Un gesto didattico è diventato un caso politico ed ha suscitato l’ira della destra pesarese che attacca senza mezzi termini Simonetta Drago, insegnante e consigliera comunale, che in occasione del referendum dello scorso 8 e 9 giugno, ha osato parlarne in classe spiegando ai suoi studenti cos’è un voto popolare, quali erano i quesiti e come possano incidere sulla vita reale dei giovani – sul lavoro, sulle prospettive future, sulla dignità delle persone. Lo ha fatto con onestà intellettuale, ammettendo il proprio schieramento, invitando però gli alunni a farsi domande, a ragionare, a costruirsi una propria opinione.
La destra locale, fedele al suo copione stantio ma purtroppo sempre efficace, si è subito gettata sull’occasione come falchi sulla preda. Richieste di dimissioni, accuse strumentali di “condizionamento ideologico”, slogan urlati e la solita narrazione distorta della “cattiva maestra”, quella che non insegna ma manipola, che non forma ma indottrina. Una favola raccontata male, ma sufficiente a generare polemiche utili a distogliere l’attenzione da chi dai banchi del Governo sta massacrando la scuola, l’insegnamento, gli insegnanti, i lavoratori della scuola e gli alunni.
MA FORSE C’È DELL’ALTRO. Dietro questa reazione violenta, si nasconde una paura: quella di chi sa che una scuola che forma menti libere, critiche, informate, è l’unico antidoto alla propaganda, all’ignoranza strumentale. Perché se i giovani imparano a leggere tra le righe, a chiedersi chi ci guadagna da una riforma o chi ci perde, allora nessun populismo regge più.
E allora colpiscono Simonetta Drago che rappresenta quel tipo di insegnante che ogni genitore vorrebbe per i propri figli: preparata, appassionata, coraggiosa. Che non si limita a spiegare nozioni, ma accompagna i ragazzi nel difficile processo di crescita, li aiuta a capire che la democrazia non è uno spettacolo da guardare, ma una pratica da vivere, da difendere, da migliorare.
Quello che è successo a Pesaro non è solo un attacco a una persona, ma un sintomo di una malattia più grande: LA VOLONTÀ DI DEPOTENZIARE OGNI VOCE CRITICA, ogni figura competente, ogni professionista che mette al centro la libertà di pensiero. La destra usa il metodo del “cerca e distruggi” non per difendere i valori della comunità, ma per alimentare un clima di sospetto, divisione e conformismo. Perché non è la verità che cerca, ma il consenso facile.
ECCO PERCHÉ STO DALLA PARTE DI SIMONETTA. Dalla parte di chi crede che la scuola non debba essere una catena di montaggio per automi acritici, ma un laboratorio di cittadinanza. Dalla parte di chi sa che formare persone capaci di scegliere, di dissentire, di partecipare, è l’unica vera garanzia per il futuro. In un mondo in cui lo stato di diritto vacilla, il lavoro precario avanza, la sanità si sgretola, l’ambiente brucia e la pace è minacciata da conflitti sempre più disumani, non possiamo chiedere di meglio che una scuola che dia gli strumenti per comprendere, agire e resistere.
Grazie, Simonetta per averci ricordato che insegnare è anche un atto di coraggio.
Lorenzo Lugli
Consigliere Comunale
Movimento 5 Stelle PESARO

