La città celebra e onora il Giorno della Memoria anche con il Consiglio comunale che si è svolto stamattina nella sede della Prefettura di Pesaro e Urbino; un momento di condivisione tra istituzioni, scuole, associazioni e comunità per rinnovare l’impegno comune contro ogni forma di discriminazione a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche decine di studentesse e studenti della città.
Il sindaco Andrea Biancani ha sottolineato il protagonismo dei e delle giovani nel Giorno della Memoria. «Alunne e alunni, per mesi, hanno lavorato sulla Shoah e sui temi a essa collegati riportando poi ai presenti le conclusioni che ne hanno tratto. «Messaggi ricchi di valore – ha detto Biancani – che ci aiutano a sperare che il futuro possa essere più luminoso ma che – inevitabilmente- richiamano la responsabilità di tutti noi. A partire di quella che ha il mondo della politica, a tutti i livelli, che invito a smettere di alimentare paure, divisioni, odio e conflitti. Questo è necessario, soprattutto in un contesto internazionale sempre più drammatico. Dobbiamo volgere il nostro sguardo al giudizio che le future generazioni daranno sulle scelte di oggi».
A prendere la parola aprendo i lavori del Consiglio comunale è stato il presidente Enzo Belloni, che ha sottolineato che il Giorno della Memoria è «Una ricorrenza che interroga il nostro presente e il nostro futuro e che riguarda l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Parliamo di Shoah e di Auschwitz, simbolo incancellabile dell’abominio di cui è capace l’essere umano quando abbandona il diritto, la tolleranza e il rispetto, scegliendo la strada dell’odio, del razzismo e della negazione della dignità umana. Lo sterminio nazista non fu un caso, ma una macchina di morte progettata dall’uomo. Auschwitz rappresenta il culmine di un’ideologia barbara, nata da secoli di pregiudizi, antisemitismo e paura del diverso. Da quella tragedia sono nati i principi di umanità, giustizia e democrazia che fondano la nostra Costituzione e che devono guidare anche oggi l’azione politica e amministrativa nel servizio alla comunità. Il Giorno della Memoria non è solo uno sguardo al passato, ma un monito universale contro ogni genocidio e ogni forma di disumanizzazione. La memoria della Shoah ci impone di non distogliere lo sguardo dalle guerre, dalle libertà violate e dalla dignità di ogni vita umana. Pesaro sente questa responsabilità come città di pace e di dialogo. Guardiamo con fiducia al futuro, ispirati dalle voci dei sopravvissuti e dei testimoni della Shoah, tra cui la senatrice Liliana Segre».
Il presidente della Provincia Giuseppe Paolini ha richiamato il valore profondo della Medaglia al Merito Civile assegnata ieri alla Città di Mombaroccio per aver dato rifugio alla famiglia di Alfredo Sarano (segretario della comunità ebraica di Milano che salvò la vita ai migliaia di ebrei milanesi), definendola «una storia incredibile e bellissima di umanità e solidarietà tra persone. Un riconoscimento che parla di scelte semplici ma decisive, capaci di fare la differenza nei momenti più bui». Paolini ha ricordato un antico proverbio contadino – «se non ci aiutiamo tra noi, chi lo farà?» – come sintesi dello spirito di mutuo soccorso che «ha permesso a intere comunità di opporsi, con gesti concreti, alla disumanità della persecuzione» per poi «invocare una responsabilità che dobbiamo ricordare essere solo umana nel non ripetere gli orrori della Shoah». Nel suo intervento, il presidente ha richiamato anche le parole di Liliana Segre: «Il Giorno della Memoria non serve agli ebrei, ma a tutti gli altri, soprattutto alle nazioni che furono complici o indifferenti di fronte al nazifascismo e ai tentativi di sterminio di un intero popolo» concludendo con l’auspicio siano «Un monito a tenere viva la memoria come unica strada per tenere aperta la porta del futuro ed evitare di ripetere gli stessi errori».
