L’intelligenza artificiale e il lavoro: il futuro che ci aspetta tra ansia, opportunità e nuove professioni
Occhiello:
Secondo il World Economic Forum, nel 2027 le macchine svolgeranno il 43% delle mansioni lavorative. Meno posti, nuovi ruoli, più tecnologia. Cosa ci aspetta?
L’onda dell’intelligenza artificiale sta arrivando. Siamo pronti?
Nel 2027, secondo l’ultimo rapporto del World Economic Forum, l’intelligenza artificiale porterà alla creazione di 69 milioni di nuovi posti di lavoro. Ma 83 milioni scompariranno. In questo scenario, macchine e robot umanoidi arriveranno a svolgere il 43% delle mansioni lavorative, contro il 34% attuale.
Uno tsunami tecnologico che divide: per alcuni è l’alba di una nuova era, per altri l’inizio della fine. La curiosità si mescola all’ansia, l’entusiasmo alla paura.
Un esempio già tra noi: ChatGPT
Un esempio concreto di questa rivoluzione è ChatGPT, il chatbot di OpenAI che utilizza l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico per dialogare con l’essere umano e costruire testi. Una tecnologia capace non solo di conversare, ma anche di scrivere articoli, racconti, copioni. Non a caso, negli Stati Uniti gli sceneggiatori hanno espresso preoccupazione durante le recenti proteste per il rinnovo del contratto, temendo di essere sostituiti da software generativi.
In Italia, il Garante della Privacy ha momentaneamente bloccato l’uso di ChatGPT, ma il dibattito è ormai globale e inarrestabile: l’IA è uscita dal laboratorio ed è già tra noi.
Apocalittici o integrati?
Una recente ricerca condotta da PHD Italia, intitolata Stranger Skills, ha identificato due reazioni contrapposte all’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle aziende: da un lato gli “apocalittici”, dall’altro gli “integrati”. Per il 30% dei lavoratori intervistati, l’IA rappresenta la tecnologia chiave del futuro aziendale.
«Il tecno-entusiasmo – spiega Lorenzo Moltrasio, Managing Director di PHD Italia – va di pari passo con una diffusa ansia da esclusione. Le imprese devono rispondere con percorsi di formazione continua, capaci di preparare le persone alle sfide che ci attendono».
Le nuove figure professionali
Se è vero che alcuni lavori spariranno, è altrettanto vero che ne nasceranno di nuovi, legati proprio all’intelligenza artificiale. In particolare nel mondo del marketing, si stanno già affermando profili come:
- Conversational AI Developer: crea pubblicità interattive in cui l’utente può dialogare con i personaggi dello spot e persino acquistare prodotti in tempo reale.
- Decision Scientist: esperto di dati e machine learning, addestra algoritmi per prendere decisioni di marketing basate sul comportamento online degli utenti, nel rispetto della privacy.
Questi profili guideranno la digitalizzazione delle imprese e la riorganizzazione dei processi, promuovendo un approccio più strategico e olistico alla comunicazione.
Le competenze del futuro: la tecnologia ha bisogno dell’umano
Nonostante l’avanzata delle macchine, le competenze umane restano decisive. Secondo la ricerca, una persona su tre ritiene la creatività indispensabile nel lavoro del futuro. E sarà proprio l’IA, paradossalmente, a liberare tempo dall’operatività per consentire a molte figure di concentrarsi sul pensiero creativo.
Tra le skill più richieste emergono:
- pensiero analitico e creativo
- motivazione personale e auto-consapevolezza
- curiosità e apprendimento continuo
- empatia, ascolto attivo e capacità relazionale
- leadership e influenza sociale
- conoscenze tecnologiche di base
Sono competenze difficilmente replicabili da una macchina, e saranno al centro delle “nuove geografie del lavoro”.
Quando l’intelligenza racconta storie
Un altro ambito in trasformazione è quello della narrazione. Holden.ai StoryLab, progetto nato dalla Scuola Holden con Rai Cinema e l’Università La Sapienza, esplora le applicazioni dell’IA alla scrittura, ai media sintetici e alla creatività.
Il laboratorio, diretto da Simone Arcagni e Riccardo Milanesi, studia come uomo e macchina possano collaborare per creare nuovi linguaggi, nuovi formati, nuove storie. Perché raccontare resta un bisogno umano. Ma forse, oggi, può diventare anche una collaborazione tra intelligenze.
Conclusione: quale futuro stiamo scrivendo?
L’intelligenza artificiale non è più una promessa futuristica: è il presente. Il suo impatto sul mondo del lavoro sarà profondo, ma non necessariamente distruttivo. Molto dipenderà da come sapremo affrontarlo, preparandoci con consapevolezza, flessibilità e visione.
La domanda non è se l’IA cambierà tutto. Lo farà. La vera domanda è: come possiamo essere noi a guidare il cambiamento, invece di subirlo.
Rosalba Angiuli

