Pesaro 9 agosto 2025. Spiaggia Sacro Cuore, un’alba di sole

Incontriamoci sulla spiaggia alle ore 5:45

Vi aspettiamo numerosi sabato 9 agosto alle ore 5:45 alla Spiaggia del Sacro Cuore per ricordare e continuare a celebrare i 100 anni della fondazione della congregazione delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore ad opera del Beato Carlo Liviero.

Il programma prevede:

  • ore 5:45 _ Appuntamento alle in spiaggia
  • ore 6:05 _ sorge il Sole
  • ore 6:10 _ Lodi al Signore
  • ore 6:20 _ S. Messa sulla battigia

La S. Messa sarà celebrata da S.E. Mons. Sandro Salvucci, arcivescovo di Pesaro insieme ad altri sacerdoti.

Una finestra … una storia

È l’estate del 1915.

Da poco è scoppiata la guerra, la “grande guerra” che semina lutti e crea vuoti nelle famiglie portando allo scoperto i grandi drammi della miseria.

A Città di Castello giovani e padri di famiglia vengono chiamati alle armi. Fatto inconsueto per questo piccolo scampolo di terra umbra per secoli governata, dallo Stato Pontificio durante il quale la gente assisteva, passiva, a piccole o grandi diatribe messe sempre a tacere dai soldati pontifici o dai francesi.

Proprio per questo getta nella disperazione molte famiglie.

Erano molte le finestre dei palazzi signorili che si affacciavano sulla piazza in quella calda mattina d’estate; l’aria era immobile, attonita, addormentata, quando il silenzio viene rotto dal pianto disperato di bambini e dal monologo angosciato di un padre: “Devo andare in guerra, non so a chi lasciarli …pensateci voi!”, e lascia, davanti al severo portone del palazzo comunale ancora chiuso, i suoi tre figli.

Solo una finestra era aperta, quella dell’episcopio, “la finestra della misericordia e compassione”. Il vescovo, Carlo Liviero, sente, fa suo quel pianto, il suo cuore solerte di padre si china su questa triste realtà e, senza lunghi calcoli e incertezze, interviene, agisce. Nasce, da quel pianto e quel monologo, un luogo per accogliere, per dare aiuto e sicurezza. La più grande delle opere del vescovo Liviero: un Ospizio per gli orfani e derelitti vittime innocenti della guerra.

È il 9 agosto 1915.

Insieme all’Ospizio, quasi automaticamente, nascono le Piccole Ancelle del Sacro Cuore, suore che, come il loro Fondatore, di fronte alle miserie e alle povertà amano con il cuore di Dio.

La finestra dell’Episcopio si apre su un piccolo lembo di panorama cittadino che, pur essendo questo lembo una piazza, cioè un luogo d’incontro e di ritrovo di persone di ogni tipo, è sempre limitato. È, però, un invito a muoversi alla ricerca, anzi spinge a orizzonti vasti. Ed egli, il Vescovo va, diventa direi, samaritano, operatore di strada, osservatorio permanente dei bisogni del suo popolo.

Gli occhi di Carlo Liviero sono da sempre finestre aperte su panorami umani, su povertà che sembrano scavate dal destino, su solitudini nascoste, sulla paura di un futuro incerto… aperture che suscitano intuizioni e interventi. Sa coniugare la fede, la missione agli aspetti umani della gente.

Nota al suo arrivo una grande mancanza di comunicazione tra diocesi e popolo e fonda subito un settimanale cattolico “Voce di Popolo”; vede ragazzi che vagano inoperosi tra i vicoli? Apre per loro una scuola! La povertà spinge a emigrare in cerca di fortuna? Ecco che su Voce di Popolo c’è un avviso: “nella Scuola Vescovile tutti i giorni dalle ore 4,30 alle ore 6,30 pomeridiane, si danno lezioni di inglese e di francese (I tifernati emigravano in Francia)” (novembre 1910). Molti giovani non hanno lavoro?Apre una tipografia. Vede i campi coltivati con raccolti poveri? Nasce in Voce di Popolo una rubrica per gli agricoltori con consigli e guida per raccolti più fecondi. C’è un’eclisse, un terremoto? Ecco, su Voce di Popolo la spiegazione astronomica e geologica alla portata di tutti.

La guerra ha lasciato miseria, fame malattie? I primi a soffrirne sono i bambini? Ecco: sulla spiaggia di Pesaro apre una Colonia Marina – “per i bambini scrofolosi e rachitici” – annuncia dall’altare e scrive su Voce Popolo. Il vescovo ha bisogno che le suore, il piccolo gruppo che ha creduto e imitato la sua fede siano pronte e sempre disponibili per essere madri per gli orfani, sorelle e samaritane per chi soffre…

Le Piccole Ancelle sono nate con l’Ospizio S. Cuore quel lontano lunedì 9 agosto 1915, quindi nel DNA della devono forzatamente avere la preoccupazione per ogni derelitto della storia, occhi sempre aperti sulle povertà, sulla sofferenza umana.

