| ” L’assise ha accolto i numeri e le testimonianze di professioniste e volontarie impegnate in servizi, progetti e iniziative per sensibilizzare, prevenire e contrastare la violenza di genere, al centro della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne a cui è stato dedicato il Consiglio monotematico. Durante l’assise la proiezione dell’intervento di Gino Cecchettin e del cortometraggio dell’Ic Olivieri premiato dalla Mostra Internazionale del cinema di Venezia Si è tenuto oggi il Consiglio monotematico su “Le radici della violenza” promosso dal Comune per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne che ricorre il 25 Novembre. In apertura ai lavori, l’intervento del presidente del Consiglio comunale Enzo Belloni: ««Il 25 Novembre ci ricorda l’importanza di mantenere alta e costante l’attenzione sulla violenza contro le donne. Da allenatore di basket so che, per affrontare le sfide più difficili, serve un gruppo capace di muoversi insieme: quando una squadra difende compatta e ciascuno è pronto ad aiutare il compagno, anche l’avversario più difficile può essere fermato. La sensibilizzazione funziona proprio così: è una difesa collettiva. Voglio ricordare a tutti uno strumento fondamentale: il 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking, gratuito e attivo 24 ore su 24. Voglio anche replicare il gesto delle quattro dita, simbolo universale contro la violenza, semplice, potente e utile in caso di emergenza. Se avete bisogno di chiedere aiuto, potete farlo con discrezione e in modo molto rapido e sicuro; se invece vedete fare questo gesto, chiamate subito le forze dell’ordine o cercate di intervenire creando un diversivo». Ha preso poi la parola il sindaco di Pesaro Andrea Biancani,questi alcuni passaggi dell’intervento: «Oggi non celebriamo soltanto una ricorrenza: oggi riflettiamo sul sistema culturale che permette alla violenza contro le donne di esistere ancora. Sottolineo che la violenza non è solo fisica: è economica, psicologica, culturale, è nelle parole che scegliamo, nei ruoli che attribuiamo, nei silenzi che permettono all’abuso di continuare. Non possiamo pensare che la violenza sulle donne sia un problema “privato”: è politica, economica e culturale; è nelle differenze salariali, nelle opportunità negate, nella scarsa rappresentanza. Oggi, 25 novembre, guardo i dati sul fenomeno dell’Ambito Territoriale Sociale 1: il Centro Antiviolenza “Parla con noi” nel 2024 ha incontrato 204 donne, 25 in più rispetto al 2023. Un trend in aumento che è segnale della gravità del fenomeno, ma anche del fatto che le donne stanno sempre più conoscendo e riconoscendo i servizi del territorio, grazie al lavoro costante e professionale delle operatrici e dei volontari. Ma non basta proteggere le donne: dobbiamo trasformare la nostra società con educazione, prevenzione, formazione, autonomia economica e rappresentanza politica. Oggi siamo al fianco delle donne che resistono e ricordiamo quelle che non sono più con noi. Guardiamo la “Sedia vuota”, simbolo del vuoto lasciato dalle vittime di femminicidio, uccise da una cultura sbagliata che dobbiamo cambiare. La violenza si combatte con la cultura, la cura, l’ascolto, e Pesaro ha il dovere di rivendicare uguaglianza, rispetto e femminismo, educando tutte le generazioni. Voglio ringraziare il personale dell’Ambito Territoriale Sociale 1, le operatrici della cooperativa Labirinto, le volontarie dell’associazione Percorso Donna, le strutture come la casa emergenza Ipazia, la casa accoglienza Mimosa, il Centro rivolto agli uomini autori di violenza “Dico tra noi”, e il servizio per minori vittime di violenza assistita “Voci”. Ringrazio anche le forze dell’ordine per l’opera di ascolto, prevenzione e contrasto alla violenza: la Prefettura di Pesaro e Urbino, la Polizia di Stato con “Questo non è amore”, e il comando dei carabinieri con “Una stanza tutta per sé”. Grazie alle assessore Sara Mengucci, Camilla Murgia e a Luca Pandolfi, anche presidente del comitato dei sindaci dell’Ats1, per il coordinamento delle realtà del territorio. Continuiamo insieme questa battaglia: per le donne di oggi, per le donne di domani, per una città e una società