comprensione dei meccanismi che regolano il sistema Terra su scale temporali molto lunghe.
Fabrizio Frontalini

