L’assessore alla Tutela della costa Riccardo Pozzi attacca le richieste tardive e sproporzionate dell’Ente Parco su un’opera di completamento già finanziata dalla Regione perché riconosciuta come strategica: «Burocrazia che mette a rischio la sicurezza del litorale e della falesia»
«Siamo pronti a restituire i fondi ottenuti e a lasciare ad altri il compito di realizzare l’intervento di difesa costiera di Casteldimezzo, se questa è la modalità con cui l’Ente Parco continua a interfacciarsi con chi si impegna per proteggere concretamente il territorio» così l’assessore alla Tutela della costa Riccardo Pozzi sui lavori alle scogliere del San Bartolo.
Un’opera strategica per la protezione del litorale e della falesia esposta a fenomeni di erosione e a movimenti franosi sempre più evidenti. «Siamo di fronte a un atteggiamento incomprensibile – attacca Pozzi –. L’Ente Parco ha scelto di ostacolare un intervento fondamentale per la sicurezza del San Bartolo, avanzando richieste tardive e appesantimenti burocratici sproporzionati rispetto alla natura dei lavori».
«Parliamo di un intervento di completamento, non di una nuova opera» precisa Pozzi nel riferirsi ai 65 metri di nuova scogliera foranea previsti per chiudere un varco residuo di 95 metri. «I lavori interessano meno del 10% di un sistema di difesa costiera esistente da decenni, lungo oltre 850 metri, e che ha dimostrato nel tempo la propria efficacia nel contenere l’erosione e nel tutelare la sicurezza del territorio».
Un intervento di cui la Regione Marche ha riconosciuto la strategicità, concedendo al Comune di Pesaro un finanziamento di 250mila euro nell’ambito del programma europeo FESR, con una convenzione già firmata e un iter autorizzativo avviato nel rispetto delle procedure previste.
Eppure, oggi, «l’opera rischia di fermarsi a causa di continue richieste di ulteriori documentazioni che l’Ente Parco sta richiedendo al Comune – continua l’assessore – fra l’altro inviate fuori tempo massimo, quando la procedura prevedeva già termini chiari e scaduti per eventuali integrazioni». Una scelta che ha prodotto un effetto concreto: costringere l’Amministrazione a svolgere rilievi e verifiche ambientali nel mese di dicembre, in una stagione sfavorevole sia per le condizioni del mare sia per la reale osservabilità degli habitat marini.
«Se queste verifiche fossero state richieste nei tempi corretti – prosegue Pozzi – avremmo potuto operare tra agosto e settembre, con mare calmo e acqua limpida. Invece siamo stati costretti a correre, in condizioni meteo sfavorevoli e in un periodo dell’anno che non è certo ideale per valutare la presenza di fauna e flora marine spendendo anche più risorse».
Un paradosso, secondo il Comune, considerando che l’intervento non interessa un ambiente vergine ma completa un sistema di difesa già esistente, in un tratto di costa dove il dissesto idrogeologico ha già prodotto danni concreti, come il collasso della via di accesso al mare.
«Se questo è il modo di interfacciarsi con l’ente chiamato a realizzare opere a tutela del territorio – dice Pozzi – allora il Comune di Pesaro preferisce farsi da parte: restituire le risorse e lasciare a chi rivendica competenze sulla salvaguardia ambientale, l’onere e la responsabilità di intervenire».
La presa di posizione nasce dal fatto che «dietro le procedure e i rinvii ci sono tempi, risorse e soprattutto la volontà di mettere in sicurezza la costa e la falesia del San Bartolo, che continua a essere esposta all’azione di mareggiate violente». E ancora: «Appesantire ulteriormente l’iter amministrativo e burocratico – prosegue Pozzi – significa inevitabilmente ridurre le risorse disponibili per i lavori veri e propri. In termini molto concreti, vuol dire meno fondi per l’opera e quindi meno materiale, meno scogli, a protezione della falesia. È un aspetto che non può essere ignorato, perché ha effetti diretti sulla sicurezza del territorio».
«Noi andiamo avanti con serietà e responsabilità – conclude l’assessore – ma non possiamo accettare che un’opera riconosciuta come necessaria, già finanziata, sia rallentata da un eccesso di burocrazia che rischia di trasformarsi in immobilismo. Il territorio non può aspettare».
Comune di Pesaro

