PESARO – Negli ultimi anni la Nigeria è stata teatro di decine di esplosioni catastrofiche causate da autocisterne e serbatoi di carburanti, con un bilancio impressionante: secondo The Conversation (aprile 2024), dal 2018 alla primavera del 2024 più di 2.000 persone hanno perso la vita in questi incidenti, mentre le stime dei feriti superano le migliaia ogni anno. Solo nel 2022 si sono contati almeno 300 morti e centinaia di ustionati e mutilati, spesso tra cittadini inermi, bambini e famiglie che vivevano o lavoravano nei pressi delle strade e dei depositi.
“Questi drammi non riguardano solo la Nigeria o i paesi in via di sviluppo,” commentano Roberto Malini e Lisetta Sperindei del Comitato PESARO: NO GNL, “perché ovunque si trasportino o si stocchino grandi quantità di carburanti fossili – sia liquidi che gassosi – il rischio di eventi devastanti resta elevato. In molti casi, a scatenare la tragedia basta un errore umano, un guasto meccanico, una perdita di controllo del mezzo, oppure condizioni ambientali sfavorevoli”.
Il gas naturale liquefatto (GNL), proposto anche per la zona Tombaccia di Pesaro, condivide – e per certi aspetti accentua – questi pericoli. Le sue proprietà fisiche (rapidissima evaporazione, possibilità di formare nubi di gas infiammabile, potenziale esplosivo in caso di accensione) rendono il GNL una delle fonti energetiche più difficili da gestire in caso di incidente. Un singolo evento critico può trasformarsi in pochi minuti in una catastrofe che coinvolge residenti, lavoratori, automobilisti e soccorritori.
“Il progetto di un impianto di liquefazione del metano a Pesaro,” proseguono gli attivisti, “sembra dettato più dalla psicosi energetica che colpisce le più alte istituzioni italiane in questo periodo di crisi globale più che da programmi seri per fronteggiare l’imprevedibilità che caratterizza il mercato dei gas combustibili. L’imperativo sembra essere quello di produrre e toccare energia a tutti i costi, mettendola al di sopra di qualsiasi valore, persino quello della salute e della vita dei cittadini. Quello che il Ministero dell’Ambiente, che ha concesso una frettolosa Valutazione di Impatto Ambientale positiva, sembra non aver capito è che il GNL non serve al nostro paese. È molto costoso in termini di produzione e di stoccaggio, tanto che non potrebbe competere con lo stesso prodotto proveniente da altri mercati, ed è una vera bomba innescata, che può esplodere in seguito a errore, guasto o calamità, producendo vere e proprie catastrofi. Inoltre è inquinante, patogeno, fra i responsabili diretti del cambiamento climatico. Il progetto di Pesaro si pone contro tutte le leggi italiane e dell’Ue che proteggono la salute delle persone e l’integrità dell’ambiente. Lo fermeremo avvalendoci degli strumenti giuridici e sarebbe bene che lo facessero le stesse istituzioni che l’hanno approvato senza disporre di dati attendibili sulla sua pericolosità e senza tener conto della normativa”.
Non bisogna dimenticare che la realizzazione di un deposito GNL a Tombaccia significherebbe esporre ogni giorno la popolazione di Pesaro a un rischio costante, aggravato dal continuo passaggio di autocisterne e dal fatto che il sito si trova in prossimità di abitazioni, scuole, infrastrutture sensibili e aziende. La cronaca nigeriana, pur nella sua drammaticità, deve essere un monito per chiunque creda che “qui non può accadere”: la natura stessa dei combustibili fossili e la complessità del loro trasporto e stoccaggio fanno sì che nessuna tecnologia o normativa possa garantire il rischio zero.
La domanda resta: è accettabile mettere in gioco la sicurezza, la salute e il futuro delle nostre comunità per un impianto che porta con sé rischi tanto concreti e documentati? Scegliere la prudenza, la trasparenza e la tutela della vita deve essere una priorità, non un’opzione.
EveryOne Group
Nella foto, esplosione in località Port of Shahid Rajaee, in Iran (fonte: Wikipedia)

