Le parole che restano

La fede sul dito

Ero bella, giovane,
amavo Antonio,
quel giorno a San Severino,
un sogno nel cuore,
un’anima che si apre al mondo.

Guardavo la fede al dito,
pensavo: “Ora sono grande,
questa promessa è la mia vita,
la mia forza, il mio domani.”

Ma quell’anello, così piccolo,
portava con sé un’ombra nascosta,
un segno di disgrazie e lotte,
di giorni difficili e notti insonni.

Eppure, in mezzo a tutto,
quel cerchio d’oro resta,
testimone silenzioso
di un amore che non muore,
anche quando il cuore si spezza.

L’anello perso

Era un giorno di sole,
il mare calmo e infinito,
e io camminavo sulla sabbia,
sentendo l’acqua fresca sfiorare i piedi.

Guardavo la fede al dito,
come sempre, come fosse un’ancora,
ma poi, all’improvviso,
non c’era più.

Un attimo di panico,
le dita frugavano tra la sabbia,
ma l’anello era scomparso,
portato via dall’onda o nascosto tra i granelli.

Mi fermai a pensare,
forse non era solo un oggetto perso,
forse era un segno,
un invito a capire,
a guardare dentro,
a scoprire cosa davvero significava.

Quel giorno, il mare non portò via solo un anello,
ma anche un peso,
una domanda che dovevo affrontare.

E così cominciò il mio cammino,
non più solo legata a un simbolo,
ma libera di cercare la mia verità.

La nuova fede e il dono

Ho ricomprato la fede,
ma non è più come prima,
porta il peso degli anni,
delle ferite invisibili.

La vita non è quella di un tempo,
è fatta di giorni faticosi,
di passi lenti, di speranze piccole.

Oggi, una ragazza gentile,
con un cuore grande,
ha portato la spesa,
un dono per arrivare al 31.

Non c’è solo l’anello sul dito,
c’è la luce in un gesto,
la forza nella semplicità,
la gratitudine che cresce.

E io la ringrazio,
perché anche nei giorni più bui,
ci sono mani tese,
e un filo di speranza da seguire.

Addio alla fede

Ho venduto la fede,
l’anello che un tempo brillava,
simbolo di promesse e sogni,
ora solo un ricordo distante.

Con essa sono andati via
anche gli altri gioielli,
pezzi di me,
pezzi di una vita che cercava luce.

Non è stato solo un gesto,
ma un addio silenzioso,
una rinuncia forzata,
un dolore nascosto sotto la pelle.

Ma dentro,
oltre l’oro e il metallo,
rimane la forza,
la storia di chi ha lottato,
di chi, nonostante tutto,
continua a camminare.

Quattro posate e il silenzio

Ho venduto tutto,
le cose che un tempo erano mie,
ora sono solo ricordi vuoti,
ombre di una vita spoglia.

Non ho un asciugamano buono,
né un servizio di piatti,
solo quattro posate sgangherate,
compagne silenziose dei miei giorni.

È un deserto intorno a me,
dove il rumore del passato
si è spento piano piano,
lasciando spazio a un silenzio pesante.

Eppure, anche qui,
in questo vuoto che pare infinito,
c’è una scintilla che resiste,
un filo sottile di speranza.

Perché la vita, anche senza cose,
continua a chiedere di essere vissuta,
con tutta la forza che resta nel cuore.

Rimanere con te

Desidererei solo stare bene,
alzarmi un giorno senza dolore,
sentire che il corpo mi appartiene,
che posso farcela da sola.

Vorrei avere la forza
di guardarti negli occhi,
figlio mio,
e dirti:
“Rimango qui con te.”

Nessun ospedale,
nessuna paura,
nessuna fuga obbligata.
Solo noi due,
come sempre,
nella stessa casa,
nello stesso respiro.

Il tempo corre,
come l’acqua tra le dita,
e la vita scivola via
mentre io la inseguo
con il cuore pieno
e le mani vuote.

Ma finché respiro,
lotterò per restare,
per darti una carezza al mattino,
un pasto caldo,
una parola gentile
che sappia di mamma.

I giorni di Bologna

A volte,
mi tornano in mente come lampi,
i giorni di Bologna.

Le strade del centro,
i portici infiniti,
i passi sicuri su marciapiedi familiari,
la borsa al braccio,
il cuore giovane.

Poi, casa di mamma.
Il profumo della cucina,
la voce che chiamava dal corridoio,
un piatto pronto,
senza bisogno di parole.

Era tutto così pieno,
così vivo.

Ora quei ricordi fanno male,
perché sembrano di un’altra vita,
di un’altra me.

Eppure li tengo stretti,
come si fa con una coperta nelle notti fredde,
perché anche se tutto è cambiato,
nessuno può portarmeli via.

Cosa significa per me il 28 luglio

Il 28 luglio è un giorno che non si può ignorare.
È una porta aperta sul passato,
un anniversario che non è solo una data sul calendario,
ma un nodo al cuore.

È il giorno in cui ho detto sì,
con il vestito bianco e gli occhi pieni di speranza,
alla vita con Antonio,
al futuro che allora sembrava tutto da costruire.

Era il 1973, a Bologna, nella chiesa di San Severino.
Ero giovane, bella, innamorata.
E mi sentivo strana,
come se stessi attraversando una soglia invisibile.

Oggi, 28 luglio,
non è più lo stesso giorno.
È carico di ricordi,
di cose perdute,
di gioie vissute e di dolori taciuti.

È un giorno in cui il tempo si piega,
e io mi ritrovo a camminare tra quello che ero
e quello che sono ora.
Senza fede al dito,
senza le cose di un tempo,
ma con la memoria viva
e la volontà di restare,
accanto a mio figlio,
con tutto l’amore che posso ancora dare.

Rosalba Angiuli

Lascia un commento