finalmente libere dalla violenza». Il pomeriggio è iniziato con la proiezione dell’intervento di Gino Cecchettin, Presidente della Fondazione “Giulia Cecchettin” fatta alla “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere”. L’aula si è poi riempita delle immagini del cortometraggio “Dalia” realizzato dagli studenti della scuola secondaria di primo grado “Brancati” dell’Ic “Olivieri” e premiato al concorso scolastico nazionale “Da uno sguardo: film di studentesse e studenti sulla violenza contro le donne” nell’ambito della Mostra internazionale del Cinema di Venezia. A introdurlo è stata l’assessora alle Politiche educative Camilla Murgia: «Una giornata che non vorremmo mai celebrare, ma l’impegno corale di una rete che si è attivata in tutta Italia, fa sì che questa data sia il punto di partenza per un anno ricco di iniziative che possano contrastare la violenza in ogni sua forma. Importante la presenza dei e delle giovani a queste iniziative, in cui si parla di violenza, libertà e base di un rapporto sano tra uomo e donna nel rispetto reciproco – ha continuato Murgia, ricordando le tante iniziative che in questa settimana hanno coinvolto le scuole pesaresi, rendendole parte attiva di questa battaglia -. Se vogliamo realizzare questa rivoluzione culturale in una società fortemente patriarcale che vede gli stereotipi alla base di ogni contesto, sia lavorativo, che sportivo, sociale o aggregativo, dobbiamo attivarci. La rivoluzione si affronta con la cultura, la formazione, l’educazione e il ruolo delle scuole è centrale». L’assessora Murgia ha poi dato la parola ad un alunno, Filippo Goffi (della 3^A; presente in sala insieme a Nicholas Cecconi (3^C), ad Alessandro Livi (3^A), al dirigente scolastico Flavio Bosio e alle docenti e vicepresidi Caterina Bartozzi e Arianna Gasparini dell’Ic Olivieri) che ha parlato del progetto: «Una grande opportunità farne parte. Ci siamo immedesimati in personaggi che hanno subito una violenza, e ci siamo resi conto di cosa significa voltare la testa dall’altra parte. Di fronte a questo reato gravissimo, un essere umano che fa del male ad un altro, dobbiamo alzare la testa e dire: denunciamo ciò che succede». L’assessore alle Politiche sociali Luca Pandolfi, presidente del comitato dei sindaci dell’Ats1, ha detto: «Grazie all’associazione Percorso Donna e alla cooperativa sociale Labirinto che su questi temi lavorano con noi da sempre con passione e con forza. Una forza necessaria per relazionarsi con la donna –spesso con figli- nel contesto della violenza. Grazie anche ad Andrea Mancini, coordinatore dell’Ats1 e a Laura Baiocco, dell’Ats1 le due figure che seguono i servizi del Centro antiviolenza per l’Ambito Territoriale Sociale 1. Ricordo che il Centro antiviolenza è un servizio pubblico provinciale che vede il Comune di Pesaro capofila per il progetto del CAV». Pandolfi ha poi presentato i numeri del Centro antiviolenza, «che ci servono per riflettere e capire il contesto. Nel 2024 sono stati 2024 i primi accessi di donne al centro CAV. Un trend in crescita negli ultimi anni, dovuto al fatto che la violenza di genere è ancora una grande emergenza. Ma i numeri nascondono anche altre verità: poiché è la donna che sceglie di avvicinarsi al Centro, l’aumento dei loro accessi dimostra che il lavoro del Cav è conosciuto. Le donne sanno che qui possono trovare il supporto e le risposte che cercano». Pandolfi ha spiegato chi sono le donne che si rivolgono al Centro: «Il 77% delle donne è italiana; più della metà ha un’età tra i 30 ai 49 anni. L’83% ha tutolo di studio pari o superiore al diploma di secondo grado. La metà delle donne intercettata frequenta un contesto lavorativo. La riflessione che nasce dai numeri è che la violenza sulle donne si attiva in contesti che non sono quelli dell’emarginazione socio-economica. Per questo è importante continuare a fare il lavoro culturale nel nostro territorio». Inoltre, il 72% (trend costante da anni) delle donne arrivate al Cav ha dei figli, «Sono 197 i minori coinvolti; 98 hanno assistito alla violenza, 25 l’hanno subita. Ciò significa che quando si attiva la presa in carico, la rete dei servizi tiene conto dei minori e