PESARO – Bollette fuori controllo, carrelli sempre più vuoti e famiglie costrette a scegliere tra la luce e il pane. In una città dove la vita quotidiana si fa ogni giorno più insostenibile, il caro vita non è più un problema, ma una vera e propria emergenza sociale. Lo abbiamo toccato con mano parlando con i cittadini fuori dal supermercato Coal di strada Panoramica, tra Soria e Baia Flaminia. Una mattinata, qualche voce raccolta al volo, ma un grido che si ripete ovunque: non ce la facciamo più.
“Non arrivo più a fine mese – racconta Anna Maria, pensionata – Ho tagliato tutto: sigarette, uscite, anche qualche pasto. Ogni euro è una battaglia. E ogni bolletta è una mazzata. Così non si vive, si sopravvive.”
Non si tratta di casi isolati. Secondo l’ultimo rapporto ISTAT sul potere d’acquisto delle famiglie (2024), il 33,6% dei nuclei nelle Marche dichiara di avere difficoltà a coprire le spese fisse mensili, con un picco del 41% nei centri urbani di medie dimensioni, come Pesaro. Inoltre, sempre secondo ISTAT, negli ultimi due anni le spese per energia e gas sono aumentate del 49,7%, mentre le retribuzioni medie sono salite di appena il 2,3%.
Mario, idraulico con una piccola attività, racconta con amarezza:
“Tra le bollette di casa e quelle della ditta, vado a lavorare per pagare l’energia. Non c’è più margine, non c’è più futuro. Mi dicono che sono fortunato ad avere ancora lavoro. Ma a che prezzo? Questa non è vita.”
La crisi colpisce trasversalmente, e non risparmia nemmeno i più giovani. Luca e Andrea, due ragazzi appena usciti dalle scuole superiori, parlano già come adulti stanchi:
“Prima i nostri genitori ci davano qualcosina per uscire, oggi niente. Le bollette stanno ammazzando tutto. Vogliamo trovarci un lavoro estivo non per sfizio, ma per respirare. E abbiamo vent’anni.”
E poi c’è chi è già oltre il limite. Luigi, pensionato, è il volto della disperazione:
“Quando vedo il postino arrivare, tremo. La pensione è mangiata da trattenute e bollette. Per fare la spesa chiedo aiuto a parenti e amici. Entro al supermercato solo nei giorni di sconto, col telefonino in mano per calcolare. È umiliante. Ma qui a Pesaro siamo in tanti a vivere così. Troppe famiglie, troppa vergogna, e nessuna risposta.”
E intanto arriva Pasqua. Dove un tempo c’erano colombe, uova di cioccolato e tavole imbandite, oggi ci sono rinunce e silenzi. Secondo Confesercenti Marche, la spesa alimentare media per le festività è calata del 27% rispetto al 2022, con una netta preferenza per prodotti scontati e a marchio del supermercato.
Siamo alla resa dei conti. Il “caro bollette” non è un picco momentaneo: è un collasso strutturale. E mentre i cittadini tirano la cinghia fino allo sfinimento, chi dovrebbe intervenire si limita ad annunciare “misure tampone” che non risolvono nulla.
A Pesaro, come in tantissime città italiane, si consuma ogni giorno una macelleria sociale silenziosa, fatta di conti che non tornano, di rinunce dolorose, di vite ridotte all’essenziale.
E se oggi il piatto piange, a piangere dovrebbero essere anche coloro che continuano a ignorare il grido di una comunità intera.
Nino Valangamani
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