
L’assessore alle Politiche sociali e presidente del Comitato dei sindaci dell’Ats1, interviene sulla proposta, «È un cambio di passo e di visione che spersonalizza il servizio a scapito delle famiglie e del modello virtuoso pesarese»
Parla di una «proposta di legge irresponsabile e illogica; va contro le famiglie e le loro necessità e dimostra l’inconsapevolezza della Regione sui servizi che gestisce» così l’assessore Luca Pandolfi, anche presidente del Comitato dei sindaci dell’Ats1, nell’intervenire nel dibattito in corso nell’Assemblea regionale sulla “Disciplina del Servizio di sollievo per la salute mentale” (proposta n.317/2025).
«Quello che sta tentando di fare la Regione Marche – evidenzia Pandolfi – è dare la gestione del servizio direttamente all’Azienda sanitaria e al Dipartimento di Salute mentale (DSM) togliendola agli Ambiti Territoriali Sociali». Un cambio di passo che l’assessore definisce «scelta irresponsabile. Significa voler demolire deliberatamente un servizio delicato e apprezzato, che funziona da oltre 20 anni, a discapito delle famiglie. Il Progetto Sollievo è fondamentale per le persone a cui è dedicato e per i loro nuclei familiari e fino ad ora è stato unanimemente riconosciuto come servizio d’eccellenza degli Ats perché incentrato sulla componente sociale».
Passare la gestione all’Azienda sanitaria, per Pandolfi, significherebbe «spersonalizzare un servizio che fino ad ora è stato d’eccellenza proprio per il suo essere stato pensato, dall’allora amministratore regionale pesarese Marcello Secchiaroli, secondo il modello di welfare della nostra città, quello che pone al centro la persona, lavorando per l’inclusione sociale e combattendo solitudine ed emarginazione».
«Le famiglie – avverte Pandolfi rivolgendosi alla Regione – conoscono bene i problemi dell’Azienda sanitaria e del Dipartimento di Salute mentale i cui servizi sono in affanno nella gestione ordinaria per diverse cause tra cui la carenza di personale. Assegnare all’Ast il Progetto Sollievo significa stravolgere il progetto, snaturandolo con un approccio che da sociale diventerebbe a prevalenza sanitario, non conoscere la questione, né essersi confrontati con chi si trova a vivere quotidianamente le difficoltà: le famiglie. Così facendo si tradisce il senso originario di un progetto di eccellenza che lavora sul potenziamento degli interventi sociali nel progetto di vita delle persone con fragilità legate alla salute mentale».
Inoltre, «La Regione (sostenuta dal presidente della Commissione IV, il pesarese Nicola Baiocchi), vorrebbe relegare le amministrazioni locali a meri collaboratori, stabilendo allo stesso tempo (e per assurdo) che le risorse per la realizzazione dei servizi e degli interventi rimangano comunque a carico dei Comuni e degli Ats». Una formulazione, per Pandolfi, che crea dissonanza tra chi paga e chi decide: «Dovrebbe essere logico e funzionale -ma evidentemente non lo è per questa Regione- che gli enti che erogano i finanziamenti siano anche i principali responsabili della progettazione».
«La Regione – prosegue Pandolfi – ancora una volta manifesta la sua incapacità di gestione, ma prima ancora, dimostra di non avere consapevolezza dei servizi necessari alle famiglie. Peccato che tutto ciò sia anche sostenuto da chi dovrebbe avere una conoscenza, seppur minima, della storia del proprio territorio, come i consiglieri pesaresi. In un contesto in cui il DSM, è in gravi difficoltà, soprattutto nel territorio provinciale, tra problemi di organico e frammentazione dei servizi sul territorio, in un contesto generale in cui la salute mentale vede un più 30% di richieste di aiuto, si mette mano ad un progetto che funziona, e che è un’eccellenza, per snaturarlo e darne la titolarità a servizi sanitari già in grande difficoltà nella gestione delle normali attività di cui hanno titolarità».
«Abbiamo pertanto chiesto di modificare la legge per il bene delle famiglie. Come Amministrazione comunale ribadiamo l’assoluta convinzione di voler gestire le tematiche sociali mettendo sempre al centro la persona, promuovendo percorsi di partecipazione attiva a partire dalle persone e famiglie per passare attraverso istituzioni e terzo settore sociale. Una linea ben diversa da quella di un a Regione che o dimentica o non conosce, la sua gloriosa storia sociale» conclude Pandolfi.
Comune di Pesaro