È stato poi il momento della Prefetta Emanuela Saveria Greco che ha parlato del Giorno della Memoria come di «un atto di rispetto verso tutte le vittime della Shoah, ebree e non, private della loro umanità e della dignità nei campi di concentramento». Rivolgendosi in particolare ai e alle giovani, ha sottolineato «l’importanza di conoscere e visitare luoghi come Auschwitz e Birkenau. Solo vedendoli si comprende fino a che punto può arrivare l’odio. Un richiamo che si lega drammaticamente all’attualità, di fronte alle tante guerre in corso e alle sofferenze degli innocenti, e che si traduce in una scelta quotidiana: fare il bene, essere responsabili, rispettare l’altro». In questo senso ha ricordato «l’esempio dei Giusti tra le Nazioni, persone comuni capaci di scegliere l’umanità e il coraggio anche a costo della propria vita». Greco, ha poi reso omaggio agli Internati Militari Italiani, «oltre 650 mila uomini costretti al lavoro forzato nei lager nazisti per aver rifiutato di aderire al nazifascismo, ricordando in particolare Giuseppe Cenci, Vittorio Gennari ed Elio Nardi, insigniti della Medaglia d’Onore, e Luigi Foschi, per il valore dimostrato durante la Seconda guerra mondiale. Ragazzi poco più grandi di voi studenti e studentesse di oggi, ai quali furono sottratti anni di giovinezza», ha detto, ricordando le migliaia di morti causate da stenti, malattie e violenze. Nel ringraziare i familiari degli insigniti, ha concluso con un augurio di pace, comprensione e rispetto tra i popoli, affinché il sacrificio di chi ha sofferto non resti vano».
L’assessora alle Politiche educative Camilla Murgia, nel presentare i lavori che studentesse e studenti hanno realizzato al termine di un percorso di analisi e riflessioni sulla Shoah che ha previsto, fra l’altro, anche incontri con esperti e la plenaria che ieri ha fatto ritrovare circa 100 alunne e alunni a Palazzo Gradari: «Anche quest’anno – ha detto Murgia rivolgendosi ad alunne e alunni – il percorso che avete condiviso insieme ai vostri insegnanti è stato un vero esercizio di cittadinanza attiva, capace di far uscire la storia dai libri e trasformarla in una spinta per il presente e per il futuro, nel più autentico spirito della Memoria». Gli studenti degli 8 istituti comprensivi della città, hanno affrontato temi diversi, dal processo a Eichmann all’infanzia negata, dal significato della parola genocidio fino all’unicità dell’esperienza femminile durante e dopo la Shoah. «Esperienze diverse, legate da un filo sottile ma potentissimo: l’indifferenza. La memoria ci aiuta a comprendere come persone apparentemente normali abbiano potuto costruire una quotidianità sopra l’orrore. Studiare la Shoah non è un esercizio di storia polverosa, ma un allenamento per gli occhi e per la coscienza». Uno strumento utile a «indignarsi, prendere coscienza e reagire ai soprusi, alle violenze, alle ingiustizie, alle violazioni dei diritti umani in corso anche e soprattutto oggi, in Palestina, in Sudan, in Iran, negli Stati Uniti e in Ucraina». L’assessora ha rivolto un augurio e un invito alla responsabilità: «Abbiate sempre il coraggio di guardare oltre il muro dell’indifferenza, di porre domande scomode e di non abituarvi mai alle ingiustizie, nemmeno a quelle che sembrano lontane o silenziose. Siete la generazione che può abbattere l’ingiustizia che l’indifferenza continua a costruire ogni giorno». Infine Murgia: «Ci eravamo chiesti se i morti possano salvare i vivi. Oggi, guardando al vostro impegno, non posso che pensare che la risposta sia: sì».
La cerimonia è proseguita con la consegna delle Medaglie d’Onore ai parenti degli Internati Militari Italiani (IMI) Giuseppe Cenci (ritirata dalla figlia Beatrice), Vittorio Gennari (ritirata dal figlio Marco) ed Elio Nardi (ritirata dalla figlia Luciana e della Medaglia al Valor Militare a Luigi Foschi (ritirata da figlio Carlo e dalla sorella Cristina insieme al comandante del 28° Reggimento “Pavia” Colonnello Marco Ferrara e ad Antonella Terenzi, presidente dell’Associazione nazionale Combattenti e Reduci.
La cerimonia si è arricchita delle performance musicali a cura del Conservatorio G. Rossini di Pesaro che ha presentato dei brani tratti da “Song of ‘Almah” composto da Andrew Beall e ispirato ai testi del Cantico dei Cantici dell’Antico Testamento. È stato interpretato dalla soprano Maria Olimpia Renna e da Lorenzo Borione alla marimba.
Comune di Pesaro

