PESARO – La società Fox ha presentato a Pesaro il progetto del nuovo impianto Green Fox per la produzione di GNL (gas naturale liquefatto).
Si tratta dello stesso progetto avviato anni fa, aggiornato sul piano tecnico e normativo, non di un nuovo intervento.
L’azienda punta a ottenere l’autorizzazione unica entro metà 2026 e a mettere in funzione l’impianto tra il 2028 e il 2029. L’investimento è di 50 milioni di euro, tutti privati, senza fondi pubblici.
Il progetto prevede:
- uso di strutture modulari per accelerare l’installazione;
- demolizione delle parti obsolete e riqualificazione del sito esistente;
- produzione di 150.000 tonnellate l’anno di GNL (in due linee da 75.000 t).
Secondo la società, l’impianto porterà benefici ambientali, occupazionali e logistici, soprattutto per agricoltura, pesca e imprese del territorio.
Rosalba Angiuli
In foto il dott. Roberto Berloni

PESARO – Dopo aver letto oggi, 15 novembre 2025, sui media locali le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Fox Petroli, riteniamo necessario offrire una risposta chiara e documentata, che aiuti a ricostruire la realtà dei fatti e riporti il dibattito entro il perimetro delle norme, dei dati tecnici e dell’interesse pubblico.
Le affermazioni secondo cui il Comitato “Pesaro: NO GNL” diffonderebbe notizie false o diffamatorie non trovano riscontro. Ogni nostra presa di posizione sul progetto GNL di Tombaccia è sempre stata fondata su documenti ufficiali, pareri tecnici istituzionali, referti ambientali disponibili, oltre che sulle normative vigenti in materia di sicurezza industriale, salute pubblica e tutela dell’ambiente. Non agiamo per ideologia, ma per responsabilità civica.
È importante ricordare che non sono gli attivisti a essersi posti in contrasto con il progetto, bensì le leggi e le autorità competenti.
Il Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco (CTR) ha espresso un parere negativo vincolante, rilevando una serie di criticità strutturali e ambientali tali da rendere l’impianto incompatibile con l’area. Questo parere ha determinato la decadenza automatica della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) concessa in precedenza. Pretendere che il progetto riparta come se nulla fosse significa ignorare questo dato fondamentale.
Il quadro normativo è ampio, preciso e molto chiaro.
La Costituzione italiana stabilisce tre principi inderogabili:
– art. 9: tutela dell’ambiente e degli ecosistemi;
– art. 32: la salute come diritto fondamentale e interesse della collettività;
– art. 41: l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi arrecando danno alla sicurezza, alla salute e alla dignità umana.
A questi principi si affianca una normativa tecnica estremamente rigorosa.
La Direttiva Seveso III (2012/18/UE), recepita con d.lgs. 105/2015, vieta la collocazione di impianti a rischio di incidente rilevante in prossimità di aree densamente abitate, fiumi vulnerabili, zone idrogeologicamente instabili o siti già compromessi. Il rispetto delle distanze di sicurezza e della compatibilità territoriale non è una facoltà, ma un obbligo di legge.
Il sistema normativo italiano conferma queste tutele da quasi un secolo:
il Regio Decreto 1265/1934, agli articoli 216 e 217, stabilisce che le industrie insalubri o pericolose non possono essere collocate vicino agli abitati, e che le autorità devono negare l’autorizzazione quando l’impianto può recare danno alla popolazione. Anche il TULPS del 1931 (R.D. 773/1931) impone autorizzazioni stringenti per impianti suscettibili di produrre incendi ed esplosioni, proprio a tutela della sicurezza pubblica.
Alla luce di queste norme, è evidente che la questione ‒ come più volte ricordato da noi e da esperti indipendenti ‒ non riguarda le opinioni, ma l’incompatibilità strutturale del sito della Tombaccia con un impianto di liquefazione del metano.
I documenti tecnici, inclusi quelli della stessa Fox e dei suoi consulenti, descrivono chiaramente:
– serbatoi interrati degli anni ’50, a fondo singolo e senza impermeabilizzazione;
– bacini di contenimento privi di impermeabilizzazione;
– una distanza di soli 110 metri dal quartiere della Tombaccia;
– una distanza di circa 10 metri dal fiume Foglia, con un rischio idrodinamico evidente;
– una falde superficiale “lavata” dal fiume, il che impone carotaggi e analisi del suolo oggi mancanti;
– l’assenza storica di carotaggi approfonditi, nonostante oltre un secolo di attività petrolifera.
Già nel 2001 referti di laboratorio indipendenti rilevavano nel suolo idrocarburi leggeri, pesanti e piombo. I nuovi esami ARPAM consegnati al Comune riguardano solo le acque superficiali della falda e non possono in alcun modo sostituire indagini profonde sul suolo. Il Comune ha imposto un vincolo di riservatezza sui referti ricevuti dal nostro legale: pur non comprendendone i motivi, ne rispettiamo pienamente le condizioni.
Per quanto riguarda le dichiarazioni secondo cui l’azienda sarebbe “calunniata” e “diffamata”, chiediamo semplicemente che venga indicato quali affermazioni, tra quelle da noi documentate e fondate su atti ufficiali, sarebbero false. Finora nessuna smentita tecnica è stata prodotta. Quanto all’annuncio secondo cui l’azienda “otterrà l’autorizzazione unica entro il 2026”, ricordiamo che le autorizzazioni non competono alle aziende, ma esclusivamente alle autorità pubbliche, e che ogni progetto futuro dovrà essere rivalutato alla luce delle normative, dei precedenti pareri negativi e delle caratteristiche del sito.
Infine, segnaliamo il clima difficile in cui si muove l’attivismo pesarese. La richiesta risarcitoria da due milioni di euro nei confronti di due cittadini volontari è stata riconosciuta come SLAPP da Front Line Defenders e dalla Coalition Against SLAPPs in Europe e ha effetti su cittadini, giornalisti e realtà civiche, che spesso non si sentono libere di esprimere le loro legittime critiche al progetto e alla realtà attuale del sito. Molti esprimono solidarietà, ma hanno paura di esporsi, in questa atmosfera.
Nonostante questo, continuiamo a lavorare con rigore, trasparenza e rispetto delle istituzioni, insieme a tecnici qualificati, enti ambientali e associazioni civiche. Il nostro obiettivo non è il conflitto, ma la tutela della salute della popolazione, dell’ambiente, della sicurezza e della legalità.
Roberto Malini
Comitato “Pesaro: NO GNL”
Comitato PESARO: NO GNL
Per ulteriori approfondimenti o interviste:
Roberto Malini
Scrittore, ricercatore e difensore dei diritti umani
Premio Rotondi 2018 quale “Salvatore dell’arte della Shoah”
Consulente etico editoriale e curatore di collezioni d’arte, fra cui quelle del Museo Nazionale della Shoah di Roma e della Cittadella di Barletta
EveryOne Group
Holocaust Art Tribute – Roberto Malini Collection
Movimento civile per la salvaguardia dell’ambiente e dei beni culturali e paesaggistici
ILMC – Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria
