Si sono svolti oggi, sabato 10 gennaio, alle ore 15,00, presso la Chiesa del Porto di Pesaro, i funerali di Franco Raffaelli, per tutti il Guappo. Una presenza familiare, un volto che apparteneva alla città tanto quanto le sue strade.
C’è una Pesaro che non sta nelle mappe, ma negli sguardi. Una Pesaro fatta di abitudini, di saluti brevi, di presenze che non chiedono nulla eppure tengono insieme un quartiere. In quella Pesaro, il Guappo era un punto fermo.
Lo si riconosceva da lontano: i baffi bianchi, il bomber blu, la bicicletta che sembrava conoscere ogni pietra del Porto. Non aveva bisogno di parlare molto. Bastava il suo passare, il suo esserci. Era uno di quei volti che fanno parte del paesaggio umano, quelli che ti rassicurano senza che tu te ne accorga.
Alle inaugurazioni arrivava sempre per primo, con quell’ironia che non feriva mai. Sapeva stare al mondo con una leggerezza antica, di quelle che non si imparano: si ereditano, si custodiscono, si donano.
La sua scomparsa lascia un vuoto silenzioso, come quando un’abitudine buona si interrompe all’improvviso. Ma resta ciò che ha seminato senza volerlo: la gentilezza spontanea, la presenza discreta, la capacità di essere parte di una comunità semplicemente vivendo.
Ognuno di noi, passando per il Porto, continuerà a cercarlo un istante. E forse è proprio lì che continuerà a vivere: nel gesto di chi saluta, nel sorriso di chi riconosce un volto, nella memoria condivisa di una città che non dimentica i suoi figli più autentici.
Rosalba Angiuli
Foto di Danilo Billi

