Chi ha inventato l’ora legale e perché?

La proposta fu fatta la prima volta in Francia pochi anni prima della Rivoluzione Francese. Ma venne accolta solo nel Novecento, quando il risparmio energetico divenne una priorità.

Anche quest’anno, alla fine di Marzo, questa notte tra il 20 e il 31, allo scattare dell’ora legale, dobbiamo portare le lancette avanti di un’ora. Domani ci alzeremo prima, ma ritarderemo anche l’accensione della luce di sera, così potremo sfruttare al meglio l’irradiazione della luce solare.

Chi è stato il primo a pensare all’uso dell’ora legale? Quando è entrato in vigore e soprattutto, perché?

La proposta fu avanzata inizialmente a Parigi da Benjamin Franklin, uno dei “padri fondatori” americani. Benjamin Franklin (1706-1790) per tutta la vita fu appassionato di scienza (inventò il parafulmine) e nel suo saggio Un progetto economico per diminuire il costo della luce, pubblicato nel Journal de Paris (1784) avanzò questa proposta.

Benjamin Franklin fu il primo a capire che i cambiamenti sociali provocati dalla rivoluzione industriale chiedevano un’ottimizzazione dell’energia. Il problema divenne urgente durante la guerra, nel 1916. 

Ai quei tempi gli orologi non erano diffusi come attualmente e non c’erano nemmeno le ferrovie. L’esigenza di sincronizzare i minuti non era insomma determinante come lo sarebbe stata nell’Ottocento, comunque iniziava a farsi sentire.

Le fabbriche si stavano diffondendo sempre di più (la prima rivoluzione industriale in Inghilterra iniziò intorno al 1770) e imponevano infatti ritmi diversi rispetto a quelli della società agricola. La mattina, quando si poteva già sfruttare la luce del sole, le persone dormivano. Mentre alla sera, si usavamo candele e lampade ad olio per illuminare la notte.

Fu così che Benjamin propose quindi di indurre alla popolazione di alzarsi prima al mattino, sfruttando la luce del sole. Lo fece tassando le persiane per esempio, razionando le candele, proibendo la circolazione notturna e installando per le vie delle città sveglie rumorose che sparavano colpi di cannone.

Il suo suggerimento cadde nel vuoto, per essere riconsiderato a inizio Novecento (1907) da un inglese, William Willett, che propose di attuarlo alla Camera dei Comuni britannica. E siccome in tempo di guerra il risparmio energetico era importante, nel 1916 così fu, nel Regno Unito, in Italia e in altri paesi di Europa.

Nel nostro Paese dal 1916 in poi l’ora legale fu ripristinata e soppressa più volte. Durante la creazione della Repubblica Sociale (1943-45) ci fu addirittura una sfasatura dell’applicazione dell’ora legale fra il Nord e il Sud del Paese (per alcuni mesi nel 1944 fu in vigore solo nella Repubblica di Salò), finché a partire dal 1966 entrò in vigore con continuità e dal 1996 fu adottata con un calendario comune in tutta Europa.

Non tutti oggi concordano sulla sua utilità, soprattutto perché i bisogni del mondo industrializzato sono cambiati. E ciò che si risparmia sulla bolletta con un minore utilizzo dell’illuminazione è vanificato dalla moltitudine di apparecchi elettrici ed elettronici che divorano energia, indipendentemente dalle ore di luce, o che anzi tendono a rimanere accesi per più tempo, come i condizionatori d’aria.

Anche per questo c’è chi ha proposto di abolire l’ora legale: la questione in Italia, come in altri Paesi, è diventata oggi di competenza dell’Unione europea.

Nino Valangamani    

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