Il birraio di Preston

1874. La storia si svolge a Vigata (luogo immaginario, probabilmente Porto Empedocle che diede i natali a Luigi Pirandello e Andrea Camilleri, che vi ambientò i romanzi del commissario Montalbano).
S.E. Eugenio Bortuzzi, prefetto toscano di Montelusa (città immaginaria già creata da Pirandello, corrispondente alla reale Agrigento) dichiara che il nuovo teatro civico vigatese sarà inaugurato con l’opera lirica “Il birraio di Preston“, melodramma giocoso in tre atti di Luigi Ricci (Napoli, 1805 – Praga 1859) musicato su libretto di Francesco Guidi e rappresentata per la prima volta al Teatro della Pergola di Firenze nel 1847.
I melomani di Vigata sono in rivolta: nel locale circolo ‘Famiglia e progresso’ i soci non sopportano l’imposizione del prefetto, giudicano Ricci una ‘mezza calzetta’ e la sua musica ‘una risciacquatura di un’opera di Mozart’, ma soprattutto protestano perché -essendo vigatesi – disprezzano tutto quello che proviene dai montelusani.

Il prefetto non demorde: dà mandato al suo factotum, il sempre sorridente Emanuele Ferraguto detto don Memè, di usare tutti i mezzi leciti e illeciti per imporre la sua volontà.
Inizia così una feroce battaglia tra autorità e comunità, tra chi ‘vuole educare il popolo al sublime’ e chi difende la propria identità con ostinata ironia.
La vicenda si sviluppa in una narrazione ricca di colpi di scena, con personaggi memorabili: il delegato Puglisi e la sua amante, la cantante Paolazzi, il dottor Giammacurta, l’avvocato Fiannaca, l’ingegnere Hoffer, tutti portavoce di istanze legittime e imprescindibili.
Da questa frattura sociale nasce un racconto corale, tragicomico, fatto di attentati, cospirazioni, passioni e vite che si intrecciano sullo sfondo di un teatro che, simbolicamente e realmente, finirà in fiamme.

“Il birraio di Preston” è anche il titolo di un romanzo di Andrea Camilleri, edito dalla casa editrice Sellerio nel 1995. E’ un autentico affresco: una metafora della Sicilia e dell’Italia intera, della loro memoria, delle loro contraddizioni. Narra di una storia che – pur ambientata nel passato – parla in modo urgente e ironico al presente.
Camilleri ci invita a leggerlo con distacco e consapevolezza: ‘Questa Sicilia oggi può senza timore ricominciare a parlare di sé stessa con la necessaria ironia e distacco’, poiché è proprio attraverso lo sguardo lucido e affettuoso sui propri vizi e virtù che una società può davvero guardare avanti.

Dalla pagina alla scena: a cento anni dalla sua nascita (6 settembre 1925) la scrittura di Camilleri continua a incantare e deliziare.
L’eterna vacuità dell’azione siciliana, che spesso si traduce in un esasperato e futile dispendio di energie, è la metafora più evidente dello spettacolo. In un esempio sublime e divertito di narrazione dei caratteri, la Sicilia, il suo mondo e i suoi personaggi vengono ammantati di una luce solare, vivida di colori e ricca di sfumature.

“Il birraio di Preston” (produzione Marche Teatro, Teatro Massimo di Palermo, Teatro di Roma) promosso dal Fondo ‘Andrea Camilleri’ con il Comitato Nazionale ‘Camilleri 100’ ed inserita nel programma del Centenario Camilleri) va in scena dal 27 al 30 novembre p.v. presso il Teatro Sperimentale di Pesaro nella riduzione teatrale di Camilleri e Giuseppe Dipasquale che ne cura anche la regia.
Le scene sono firmate da Antonio Fiorentino, i costumi sono ripresi da Stefania Cempini e Fabrizio Buttiglieri da un’idea di Gemma Spina.
Gli interpreti: Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi ( e con Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano Fioretto, Federica Gurrieri, Paolo La Bruna, Zelia Pelacani Catalano, Valerio Santi, Vincenzo Volo).
Spettacolo godibile, che ha riflettere.

Consigliato a tutti, adulti e bambini.

Paola Cecchini

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