Pesaro, 30 luglio 2025 – Dopo Ricci, tocca a Franco Arceci. L’ex capo di gabinetto del sindaco Matteo Ricci – figura chiave dell’amministrazione pesarese per anni – si presenterà domani davanti ai magistrati che indagano sul caso “Affidopoli”. E a differenza di altri protagonisti dell’inchiesta, ha scelto fin da subito una linea chiara: parlare.
“Spiegherà tutto quanto, con trasparenza e precisione”, ha dichiarato il suo avvocato Maurizio Terenzi, che lo difende insieme al collega Alberto Bordoni. “Attendiamo con serenità l’interrogatorio, Arceci illustrerà con chiarezza ciò che ha fatto e ciò che non ha fatto, perché ritiene il suo operato corretto e conforme”.
Una posizione diametralmente opposta rispetto a quella assunta nei giorni scorsi da Massimiliano Santini e Stefano Esposto, ritenuti dagli inquirenti il cuore operativo del presunto sistema di affidamenti irregolari. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Due strategie opposte
Santini, definito “la mente creativa” degli eventi promossi dal Comune, è stato ascoltato lunedì. All’uscita dalla Procura, la sua legale Paola Righetti ha chiarito: “È il momento di tacere, finché non avremo piena conoscenza degli atti”. Poche parole, ma una linea difensiva ben definita.
Stessa scelta per Esposto, ascoltato sabato scorso. Anche in quel caso, silenzio assoluto. Alla domanda dei giornalisti su eventuali pressioni politiche ricevute, il legale ha risposto: “Non posso dire altro. Comprometterei la posizione del mio assistito”.
Il ruolo di Arceci
Ex dirigente pubblico di lungo corso, Franco Arceci era formalmente in pensione al momento delle perquisizioni del 10 ottobre, ma continuava a frequentare ogni mattina gli uffici comunali, con tanto di targhetta al suo nome sulla porta. Quel dettaglio non è sfuggito agli inquirenti, che considerano la sua figura centrale nell’apparato gestionale della precedente amministrazione.
Nel corso delle indagini, l’ufficio di Arceci è stato tra quelli passati al setaccio dalla Guardia di Finanza, insieme a quello dell’allora sindaco e di alcuni funzionari delle partecipate comunali.
Un nodo politico e tecnico
Il confronto tra le due linee – silenzio da un lato, trasparenza dall’altro – riflette le diverse strategie difensive ma anche i differenti livelli di coinvolgimento ipotizzati dalla Procura. Arceci, pur essendo stato parte dell’amministrazione Ricci, non è indicato come ideatore del sistema, ma potrebbe offrire una chiave interpretativa decisiva sugli equilibri interni del Palazzo e sulle modalità di affidamento dei progetti oggetto dell’inchiesta.
Con 24 indagati e decine di episodi sotto la lente, l’indagine Affidopoli resta in costante evoluzione. Dopo il confronto con Ricci, l’interrogatorio di domani potrebbe aggiungere un nuovo tassello al puzzle che i magistrati stanno cercando di comporre.
Redazione Pesaro Notizie
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