Cammello Caramello e la Benedizione degli Animali

Nel cuore di Pesaro, tra il profumo salmastro del mare e il tintinnio delle campane, viveva un cammello molto speciale: Caramello. Non era un cammello qualunque, ma un viaggiatore curioso, con il pelo color sabbia e gli occhi pieni di storie. Aveva attraversato deserti, fiere, biblioteche e persino una sfilata di moda a Milano, ma da qualche tempo si era stabilito in Baia Flaminia, dove ogni mattina faceva colazione con brioche e succo di carota.

Un giorno, mentre passeggiava lungo via Bernardino Baldi, sentì parlare di un evento straordinario: la Benedizione degli Animali, che si sarebbe tenuta il giorno seguente in piazza. “Una benedizione? Per me?” pensò Caramelo, emozionato. “Ma io sono già benedetto: ho le zampe lunghe, il cuore gentile e una gobba che fa da cuscino!”

Eppure, qualcosa lo incuriosiva. Si diceva che durante la benedizione, ogni animale ricevesse parole gentili, carezze sincere e un augurio speciale per l’anno nuovo. Così Caramello decise di partecipare. Ma non da solo.

Passò il pomeriggio a invitare tutti i suoi amici: il gatto Filiberto, che suonava il pianoforte con le zampe; la cagnolina Lulù, che sapeva contare fino a venti; il criceto Ernesto, che aveva scritto un romanzo in miniatura; e persino il pesce rosso Gino, che sarebbe arrivato in una boccia portatile.

La mattina della benedizione, la piazza era piena di animali: cani con fiocchi, gatti con occhiali, tartarughe in carrozzina, pappagalli che recitavano poesie. Caramelo arrivò con passo elegante, indossando una sciarpa azzurra e un fiore dietro l’orecchio.

Il sacerdote li accolse con un sorriso e una ciotola d’acqua benedetta. “Oggi celebriamo la bellezza della vita che ci accompagna, a quattro zampe, con le ali, le pinne o le piume. Ogni creatura è un dono, ogni sguardo è una preghiera.”

Quando fu il turno di Caramello, il sacerdote lo guardò con stupore. “Tu sei un cammello?” “Sì, ma anche un poeta, un esploratore e un amico fedele,” rispose Caramello. “Allora ti benedico con tre parole: pazienza, meraviglia e cammino.”

Caramello si commosse. Quelle parole gli sembravano fatte su misura. Pazienza per affrontare le salite, meraviglia per scoprire il mondo, cammino per non smettere mai di cercare.

Dopo la cerimonia, gli animali si scambiarono storie, biscotti e promesse. Il gatto Filiberto compose un valzer, Lulù organizzò una corsa a ostacoli, Ernesto lesse il suo romanzo e Gino fece bolle di sapone.

Caramello tornò a casa con il cuore pieno. Quella benedizione non era solo un rito, ma un abbraccio collettivo, un modo per dire: “Tu sei importante. Tu sei parte del mondo.”

E da quel giorno, ogni volta che qualcuno si sentiva solo o smarrito, Caramello raccontava la storia della benedizione. E concludeva sempre così:

“Che tu abbia piume, peli, squame o sogni, c’è un posto per te sotto il cielo di Pesaro. E se non lo trovi, vieni da me. Ti offro un tè alla menta e una carezza sulla gobba.”

Rosalba Angiuli

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