“Donne che si dedichino a tutte le opere di cristiana carità”, sottolinea con forza nella lettera al papa Benedetto XV…  Riflettendo nella forza di questa richiesta vien da chiedersi se teme che il tempo, le vicende sociali possano diluire la forza carismatica ed esse possano mettere limiti all’amore, alla compassione, alla capacità di riconoscere gli ultimi di ogni tempo e luogo, alla capacità di essere strumenti nella mano di Dio per chiunque ha bisogno.

Suore che possano attendere alle sue opere e sentire l’ansia di portare l’annunzio di Cristo attraverso il balsamo della carità; egli diviene modello e padre per queste giovani generose.  Egli, come il buon samaritano sa chinarsi sui vari “malcapitati” della vita soccorrerli e curarli, manifestando così che Dio è amore. È questo il grande esempio che offre alle sue suore.

In Carlo Liviero è evidente il carisma della profezia. In molte intuizioni precede i tempi, es. nella scuola, nella valorizzazione della donna, nell’attenzione alla solidità della famiglia, nell’inserimento dei laici nella chiesa …

Proprio sul letto di morte egli ha saputo guardare lontano, quasi gli passassero davanti, facendogli trepidare il cuore, i derelitti di ogni tempo e luogo, le solitudini, le orfanezze dell’uomo nel tempo.

È allora che alle suore presenti affida il suo testamento: e voi continuate… questo invito ha illuminato la speranza di quelle giovani che hanno saputo raccogliere le sue ansie e camminare sulle strade della vita accanto al piccolo e al bisognoso come sorelle e madri.

Lo hanno realizzato nel semplice quotidiano e nei momenti difficili perché le Piccole Ancelle, anche nella guerra del 1945, sono state capaci di azioni di vero eroismo a rischio anche della vita.

A loro viene chiesto di testimoniare con la vita che Dio è amore, di “insegnare la legge di Cristo che è bella…” camminando accanto all’altro in atteggiamento di ascolto e di accoglienza.

Avvertono presto il bisogno di oltrepassare i confini dell’Italia, ormai divenuta troppo stretta per un Congregazione che si era stabilizzata.

Dal 1980 le suore di Carlo Liviero operano in terra di missione in Kenya dove si ripetono le esperienze iniziali dell’Istituto: bambini orfani e abbandonati, ragazzi di strada, promozione della donna, evangelizzazione, cura dei malati.

Poi in Albania, terra resa povera di valori da una lunga dittatura atea. In collaborazione con altre religiose le Piccole Ancelle al seme della Parola di Dio aggiungono il calore della carità che è comprensione e rispetto di ogni persona.

In Ecuador, in collaborazione con le attività parrocchiali.

La Congregazione, cresciuta nella consapevolezza di essere diventata internazionale, si sta aprendo al dialogo con i laici per poter condividere con loro il carisma trasmessoci da Liviero.

Nel 1924 le Piccole Ancelle desideravano andare missionarie in America Latina al seguito dei nostri emigranti per condividere con loro la lontananza le solitudini, le sofferenze della ricerca di un futuro miglior, per confortarli, aiutarli e tener viva in loro la fede nel Dio che accompagna ogni momento della nostra vita. Ma i tempi non erano maturi e il Fondatore dissuade da questa opera.

Ora che il mondo si è fatto piccolo e a volte sembra concentrarsi nelle nostre città, nei paesi e nei piccoli borghi, gli immigrati che inseguono sogni di benessere o di semplice vita dignitosa come abbiamo fatto noi in altri tempi, ce li ritroviamo, e ci chiedono di essere per loro samaritane capaci di curare le loro ferite e di accogliere le loro attese. Ritroviamo anche l’ansia apostolica di Carlo Liviero là dove giovani spengono le loro energie nella solitudine o alla ricerca di piaceri vacui. A questi dobbiamo dare una risposta.

“Potens in opere et sermone” venne definito questo pastore che amò il suo gregge con il cuore di Dio.

E a distanza di 110 anni, le suore di questo grande vescovo continuano con umiltà a soccorrere e amare con il cuore di Dio, con gli occhi attenti agli emarginati, pronte a soccorrere ogni miseria, a raccontare con la loro vita la tenerezza e la misericordia infinita di un Dio tanto vicino all’uomo che soffre. Oggi come ieri.

Simonetta Campanelli

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