dei figli al seguito della donna e ciò porta ad elaborare e agire con servizi molto articolati». In ultimo, Pandolfi ha sottolineato «il valore dell’insieme delle istituzioni e associazioni presente sul territorio che quotidianamente si confrontano e attivano su questo tema e che si è arricchita dal 2024 dalla rete antiviolenza Virginia che coinvolge 20 soggetti, tutte le realtà, come anche le forze dell’ordine, attive nella prevenzione e contrasto alla violenza. Un progetto condiviso che funziona e migliora i servizi erogati alle donne in questo contesto estremamente delicato». È seguito l’intervento dell’assessora con delega alle Pari Opportunità Sara Mengucci: «Ringrazio la Commissione Donne elette, perché ha contribuito ad organizzare questo momento di riflessione sulle cause determinanti della violenza di genere. Con piacere abbiamo coinvolto i giovani, perché è dalle scuole che dobbiamo partire. Come ha detto Gino Cecchettin nel suo intervento, formazione, educazione, cultura del rispetto e inclusione sono alla base del cambiamento, dello sradicamento di una cultura patriarcale e maschilista. Oltre al tema della violenza di genere dobbiamo lottare anche per la parità di genere: dalla valorizzazione delle differenze di genere riusciamo a comprendere meglio come sia necessario essere libere, sul lavoro, in famiglia, nella società». E continua: «Il tema della violenza di genere va trattato come un fenomeno strutturale. Dobbiamo continuare a lavorare in ambito culturale, educativo e sociale perché se non abbiamo servizi orientati alla donna e ai minori non riusciamo a debellare questo male. Ringrazio tutti coloro che si adoperano quotidianamente, per accrescere, giorno dopo giorno, la consapevolezza sulla violenza di genere». L’appello: «Lavoriamo per aiutare le donne affinché capiscano che la violenza ha varie declinazioni, può essere fisica, verbale, economica». Presenti in Consiglio comunale le avvocate Mariangela Siepi, presidente e Laura Martufi, vicepresidente dell’associazione “Percorso Donna”, da sempre all’interno del CAV con le loro volontarie, sono intervenute sul tema “365 giorni contro la violenza di genere”. «Percorso Donna è un’associazione di promozione sociale che da sedici anni opera nel territorio provinciale per far conoscere, prevenire e contrastare la violenza di genere –ha detto Siepi-. Il nostro operato si concretizza in tre linee di intervento. La prima, l’azione è il supporto concreto alle donne vittime di violenza, attraverso il volontariato che le nostre associate svolgono al Centro antiviolenza “Parla con noi”: per farlo serve una formazione continua e specifica, che permette alle operatrici di fornire alle donne consapevolezza, supporto, empatia. La seconda è la sensibilizzazione, rivolta a quante più persone possibili: viene fatta attraverso eventi, per sensibilizzare al fatto che la violenza può accadere in più contesti. E poi la formazione, rivolta alle giovani generazioni, al mondo del lavoro. L’obiettivo del lavoro che Percorso Donna svolge nelle scuole è di educare ad una cultura basata sul rispetto dell’altro, mira a facilitare il riconoscimento degli stereotipi di genere, delle diverse forme di violenza più o meno latenti. Oggi nelle scuole parliamo di consenso, riconoscimento di privilegi, accettazione del no. Altrettanto importante è la formazione nei luoghi di lavoro, perché qui si tratta il fenomeno della violenza di genere nelle relazioni professionali: cerchiamo di introdurre nuove politiche aziendali per promuovere maggiore equità tra uomini e donne, evidenziando le conseguenze che scaturiscono dal gender gap». Laura Martufi socia fondatrice, vicepresidente di Percorso Donna, è intervenuta «per dare ai presenti un’esperienza, uno spazio di riflessione e formazione di base. Un requisito necessario per avere istituzioni forti che investano poi nell’educazione a scuola, che è quello che facciamo costantemente nel territorio. Vorremmo ripartire dal linguaggio per capire appieno il risultato delle parole». Martufi lo ha fatto fare coinvolgendo i consiglieri in un mini-test sugli stereotipi di genere. «Dobbiamo capire: quanto sono parte del nostro quotidiano? Quanto