Malatesta, Sforza, Della Rovere: il potere che plasma la città
Dopo il lungo periodo romano e le turbolenze dell’Alto Medioevo, Pesaro entra nel cuore della storia italiana attraverso le grandi signorie. È il tempo in cui il potere si esercita attraverso le corti, le alleanze, le guerre e le architetture. E Pesaro, città strategica tra mare e terra, diventa terreno conteso e plasmato da famiglie che ne segneranno il volto per secoli.
I Malatesta, signori di Rimini, governano Pesaro dal 1285. Rafforzano le mura, costruiscono palazzi, favoriscono l’urbanizzazione. Ma è con Pandolfo III Malatesta che la città conosce una prima fioritura culturale: si sviluppano scuole, botteghe, attività artigianali. Il potere è saldo, ma non eterno.
Nel 1445, Pesaro passa agli Sforza, e con Alessandro Sforza la città cambia volto. Viene costruito il Palazzo Ducale, ancora oggi uno dei simboli architettonici del centro storico. La corte sforzesca promuove le arti, la musica, la diplomazia. Pesaro diventa una piccola capitale rinascimentale, elegante e colta.
Nel 1523, il potere passa ai Della Rovere, che manterranno il controllo fino al 1631. Con loro, Pesaro si integra pienamente nello Stato Pontificio. Ma non è solo una questione politica: sotto i Della Rovere si sviluppano la stampa, le biblioteche, le istituzioni civiche. La città si consolida come centro amministrativo e culturale, con una struttura urbana che ancora oggi conserva tracce evidenti di quel periodo.
Il Medioevo pesarese non è solo un susseguirsi di dominazioni: è il tempo in cui la città si definisce, si fortifica, si abbellisce. Le grandi famiglie lasciano palazzi, chiese, piazze. Ma soprattutto, lasciano un’idea di città come luogo di potere e cultura. Un’eredità che ancora oggi si respira camminando tra le vie del centro.
Rosalba Angiuli

