Pesaro, 30 luglio 2025 – Un meccanismo definito “chirurgico”, un limite da non superare – quello dei 40.000 euro – e una rete di comunicazioni riservate che, secondo la Procura, avrebbero aggirato i principi di trasparenza e legalità negli affidamenti pubblici. L’inchiesta, ribattezzata dai media “Affidopoli”, scuote la città e pone sotto la lente gli enti partecipati dal Comune, in particolare Fondazione Pescheria e Aspes.
Al centro del presunto sistema, tre figure chiave: l’ex sindaco Matteo Ricci, Massimiliano Santini e Stefano Esposto. Secondo l’avviso di garanzia, non si tratterebbe di un arricchimento personale, ma di un uso strumentale delle partecipate comunali per consolidare alleanze, fedeltà politiche e consenso.
Affidamenti “limati”
Un esempio emblematico riguarda i 14 totem promozionali di Pesaro2024, affidati dalla Fondazione Pescheria alla ditta Opera Maestra per 39.833 euro. Appena 167 euro sotto la soglia dei 40.000, oltre la quale sarebbe stato necessario ricorrere a procedure più stringenti. Le email tra Silvano Straccini, direttore generale della Fondazione, ed Esposto, svelerebbero un accordo preventivo per limare il prezzo. Santini, pur non ricoprendo alcun ruolo ufficiale, avrebbe ricevuto e condiviso documenti riservati.
“Pesaro nel Cuore”: un altro caso sotto esame
Lo schema si sarebbe ripetuto nel caso dell’evento natalizio “Pesaro nel Cuore 2023”, affidato da Aspes alla ditta Stella Polare per 36.173 euro. Ma secondo gli inquirenti, già un mese prima, Santini aveva ricevuto via mail l’elenco delle ditte affidatarie e gli importi degli affidamenti. Segno, secondo la Procura, che Aspes e Fondazione Pescheria non agivano in autonomia, ma come articolazioni funzionali di un unico centro decisionale.
Le violazioni contestate
Il quadro che emerge è grave: violazione del principio di rotazione, assenza di indagini di mercato, esclusione ingiustificata della piattaforma Mepa (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione) e, soprattutto, scambio illecito di atti coperti da segreto d’ufficio.
Nel caso dei totem, la Fondazione avrebbe dichiarato di non poter utilizzare il Mepa, nonostante fosse abilitata. Inoltre, mancherebbero prove di verifiche sui requisiti della ditta prescelta e documentazione di esperienze pregresse che giustifichino l’affidamento diretto.
Silenzi e attese
Nel corso degli interrogatori, gli indagati hanno scelto finora il silenzio. “Parlerò quando sarà il momento”, ha detto Santini, mentre Esposto ha fatto scena muta. Nessun commento neppure su eventuali pressioni politiche ricevute. La linea difensiva appare, per ora, attendista.
Un sistema opaco
Secondo la Procura, l’uso strategico di affidamenti sotto soglia avrebbe permesso di aggirare le regole e mantenere il controllo politico su eventi e iniziative pubbliche, sfruttando la copertura formale delle partecipate. Un “sistema” – come viene definito nell’avviso di garanzia – che pone interrogativi sull’autonomia gestionale degli enti e sull’effettiva trasparenza dell’amministrazione pubblica.
Redazione Pesaro Notizie

