Affidopoli: il silenzio strategico di Massimiliano Santini

Nel cuore dell’inchiesta Affidopoli, che sta scuotendo le fondamenta del sistema degli affidi nella provincia di Pesaro e Urbino, c’è una figura che continua a far parlare di sé proprio per ciò che non dice: Massimiliano Santini.

Atteso in Procura per un interrogatorio che si preannunciava cruciale, Santini ha scelto una strada ben precisa: il silenzio difensivo. Una scelta che, in un contesto così delicato, pesa più di mille parole.

Già nei giorni precedenti al confronto con i magistrati, la sua legale, Paola Righetti, aveva chiarito che la linea sarebbe stata di assoluta prudenza: «Non vogliamo clamore, finché non vediamo i documenti», aveva dichiarato a Il Resto del Carlino (25 luglio 2025). Nessuna anticipazione, nessun commento, nessuna apertura.

Il 28 luglio, quando finalmente Santini si è presentato in Procura, l’interrogatorio è durato appena venti minuti. Ha confermato la propria volontà di non rilasciare dichiarazioni, né pubbliche né agli inquirenti. «Non voglio parlare in questa fase, a tutela della mia persona», avrebbe affermato, come riportato dall’ANSA.

Un silenzio che stride con la pressione crescente dell’opinione pubblica. Mentre altri indagati, come Stefano Esposto, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere senza ulteriori commenti, e altri ancora – come il sindaco Ricci – si sono detti disponibili a chiarire la propria posizione, Santini rimane avvolto in un alone di riservatezza. E il sospetto cresce.

Chi conosce i meccanismi giudiziari sa bene che il silenzio può essere una strategia difensiva legittima. Ma in un caso come Affidopoli, dove al centro ci sono i diritti dei minori, il sospetto di favoritismi, e il possibile abuso di potere, ogni mancata spiegazione diventa un segnale inquietante.

Che ruolo ha avuto davvero Massimiliano Santini nella gestione degli affidi? Perché, a differenza di altri, sceglie il silenzio anche mediatico? È una scelta personale o il frutto di una strategia più ampia?

Al momento, non ci sono risposte. Ma una cosa è certa: nel vuoto lasciato dalle parole mancate, si fanno strada interrogativi sempre più urgenti. E una comunità intera aspetta che venga fatta chiarezza.

Rosalba Angiuli

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