Non tutte le lacrime vengono per nuocere. Alcune arrivano mentre tagli una cipolla, e ti ricordano che sei viva. Altre arrivano quando ti accorgi che la cipolla che stai tagliando è l’ultima cosa rimasta nel frigo. E poi ci sono quelle che scendono quando, contro ogni previsione, la cipolla diventa caramellata.
Il contesto
Era una sera di quelle in cui non hai fame, ma hai bisogno di cucinare. Il frigo sembrava un paesaggio post-bellico: una cipolla, un pezzetto di burro, un barattolo di miele che non ricordavo di avere. E lì, come un’apparizione, mi è venuta in mente la cipolla caramellata.
Una di quelle cose che ho sempre associato ai bistrot, ai brunch, alle persone che usano il termine “umami” con naturalezza.
La preparazione (ovvero: il pianto)
Ho tagliato la cipolla. Ho pianto. Ho pensato a tutte le cose che non avevo detto a tempo debito. Poi ho messo il burro in padella, ho aggiunto la cipolla, e ho iniziato a mescolare come se stessi cercando di consolarla.
Dopo dieci minuti, sembrava solo triste. Dopo venti, sembrava rancorosa. Dopo trenta, ha iniziato a trasformarsi.
Il miracolo
La cipolla ha preso un colore ambrato, un profumo che sembrava dire “non ti giudico”, e una consistenza che non avevo mai visto in casa mia.
Ho aggiunto un cucchiaino di miele. Ho spento il fuoco. Ho assaggiato.
Era buona. Di quella bontà che non ti fa dire “wow”, ma ti fa chiudere gli occhi per un secondo.
Il finale
Ho spalmato la cipolla caramellata su una fetta di pane tostato. Ho aggiunto un pezzetto di formaggio. Ho mangiato in silenzio, con la sensazione di aver fatto pace con qualcosa.
E ho pensato che, a volte, le ricette che ti fanno piangere sono proprio quelle che ti servivano.
Rosalba Angiuli

