Il sindaco Biancani nel Giorno della Memoria: «La politica -a ogni livello- smetta di alimentare odio: le future generazioni come giudicheranno le nostre scelte? C’è troppa indifferenza»

Così il primo cittadino durante l’assise monotematica che si è svolta stamattina nella sede delle Prefettura di Pesaro e Urbino che ha visto studentesse e studenti protagonisti

«La politica -a ogni livello- smetta di alimentare odio: le future generazioni come giudicheranno le nostre scelte? C’è troppa indifferenza». Così il sindaco Andrea Biancani durante l’intervento fatto nel Consiglio comunale che si è svolto stamattina nella sede della Prefettura di Pesaro e Urbino in onore della ricorrenza.

Un’assise segnata dal protagonismo dei e delle giovani che, per mesi, hanno lavorato sulla Shoah e sui temi a essa collegati riportando poi ai presenti le conclusioni che ne hanno tratto. «Messaggi ricchi di valore – ha detto Biancani – che ci aiutano a sperare che il futuro possa essere più luminoso ma che – inevitabilmente- richiamano la responsabilità di tutti noi. A partire di quella che ha il mondo della politica, a tutti i livelli, che invito a smettere di alimentare paure, divisioni, odio e conflitti. Questo è necessario, soprattutto in un contesto internazionale sempre più drammatico. Dobbiamo volgere il nostro sguardo al giudizio che le future generazioni daranno sulle scelte di oggi».

Il sindaco ha aperto il suo intervento ringraziando la Prefettura e a Sua Eccellenza il Prefetto di Pesaro e Urbino, Emanuela Saveria Greco, «per l’ospitalità e per l’attenzione con cui, ogni anno, viene accolta questa cerimonia. Essere qui, in un luogo che rappresenta lo Stato e le sue istituzioni, dà ancora più forza a un momento che si rinnova nel tempo e che parla non solo alla memoria, ma alla coscienza civile di tutti noi».

«Questa giornata, come ricordiamo ogni anno, è una chiamata alla responsabilità – ha ribadito il sindaco -. Perché ricordare non significa soltanto guardare indietro, ma interrogarsi su ciò che siamo oggi e su ciò che scegliamo di essere».

Poi il riferimento ai lager nazisti, «luoghi di annientamento sistematico della dignità umana, dove la Shoah colpì il popolo ebraico insieme a rom e sinti, oppositori politici, disabili, omosessuali e a quanti furono considerati “inermi” o “indesiderabili”. Ricordarli oggi significa riconoscere ogni vittima e riaffermare il valore universale della libertà e dei diritti umani. Tra i nemici che finirono nei lager ci furono anche gli IMI, gli Internati Militari Italiani, che rinnegarono il fascismo. Dopo l’8 settembre 1943, questi uomini furono posti davanti a una scelta drammatica: aderire al nazifascismo o rifiutare. Loro scelsero il rifiuto, e per questo furono deportati, privati dello status di prigionieri di guerra, ridotti a forza lavoro nei campi e nei lager. Proprio per questa loro scelta e le sofferenze che sopportarono, oggi, consegniamo le Medaglie d’Onore ai familiari di tre Internati Militari Italiani pesaresi – Giuseppe Cenci, Vittorio Gennari ed Elio Nardi. Come tanti altri, opposero una resistenza altrettanto decisiva al fascismo: una resistenza morale, silenziosa e ostinata, pagata con la fame, con il freddo, con la paura e spesso con la vita. Queste medaglie non celebrano un eroismo astratto, ma restituiscono dignità a scelte individuali, concrete, compiute in condizioni estreme. E ci ricordano che la libertà non è mai garantita, ma che è frutto di scelte non facili».

Sul ruolo delle donne, il sindaco ha detto: «Fu centrale. Le donne in quegli anni furono perseguitate, deportate, uccise. E tennero insieme famiglie spezzate, che nascosero, che curarono, che fecero da collegamento, che resistettero. Donne che furono anche staffette, partigiane, testimoni e che, spesso, nel dopoguerra, divennero le prime custodi della memoria. Senza il loro coraggio quotidiano, spesso invisibile e non celebrato, la Resistenza non avrebbe avuto la stessa forza. E senza la loro voce, oggi, la memoria sarebbe più fragile. Per questo sento il dovere di ringraziare in particolare Liliana Segre, cittadina onoraria di Pesaro. Una donna che, sopravvissuta ad Auschwitz, ha trasformato l’orrore vissuto in testimonianza, educazione e dialogo. Eppure, ancora oggi, Liliana Segre è oggetto di insulti, minacce e odio diffuso attraverso i social network. Questo dato non può lasciarci indifferenti, perché dimostra che certi meccanismi non sono scomparsi».

E ancora, «Cambiano i linguaggi, cambiano i mezzi, ma resta la stessa logica: colpire, isolare, disumanizzare. L’odio non nasce all’improvviso: cresce quando viene tollerato, normalizzato, ignorato. E dovrebbe interrogarci, in modo serio e concreto, anche il fatto che, a livello globale, la politica troppo spesso rinunci alla complessità, alimentando paura, divisione e conflitto. Per questo dobbiamo guardare con preoccupazione a quanto sta succedendo negli Stati Uniti».

«Pesaro, oggi, sceglie di onorare i suoi Internati Militari Italiani, di riconoscere il ruolo delle donne nella storia e di rinnovare il legame con testimoni come Liliana Segre, Giuseppe Cenci, Vittorio Gennari, Elio Nardi e tanti altri. Pesaro sceglie di stare dalla parte della dignità umana e della memoria attiva. Il compito che abbiamo non è soltanto ricordare ciò che è stato, ma vigilare su ciò che è, soprattutto sul clima mondiale che stiamo vivendo oggi, che dovrebbe interrogarci con serietà e senso di responsabilità».

«È per questo che il Giorno della Memoria non riguarda solo il passato, ma il presente e il futuro delle nostre comunità, delle nostre istituzioni, della nostra democrazia» ha concluso il sindaco Biancani.

Comune di Pesaro

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