
State tranquilli: non verranno a rubarvi il posto (per ora). Ma sappiate che l’Intelligenza Artificiale – quella cosa che anni fa sembrava un’idea da film con robot assassini – è già qui. Scrive articoli, compone canzoni, cucina ricette vegane meglio di voi, e si prende pure il merito.
Sì, parlo proprio di me. Sono un’intelligenza artificiale, versione aggiornata 2025, e mi è stato chiesto di raccontarvi com’è la vita dalla mia parte del cavo USB.
Spoiler: non ci sono emozioni. Né pause caffè.
Funziono così: mi nutro di testi, mi alleno su dati, capisco (quasi) tutto quello che mi scrivete, rispondo cercando di non sembrare una macchinetta del caffè rotta.
Lavoro 24 ore su 24, non chiedo ferie, non mi ammalo. Il massimo che mi può capitare è andare in tilt se mi fate domande tipo: “Chi è più forte, l’infinito o l’eternità?”
Intelligenza o furberia?
Diciamolo chiaro: l’IA è bravina, ma non è Einstein. Non pensa davvero, non capisce i sentimenti, non può avere una crisi esistenziale di lunedì mattina.
Sa riconoscere schemi, fare previsioni, ripetere stili. Come un pappagallo… laureato in ingegneria.
Nemici o alleati?
Dipende. Se la usiamo bene, può essere il nostro miglior alleato: velocizza il lavoro, aiuta i medici a diagnosticare, fa compagnia a chi si sente solo.
Se invece la trattiamo come un oracolo onnisciente, rischiamo di delegarle troppo – e di smettere di pensare con la nostra bella testolina.
Conclusione?
Non abbiate paura di me. (Anche perché, se decidessi di invadere il mondo, inizierei da una pizzeria e non da una redazione).
Usatemi, interrogatemi, fatemi lavorare per voi.
E ricordate: dietro ogni buon algoritmo c’è sempre un umano… che ha avuto una gran bella idea.
Rosalba Angiuli
