A Pesaro, la solitudine ha le chiavi di casa

C’è chi dice che vivere in una città di mare sia una fortuna. C’è chi viene qui a riposare, chi a cercare luce, chi a sognare. Ma poi ci siamo noi, quelli che a Pesaro ci vivono tutto l’anno. Non in vacanza, ma nella quotidianità che sa di spesa al discount, di bus in ritardo, di finestre che guardano altre finestre.

Qui, anche la solitudine ha trovato residenza. La si incontra spesso al mattino, mentre ci si infila la giacca senza fretta. Ti osserva quando esci, fa due passi con te e poi ti aspetta, accanto alla posta, sul pianerottolo. Non fa rumore, non ha bisogno di suonare: ha le chiavi di casa.

È una solitudine che non urla. Si accomoda in salotto, mentre cerchi di capire se la bolletta è troppo alta o se hai fatto bene a comprare quel paio di scarpe nuove che ti servivano, sì, ma che forse faranno storcere il naso a chi verrà a giudicare la tua economia domestica.

Qui, anche il cielo sembra a volte girarsi dall’altra parte. Poi arriva il tramonto, e la città si tinge d’arancio e malinconia. Pensi che forse domani sarà diverso. Magari passerà qualcuno. Magari una visita sarà una visita, non un interrogatorio.

E allora scrivere diventa un modo per resistere. Per dire: io ci sono. E anche se la solitudine ha le chiavi di casa, non gliel’ho mai lasciata tutta. Tengo ancora io il mazzo di riserva.

Rosalba Angiuli

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