siamo tutti vittime di buyer di genere che condizionano le scelte, il nostro modo di fare, parlare, esprimerci, di scegliere, mettere in relazione con le persone? Dovremmo fermarci e fare più attenzione». Ha preso poi parola Stella Grassetti, coordinatrice e psicologa del Centro antiviolenza “Parla con noi” che ha presentato il valore della rete nel lavoro contro la violenza di genere per il servizio dell’ATS1. «Rete significa “intreccio di fili annodati fra di loro, a maglie più o meno fitte, dove ogni nodo è un centro ed ha un ruolo specifico” – ha detto -. La rete antiviolenza è un sistema di collaborazione e condivisione tra diverse organizzazioni e istituzioni per contrastare la violenza di genere attraverso azioni coordinate e integrate. La violenza è un fenomeno complesso che coinvolge aspetti psicologici, sociali, economici e nessun servizio può rispondere da solo a tutti i bisogni. Lavorare in rete permette ai nodi (l’Ambito Territoriale Sociale, la Prefettura, la Questura, l’Ordine dei Medici, il Comando provinciale dei Carabinieri, l’Azienda sanitaria di Pesaro e Fano, l’Asur Area Vasta n.1, la Provincia di Pesaro e Urbino) di non sentirsi soli… e alla donna di non sentirsi sola. Le permette anche di poter avere passaggi chiari, tempestivi, non frammentati, di sentirsi protetta e sostenuta, accolta, attraverso la presa in carico, il sostegno psicologico, legale e medico, e il reinserimento sociale ed economico. Nel 2008 la Regione Marche approva la legge n. 32 “Interventi contro la violenza sulle donne”, grazie alla quale si assicura: alle vittime di violenza ed ai loro figli minori un sostegno per consentire loro di recuperare la propria autonoma individualità e di ricostruire la propria libertà nel pieno rispetto della riservatezza e dell’anonimato, la propria integrità fisica e dignità. La legge promuove iniziative di prevenzione della violenza sulle donne, anche attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica; la formazione specifica di operatrici e operatori; l’emersione del fenomeno della violenza con la pubblicazione dei dati raccolti dall’osservatorio delle politiche sociali. Prevede inoltre l’apertura di un centro antiviolenza in ogni provincia. Nella Provincia di Pesaro e Urbino avviene nel 2009 e viene subito individuata la prima equipe territoriale, intesa come rete operativa composta da tutti gli attori coinvolti a vario titolo negli interventi a favore delle vittime di violenza. Un gruppo composto da operatori socio-sanitari, operatori forze dell‘ordine e operatrici del CAV ha avviato un percorso che ha previsto momenti di formazione congiunta, definizione di prassi d’intervento coordinate e integrate, verifiche e valutazione sul campo delle strategie ipotizzate. Nasce così, nel 2010, il primo protocollo d’intesa per la “definizione di azioni di intervento in materia di contrasto e di prevenzione della violenza nei confronti delle donne” a cui ne sono seguiti altri 4 fino ad arrivare a quello che ha portato al Protocollo della rete antiviolenza Virginia». MOZIONI E ORDINI DEL GIORNO L’assise ha poi discusso e approvato all’unanimità (31 votanti) l’ordine del giorno con carattere d’urgenza “25 novembre” a firma delle consigliere Canciani, Boresta e Marchionni sul “sostegno alla norma sul libero consenso”. Così la consigliera Canciani: «Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, diventa quest’anno anche l’occasione per raccontare un importante passo avanti compiuto dal Parlamento italiano. Nei giorni scorsi, infatti, la Commissione Giustizia e poi la Camera dei Deputati hanno approvato all’unanimità una modifica fondamentale al Codice Penale: l’articolo 609-bis, che definisce il reato di violenza sessuale, è stato riscritto per introdurre un principio chiaro e moderno, già presente nelle legislazioni più avanzate d’Europa: senza un consenso “libero e attuale” ogni atto sessuale è reato. Questo significa che non serve dimostrare violenza fisica, minacce o costrizioni: se manca un “sì” libero, consapevole e presente, la legge riconosce che ci troviamo di fronte a una violenza. Si tratta di un cambiamento di grande rilievo culturale e giuridico, che mette al centro