Una favola di Cammello Caramello

(per grandi e piccoli che non hanno paura della dolcezza)

Cammello Caramello non era un cammello qualunque. Aveva il manto color miele, gli occhi grandi come due nocciole lucide e un passo lento ma musicale, come se ogni suo movimento fosse una piccola danza del deserto. Viveva in un’oasi nascosta, dove le palme si specchiavano nell’acqua e il vento portava profumo di datteri maturi.

Un giorno, mentre passeggiava vicino alle dune, sentì un pianto sottile. Seguendo il suono, trovò una piccola volpe del deserto, tutta tremante.

«Ho perso la strada per tornare alla mia tana» disse la volpe, con la voce che sembrava una foglia che vibra.

Caramello, che aveva un cuore grande come il cielo sopra il Sahara, si inginocchiò per essere alla sua altezza. «Sali sulla mia gobba. Ti riporto io a casa.»

La volpe esitò. «Ma… non ti appesantirò?» Caramello rise, una risata morbida come zucchero filato. «La mia gobba è fatta per portare chi ha bisogno.»

Così partirono insieme. Attraversarono dune dorate, ascoltarono il canto del vento, si fermarono a bere nelle pozze d’acqua che brillavano come specchi. La volpe, che all’inizio era timida, iniziò a raccontare storie: di stelle che scappano, di serpenti che parlano, di notti che sembrano velluto.

Quando finalmente arrivarono alla tana, la volpe lo abbracciò forte. «Come posso ringraziarti?» Caramello sorrise. «Racconta la tua storia a chi si sente solo. Le storie sono come l’acqua: salvano.»

Da quel giorno, la volpe divenne la narratrice dell’oasi, e Cammello Caramello continuò il suo cammino, portando sulla gobba chiunque avesse perso la strada — perché nel deserto, come nella vita, nessuno dovrebbe camminare da solo.

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