GNL a Pesaro, il rischio concreto di una nuova servitù che trasformerà il nostro territorio in un’area destinata a impianti insalubri e pericolosi

Nota stampa

Mi rendo conto di come attualmente il nostro Comitato invii comunicati e note stampa ai giornalisti locali a un ritmo quasi quotidiano. Lo facciamo non per una sorta di “grafomania”, ma perché ci troviamo al centro di un fenomeno trasformativo che riguarda la nostra città. È un periodo in cul le istituzioni sembrano orientate a bypassare le normative nazionali ed europee, per asservire alcuni territori a progetti energetici, che vengono definiti “strategici”, ma in realtà favoriscono gli affari di imprese insalubri e pericolose aprendo la strada a ulteriori progetti, senza alcuna cura per l’ambiente e la salute dei cittadini. È un fenomeno che fino a ieri si contrastava con il diritto, ottenendo giustizia nelle sedi giuridiche o sollevando attenzione politico-mediatica. Oggi non basta più. Oggi assistiamo a progetti che non hanno alcuna caratteristica di fattibilità, ma vengono ugualmente promossi e spesso approvati. La Commissione europea ne è a conoscenza, anche grazie alla società civile pesarese, ma non sembra ancora aver compreso l’aggressività di questa progettistica. Quello che accade somiglia molto a fenomeni constatati nei decenni passati in Africa, America Latina e in generale nelle aree povere. Oggi l’industria pericolosa e insalubre si afferma anche nei paesi più ricchi, sospinta da capitali enormi e dalla mancanza di anticorpi da parte di istituzioni e società civile. La presente nota stampa fa parte di questa opera di informazione corretta che ci siamo assunti, sostenuti da un importante Comitato etico e scientifico, da legali preparati ed esperti capaci di aggiornarsi continuamente per non essere travolti da una pericolosa filosofia capovolta del profitto a tutti i costi. Grazie di leggermi.

Pesaro corre oggi il rischio concreto di diventare una nuova zona di servitù industriale, un territorio dove si concentrano infrastrutture energetiche potenzialmente pericolose, come l’impianto di liquefazione di gas naturale liquefatto (GNL) autorizzato a ridosso di aree produttive e abitative. Questo rischio non è teorico. La storia urbanistica e industriale italiana dimostra come, una volta insediato un primo impianto critico, il territorio diventi terreno fertile per ulteriori installazioni. Il passaggio da area produttiva a “zona sacrificabile” è spesso rapido, poco trasparente e privo di una vera consultazione pubblica.

L’insediamento del GNL a Pesaro non è solo un caso locale, ma rappresenta una tendenza nazionale: la trasformazione silenziosa di aree periurbane in spazi subordinati a interessi industriali o energetici, anche a scapito della salute pubblica, della sicurezza e della qualità dell’ambiente. Queste zone diventano servitù moderne, dove il concetto di “utilità pubblica” finisce per sovrastare i diritti fondamentali dei cittadini. Ecco come funziona questo meccanismo.

Nelle città e nei territori italiani, le servitù industriali non sono sempre deliberate in modo esplicito: nascono per accumulo, per inerzia o per convenienza economica e politica. Tutto comincia dalla pianificazione urbanistica, con i PRG o PUC che destinano alcune aree a uso produttivo-industriale. Queste zone, col tempo, attirano sempre più insediamenti ad alto impatto ambientale, sfruttando la logica dell’“effetto calamita”: se un sito è già compromesso, ospitarvi nuovi impianti sembra meno problematico, anche se i rischi aumentano.

Col passare degli anni, questo porta alla creazione di aree a servitù di fatto, cioè spazi dove si limita concretamente la libertà e il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente salubre. Non si tratta di servitù previste dal Codice civile, ma di situazioni in cui il diritto alla salute e alla partecipazione viene compresso per fare spazio a interessi industriali.

La normativa ambientale e industriale, dalla Direttiva Seveso alla VIA e VAS, dovrebbe impedire questi squilibri. Ma in realtà, spesso, vengono applicati in modo formale: si rispettano le procedure, ma non si considera il carico cumulativo di rischio e inquinamento. Laddove esiste già un impianto, si tende a qualificare l’area come “idonea” per altri insediamenti, anche se i residenti vivono già condizioni critiche.

Le servitù si radicano anche grazie a leggi di emergenza o semplificazioni: Sblocca Italia, decreti PNRR, deroghe ambientali o urbanistiche consentono insediamenti accelerati in nome dell’“interesse strategico nazionale”, spesso escludendo i cittadini da scelte che li riguardano direttamente.

Infine, c’è la questione della partecipazione democratica. In teoria, i cittadini dovrebbero essere coinvolti attraverso osservazioni, consulte ambientali, processi partecipativi. Ma in pratica, molte decisioni vengono prese prima del coinvolgimento pubblico, e le osservazioni tecniche o civiche vengono frequentemente ignorate o ridimensionate. Toccherebbe alle istituzioni difendere il territorio, ma spesso i suoi rappresentanti non comprendono la gravità del fenomeno o sono distratti da ambizioni politiche che li inducono a non esporsi, finché la situazione sfugge loro di mano.

Così si costruiscono le servitù: zone grigie dell’urbanistica e della giustizia ambientale, dove le esigenze economiche sovrastano i diritti costituzionali. E quando anche i sindaci vengono esautorati da decisioni prese altrove, resta alla cittadinanza organizzata — comitati, associazioni, studiosi — il compito di ricordare che ogni territorio ha valore, e ogni comunità ha diritto a decidere del proprio futuro. Tuttavia, va evidenziato come gli strumenti giuridici siano sempre più costosi e di difficile accesso e come la complessità delle normative, la natura dei decreti che agevolano i progetti per l’energia o i rifiuti, la selva burocratica dietro cui si celano le posizioni assunte dalle istituzioni costituiscano altrettanti labirinti in cui è arduo orientarsi tanto per i cittadini quanto per gli ambientalisti, gli esperti e i giuristi.

Roberto Malini

Nota stampa di Roberto Malini, EveryOne Group – Comitato PESARO: NO GNL

Contatti:

Roberto Malini, Comitato PESARO: NO GNL – EveryOne Group scrittore, artista e difensore dei diritti umani 
Premio Rotondi 2018 quale “Salvatore dell’arte della Shoah” 
Esperto in Sostenibilità
Consulente etico editoriale e curatore di collezioni d’arte, fra cui quelle del Museo Nazionale della Shoah di Roma e della Cittadella di Barletta
 

EveryOne Group 
Holocaust Art Tribute – Roberto Malini Collection 
Movimento civile per la salvaguardia dell’ambiente e dei beni culturali e paesaggistici 
ILMC – Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria 
 


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