la libertà della persona e si allinea agli standard internazionali, come quelli della Convenzione di Istanbul. Ancora più significativo è che questo passo avanti è stato possibile grazie all’accordo tra tutte le forze politiche: un esempio di unità su un tema che riguarda diritti, dignità e sicurezza delle donne. Per questo il Consiglio comunale di Pesaro esprime il proprio sostegno alla nuova norma, incoraggia il Parlamento a concludere rapidamente l’iter della legge affinché entri in vigore, riconosce il valore dell’intesa istituzionale che ha permesso questo risultato». Ad intervenire anche l’assessora Sara Mengucci: «Ringrazio per questo ordine del giorno che dà la possibilità di affrontare una delle tipologie di violenza, quella sessuale. Le tempistiche legislative, sempre molto lunghe, non sono in linea con le situazioni di emergenza sul tema della violenza sessuale. Molto importante il concetto del libero consenso, che riporta all’indipendenza della donna. Gli obiettivi devono essere comuni e unanimi per sconfiggere questo fenomeno». Marchionni: «È un testo che riguarda l’attualità che stiamo vivendo. Spesso come consigliere ci siamo interrogate su cosa potessimo fare concretamente per le donne. Il sostegno a questo intervento legislativo bipartisan è una forma di vicinanza». E ancora, «Donne uccise perché dicono no, perché scelgono loro. Perché sono libere e autonome. E se le leggi, gli incontri e i dibattiti sono importanti, ma non sono tutto, credo che vada ascoltata anche la storia. Questa ci dice che ogni lotta per i diritti provoca un trauma. Di questa sostanza sono fatte le rivoluzioni». «Tutto risiede nella crisi che come donne –libere e forti- siamo riuscite a portare avanti colpendo soprattutto l’uomo, che non riesce a sostenere l’idea che le donne possano essere libere di scegliere e pensare. In questo clima in cui si rischia di demonizzare l’uomo, siamo davanti a un provvedimento che va nella direzione di poterci dire davvero donne libere, consapevoli e capaci di scegliere; e di andare verso una società in cui noi donne possiamo fare ragionamenti insieme agli uomini affinché siano, insieme a noi, artefici di un vero cambiamento». Boresta: «Un traguardo importantissimo sotto il profilo culturale e normativo. Tanti tribunali già tenevano in considerazione questo criterio, ma non era mai stato stigmatizzato nel codice penale. Oggi, ogni giudice, dovrà confrontarcisi. L’importanza di questa novella è stata che la violenza sessuale è stata slegata da qualunque forma di violenza, minaccia, abuso di posizione dominante». Mattioli: «Basta alle sentenze nei casi di stupro in cui l’accusato viene assolto perché “lei doveva sapere cosa aspettarsi”, basta a che “se manca il dissenso non c’è violenza”. Questo si chiama paralisi, non consenso; si chiama paura, non consenso; si chiama momentanea incapacità di intendere, non consenso. È un’altra cosa. E con l’approvazione alla Camera della legge sul consenso, hanno messo nero su bianco che solo “il sì è sì” e che “sesso senza consenso è stupro” come ha detto Laura Boldrini, deputata Pd prima firmataria della proposta di legge originaria poi emendata in maniera bipartisan». Fabbri: «Rivolgo il mio grazie all’aula come presidente della commissione Donne elette e come Avs. Oggi ci viene data la possibilità di arrivare compatti su un tema che non dovrebbe trovare diversità e rapporti politici a interferire. Oggi non ci sono differenze. Grazie a tutte le assessore, a Percorso Donna, alle consigliere. Il voto non può che essere positivo». Passa anche l’ordine del giorno successivo (con 21 voti favorevoli; 11 astenuti), presentato dalle consigliere Fabbri, Anniballi, Alessandroni, Dominici, Drago, Palazzi, Manenti, Rocchi, Tommasoli e Mattioli per l'”Adozione del prontuario per un linguaggio che valorizza le differenze“. Come riportato dalla consigliera Fabbri il documento propone a sindaco e giunta: «Di valutare l’organizzazione di corsi di formazione per tutto il personale del Comune di Pesaro che lavora utilizzando il linguaggio amministrativo, con l’intento di creare ambienti di lavoro più inclusivi e promuovere una cultura organizzativa rispettosa e