A Pesaro si parla spesso di sostenibilità, di città verde, di buone pratiche ambientali. Tutto giusto, tutto condivisibile. Ma c’è un punto che continua a sfuggire: la raccolta porta a porta, così com’è organizzata oggi, non è sostenibile per chi la vive ogni giorno.
Nei quartieri come Baia Flaminia, dove gli spazi sono ridotti, l’umidità del mare amplifica gli odori e le case sono vicine, il sistema dell’indifferenziato settimanale è diventato un vero banco di prova. Non per l’ambiente, ma per la pazienza dei residenti.
Un sistema che scarica il peso sui cittadini
La teoria è impeccabile: meno indifferenziato, più differenziata, più responsabilità. La pratica è un’altra storia: sacchi da tenere in casa per sette giorni, odori difficili da contenere, orari rigidi che non tengono conto della vita reale.
Chi lavora su turni, chi assiste un familiare, chi è fuori casa per un weekend: basta un imprevisto e il sacco resta lì, a fermentare, per un’altra settimana. È questo il modello di città sostenibile che vogliamo?
L’organico due volte a settimana, l’indifferenziato una sola: una scelta che non funziona
L’organico si raccoglie due volte a settimana. Bene. Ma l’indifferenziato – che contiene pannolini, assorbenti, lettiere, materiali sporchi – solo una.
È una scelta che ignora completamente la realtà quotidiana. Non tutto ciò che puzza è organico. Non tutto ciò che crea disagio è biodegradabile.
Eppure il sistema continua a trattare i cittadini come se vivessero in case spaziose, con cortili, magazzini e contenitori perfetti. La verità è che molti vivono in appartamenti piccoli, dove un sacco di indifferenziato diventa un ospite indesiderato.
Un servizio pubblico deve adattarsi alle persone, non il contrario
La raccolta porta a porta è un progetto importante, ma un progetto importante non è automaticamente un progetto giusto. Quando un servizio pubblico diventa un peso, quando richiede ai cittadini più di quanto offra, quando crea disagio invece di risolverlo, è il momento di fermarsi e ripensare.
Non si tratta di essere “contro la differenziata”. Si tratta di essere a favore del buon senso.
Cosa chiedono i residenti
Richieste semplici, ragionevoli, civili:
- maggiore flessibilità
- raccolte aggiuntive nei periodi critici
- contenitori realmente sigillati
- soluzioni per chi non ha spazi adeguati
- un confronto vero, non formale, con chi vive il quartiere
Non proteste. Non slogan. Solo la volontà di vivere in una città che ascolta.
Conclusione
Pesaro merita una gestione dei rifiuti moderna, efficiente e rispettosa. Non un sistema che funziona solo sulla carta. Non un modello che chiede ai cittadini di arrangiarsi.
La sostenibilità non è un manifesto: è una pratica quotidiana. E una pratica quotidiana deve essere vivibile, non eroica.
Rosalba Angiuli

