Massimiliano Santini e il peso del silenzio: il caso del pc che potrebbe cambiargli la vita

PESARO – A volte non è solo quello che si dice a contare, ma soprattutto ciò che si sceglie di non dire. Massimiliano Santini, ex dirigente del Comune di Pesaro, oggi si trova al centro di un’indagine che potrebbe segnare profondamente la sua vita. E il suo silenzio rischia di diventare la parte più rumorosa di tutta questa storia.

La vicenda ruota attorno a un oggetto apparentemente comune: un computer portatile. Un “Dell” in dotazione al Comune, che Santini avrebbe dovuto restituire al termine del suo incarico, il 17 giugno 2024. Non l’ha fatto. E, settimane dopo, ha denunciato lo smarrimento del pc, indicando come data della perdita il 13 luglio. Ma proprio quella denuncia, agli occhi degli inquirenti, è ora considerata falsa.

Perché c’è un dettaglio che mette in crisi la versione di Santini: il 26 luglio, quel pc risulta ancora attivo. Si collega alla rete Wi-Fi di casa sua e contatta il sistema antivirus del Comune. Un fatto che, secondo la Procura, cambia tutto. Il pc non è sparito. È lì, e il tentativo di farlo credere smarrito potrebbe essere stato un modo per nascondere qualcosa. Forse dati, forse collegamenti. Forse la verità.

Ma la questione non è solo tecnica. È anche umana. Perché Santini, di fronte ai magistrati, ha scelto di non parlare. Di non spiegare. Di non difendersi, almeno per ora. Un silenzio che diventa pesante, in un’inchiesta dove tutti gli altri coinvolti – da Matteo Ricci a Franco Arceci – hanno deciso invece di collaborare, di dire la loro versione.

Questo atteggiamento, unito alla denuncia sospetta, potrebbe portare a un’accusa molto grave: tentativo di inquinare le prove. Ed è su questo fronte che, finora, la Procura è rimasta cauta, rispettosa dei diritti dell’indagato. Ma il rischio che la situazione precipiti non è più solo ipotetico.

Santini sembra essersi isolato. Non ha parlato, non ha giustificato, non ha cercato di costruire una narrazione alternativa. E in questa solitudine processuale, a raccontare la sua storia rischiano di essere gli altri. Quelli che, invece, hanno scelto di esporsi. Come Ricci, che ha risposto alle domande e potrebbe, con le sue parole, influenzare anche il destino dell’ex dirigente.

In un’inchiesta in cui persino un software antivirus può diventare testimone chiave, restare zitti può sembrare una forma di difesa. Ma può anche trasformarsi in un boomerang. Perché il silenzio, quando tutto intorno parla, può pesare più di qualsiasi ammissione.

E così, in una vicenda fatta di atti, date, tecnicismi, rimane un uomo fermo davanti a un bivio. Con un pc che forse non è mai scomparso, e con una voce che – se non sarà lui a usarla – rischia di essere sostituita da quella degli altri.

Rosalba Angiuli

Lascia un commento