valorizzante delle differenze. Chiede di diffondere l’invito anche a tutto il Consiglio comunale e a chiunque desideri approfondire l’utilizzo quanto più possibile inclusivo della lingua italiana, per eliminare gli stereotipi e migliorare la comunicazione tra la P.A. e la cittadinanza. Propone infine di intraprendere azioni ed interventi rivolte ad un linguaggio più inclusivo, riconoscendo che il linguaggio riveste un ruolo fondamentale e che lavorare sul proprio linguaggio è un primo passo per affrontare il problema culturale che veicola ruoli e modelli squilibrati fra uomini e donne e può condurre alle molteplici forme di violenza contro le donne». Drago: «Lingua e cultura sono strettamente legate. Per aiutare il cambiamento culturale è giusto partire dalla consapevolezza linguistica. La nostra letteratura italiana è ricca di esempi della lingua del patriarcato» ha detto prima di citare testi di boccaccio, Macchiavelli, D’Annunzio, Pirandello. «Queste sono le nostre radici culturali, sono gli autori che i nostri ragazze e ragazzi studiano a scuola; sono testi figli di una cultura in cui la donna stava a casa ad accudire la famiglia mentre il marito lavorava, studiava, mentre viveva aspirando a poter esser qualcuno nella società. I tempi sono cambiati ma dobbiamo riconoscere che nonostante la rivoluzione sociale che ha portato a dimostrare che le donne, nello studio e nel lavoro, hanno le stesse capacità dell’uomo, una pari evoluzione in campo culturale non è ancora arrivata. Gli stereotipi agiscono dentro la mentalità e la lingua; la lingua che fa fatica a cambiare è specchio di una cultura arretrata». E ancora, «Non ci sono giustificazioni per chi usa un linguaggio sessista: contribuisce a mantenere viva una cultura patriarcale in cui gli uomini sono considerati naturalmente più adatti a governare, a decidere. E in cui i ruoli femminili sono marginalizzati e subordinati, in cui si naturalizza la disuguaglianza». Bernardi: «Oggi è la Giornata che chiamerei della “violenza degli uomini sulle donne”. È vera la frase “Il violento non è malato ma solo il figlio sano del patriarcato”; è il prodotto di un sistema culturale che per secoli ha considerato la donna come proprietà che non giustifica la violenza, ma che la permette. Il patriarcato affligge anche noi uomini; ci impone ruoli impossibili, non ci permette di chiedere aiuto, mostrare fragilità. Quando questi modelli si scontrano con la realtà esplodono in panico, rabbia e violenza. Questo è un machismo deviato che rende meno umani e più fragili gli uomini». «La violenza di genere germoglia in una battuta semplice, in un insulto, nella gelosia, in una volontà di controllare ciò che non ci riguarda e che deve essere fuori dal nostro controllo. La politica deve diventare in questo un po’ più azione. Ci manca la volontà vera di cercare il cambiamento ogni giorno nelle piccole cose». Alessandroni: «Quando parliamo di violenza dobbiamo annoverare anche quella intersezionale. Quella in cui le discriminazioni non operano solo su un asse, ma su assi che si incrociano. Genere, orientamento sessuale, disabilità, sono alcune delle dimensioni che possono combinarsi per aumentare la vulnerabilità di una persona. Non tutte le donne vivono la violenza allo stesso modo, alcune subiscono discriminazioni multiple. Come una donna migrante con pochi mezzi che può trovarsi in una situazione di pericolo molto più acuta rispetto alle altre. Riconoscere l’intersezionalità significa non lasciare nessuno indietro». «L’educazione affettiva è tra gli strumenti più potenti che abbiamo per costruire una società più giusta, rispettosa e sicura e questo va fatto insieme a scuole, gruppi aggregativi, associazioni». Salvatori: «Le parole sono importanti. Nei lavori fatta dagli studenti e da Percorso Donna oggi, si è visto quanto molti dei comportamenti errati scaturiscano da comportamenti e parole sbagliate. Di sicuro la lingua lascia un segno che ci portiamo dentro e che ci costringe costantemente a ragionare su quanto ci è stato rivolto. Le parole i feriscono quando siamo più fragili. E sono molto orgoglioso di far parte del Comune di Pesaro che ha grande attenzione sul tema e che si fa promotore di un programma che aiuta le persone a conoscer la bellezza dell’uso di un linguaggio corretto». Rocchi: «Come Amministrazione comunale abbiamo dovere di promuovere una cultura che contrasti ogni forma di discriminazione e violenza di genere. Il cambiamento culturale è il primo passo della prevenzione e questo cambiamento passa anche attraverso il linguaggio; le parole sono strumento con cui raccontiamo e trasformiamo la realtà». Boresta: «Alcune osservazioni: è necessario ricordare che il TUEL stabilisce che il Consiglio esercita funzioni di indirizzo politico generale, l’organizzazione e la formazione del personale rientra nelle competenze di Giunta e Dirigenti. Ritengo pertanto che un intervento consiliare teso a sollecitare questi percorsi formativi creerebbe indebita interferenza nella gestione Amministrativa. Una richiesta di attivazione di percorsi formativi per essere legittimata deve nascere da esigenze reali ed evidenze documentali. Trovo che quest’ordine del giorno non abbia fondamento né sotto il profilo tecnico-amministrativo, né sotto quello normativo, tantomeno opportunità istituzionale». Anniballi: «Il fenomeno della violenza sulle donne è una questione culturale, sociale e strutturale. La cultura nasce e si tramanda con due strumenti potentissimi: le parole e le immagini. La parola è un atto, può riconoscere, includere, dare dignità oppure può cancellare, minimizzare, giustificare le discriminazioni. E anche le rappresentazioni plasmano il nostro sguardo». «È necessario oggi interrogare il linguaggio che usiamo. La violenza non inizia con un colpo ma con una parola svalutante, con una battuta sessista, con un immaginario che da secoli ritrae le donne come fragili e deboli. Oggi vogliamo affermare che il cambiamento passa anche dal modo in cui nominiamo e rappresentiamo le donne». È intervenuta l’assessora Mengucci: «Nell’ordine del giorno, l’argomento della formazione e del prontuario della violenza di genere è stato discusso in Commissione, così come l’attività di formazione che è stata fatta è in linea con l’azione di contrasto alla violenza di genere. L’abbiamo svolta, in questi anni, rivolgendoci a tutti gli attori centrali nell’ambito delle azioni di contrasto a violenza di genere. La formazione che si intende nel documento, e gli interventi mirati ad adottare linguaggio che abbia rispetto delle differenze genere, sono conseguenza di quanto fatto dall’Amministrazione comunale nel tempo. Ricordo che nel 2023 è stato votato, all’unanimità dall’aula, un ordine del giorno per istituire una formazione, dei corsi per amministratori e amministratrici. Ricordo anche che il prontuario realizzato dalla Provincia è stato presentato a diversi Comuni e va nella direzione di tutto quanto si è parlato oggi. Confrontiamoci dunque su un ordine del giorno propositivo. Se ci impegniamo per destrutturare l’iceberg, la base della piramide della violenza, possiamo avere degli ottimi risultati come amministratori e amministratrici». Marchionni per dichiarazione di voto: «Boresta ha evidenziato il cuore del documento, nel dispositivo viene chiesto di fare qualcosa che non attiene specificatamente alle competenze del Consiglio. Negli atti scritti non trovo linguaggio discriminatorio, la formazione dei dipendenti non spetta al Consiglio, ma a Giunta e dirigenti. Ci asterremo dal voto». Perugini: «Parliamo di un ordine del giorno di indirizzo, in cui ci si chiede di esprimere un orientamento su questioni che non riguardano prettamente le competenze del Consiglio che è chiamato anche a esprimere un sentimento, “l’anima” della comunità che rappresentiamo. Possiamo esprimerla anche con indirizzi precisi e chiari come questo, che rientra in un percorso avviato da tempo e ben strutturato. È una presa di coscienza che questo Consiglio può ancora esprimere». Nobili: «Il 25 novembre di 5 anni fa ho avuto il piacere di realizzare un video, insieme a ragazzi e adulti. Il titolo era “Mai da sole” e riassumeva il lavoro fatto dall’Amministrazione. Quando si lavora in rete i risultati si ottengono. Quello che mi è rimasto dentro è stato il fatto che i giovani hanno preso coscienza del tema». Comune di Pesaro |






