25 Novembre: sì unanime del Consiglio comunale per il ripristino del “Reddito di libertà”

25 Novembre: sì unanime del Consiglio comunale per il ripristino del “Reddito di libertà”

L’assise ha accolto i numeri e le testimonianze di professionisti e volontari impegnati in servizi, progetti e iniziative per sensibilizzare e contrastare contro la violenza di genere, al centro della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne a cui è stato dedicato il Consiglio monotematico odierno

Si è tenuto oggi il Consiglio monotematico promosso dal Comune per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne che ricorre il 25 Novembre. 

In apertura ai lavori, l’intervento del presidente del Consiglio comunale Enzo Belloni: «Il 25 Novembre è una giornata importante, che ci ricorda di affiancare sempre la teoria alla pratica, non solo oggi, ma tutti i giorni. Il nostro compito è quello di non spegnere i riflettori su un problema diventato una vera e propria piaga della società, anche attraverso iniziative dedicate in grado di formare le persone all’educazione sentimentale. Cambiare la testa degli adulti è difficile, ma non impossibile e su questo dobbiamo continuare a batterci. Ma ancora più importante è educare i giovani ai sentimenti, insegnare i “fondamentali”. Come nel basket, senza non si può giocare. E in amore senza i fondamentali non si può amare».  

A prendere la parola è stata poi l’assessora con delega alle Pari Opportunità Sara Mengucci: «È un momento importante per riflettere e vedere a che punto siamo arrivati in questa grande battaglia. Finora è stato fatto un lavoro enorme ma, come vediamo dalle cronache quotidiane, non basta. Ringrazio la Questora, presente oggi in aula, e tutte le Forze dell’Ordine per il lavoro straordinario che svolgono insieme al Centro Antiviolenza e ai tanti servizi che abbiamo nella rete provinciale. Ringrazio la Commissione donne elette, per aver scelto di focalizzare l’attenzione su due aspetti importanti: la prevenzione e la gestione dei percorsi di uscita dalla violenza. Due temi complessi, che necessitano di una grande lavoro di squadra per dare risposte». Ancora: «la violenza è un’emergenza sociale complessa e va affrontata in diversi modi: cultura, educativo e formativo, sociale. Bisogna sradicare la cultura patriarcale anche attraverso campagne di sensibilizzazione rivolte ai più giovani e con i servizi messi in campo. La politica e gli amministratori hanno la responsabilità di realizzare la cultura delle pari opportunità, anche attraverso il miglioramento delle condizioni socio-economiche delle donne, soprattutto quelle vittime di violenza, che hanno la necessità di avere un’autonomia sociale, economica e lavorativa. Non ultimo la formazione: lavoriamo insieme per educare ai sentimenti e all’affettività, collaboriamo per combattere la violenza contro le donne».  

Ha preso poi la parola il sindaco di Pesaro Andrea Biancani,questi alcuni passaggi dell’intervento: «Quando parlo di cultura, spesso mi piace ricordare a chi mi ascolta quanto essa custodisca molteplici sfaccettature: da quella artistica a quella sociale, promuovendo sempre – in ogni suo messaggio – eguali diritti per ogni individuo. Ma ancora una volta non possiamo e dobbiamo nasconderci: serve un investimento importante in termini di sensibilizzazione ed educazione ai rapporti sociali e sentimentali, soprattutto nelle giovani generazioni che si affacciano ai nuovi amori e che potranno essere, nel loro futuro, migliori di quelle attuali. La violenza di genere rimane, infatti, ancora diffusa e spesso minimizzata, anche se è bene sottolineare come nel corso degli anni è cresciuta sia la coscienza pubblica che la mobilitazione contro le molestie sessuali e le altre forme di violenza femminile. Questo anche grazie all’attivismo digitale – che muove le masse e le coscienze sui social e sul web-, e alla fondamentale rete dei centri antiviolenza che, giorno dopo giorno, accolgono le vittime, le salvano e le aiutano ad uscire da quel tunnel fatto di crudeltà e manipolazione, ritornando, lentamente, alla quotidianità della vita».  

L’assessore ai Servizi sociali Luca Pandolfi, presidente del comitato dei sindaci dell’Ats1 ha detto: «La storia racconta come, da decenni, il nostro territorio sia da tempo impegnato su questo tema. Con tante iniziative, come quella che stamattina ci ha visti rinnovare, insieme a 25 soggetti (istituzioni, enti, ordini professionali, Ambiti territoriali sociali e associazioni), il “Protocollo Virginia” che ha accresciuto le responsabilità e le azioni che devono garantire i suoi firmatari. Il Protocollo è un’altra delle testimonianze di questo percorso culturale complesso che abbiamo intrapreso e che è segnato da due tappe fondamentali. La prima, quella del 2008 quando l’Amministrazione provinciale decise che era importante mettere in rete le istituzioni (con i propri ruoli, capacità e linguaggi), per costruire una rete contro la violenza di genere. La seconda, nel 2009, con la nascita del Centro antiviolenza provinciale». Pandolfi ha ricordato il valore aggiunto dato da due elementi: «La co-progettazione come modalità di ideazione e gestione di progetti e servizi per il territorio, che permette di adeguare al meglio le risposte alle criticità; l’accrescimento e aggiornamento costante di competenze di chi opera nel settore del sociale, in particolare l’Ats e il Terzo settore». Pandolfi ha ripreso i numeri forniti dal CAV “Parla con noi” per presentare alcuni dei progetti – anche innovativi – del Centro, come “Voci” dedicato alle vittime di violenza assistita (il 91% delle donne accolte dal CAV sono madri di minori) e “Dico tra noi” rivolto agli uomini maltrattanti. Ha poi sottolineato «l’importanza delle proposte dei Consigli monotematici, come quella che verrà discussa oggi sul “Reddito di libertà” fondamentale per sostenere le donne in uscita dalla violenza e garantire l’autonomia». 

Sono seguiti gli interventi dell’associazione “Percorso Donna” che – tramite la presidente Mariangela Siepi e la vicepresidente responsabile Commissione formazione ed educazione Laura Martufi – ha presentato i suoi progetti di sensibilizzazione e prevenzione nelle scuole.  

L’avvocata Siepi ha detto: «Percorso Donna opera da 15 anni nel territorio provinciale per far conoscere, prevenire e contrastare la violenza maschile verso le donne. Fornisce al Centro Antiviolenza “Parla con Noi” la professionalità delle proprie associate presenti come operatrici e avvocate per fornire colloqui informativi di carattere legale. Per dare un supporto concreto alle donne vittime di violenza, per dar loro la maggior consapevolezza possibile e gli strumenti utili per uscire dalla violenza». Percorso Donna organizza anche eventi culturali durante l’intero anno, «per innescare un cambiamento sociale rispetto a queste tematiche e momenti di formazione nelle scuole di ogni ordine e grado. È qui che parliamo di rivoluzione culturale, necessaria affinché i giovani sviluppino uno spirito critico, riescano a riconoscere gli stereotipi della violenza di genere ma anche quelli delle disparità sociali fondate sul genere, ancora per molti troppo difficili da riconoscere, e che sono retaggi della cultura patriarcale». Siepi ha spiegato che, «nonostante alcuni dati Istat dimostrino l’alto grado d’istruzione delle donne italiane (superiore a quello degli uomini), altri numeri evidenziano le difficoltà delle donne nel raggiungere ruoli apicali nonostante abbiano tutte le potenzialità per farlo. Quando lasciamo le aule ci auguriamo che le giovani generazioni possano attuare la rivoluzione culturale necessaria per abbattere le barriere culturali e strutturali che oggi, ancora, permangono nella nostra società e che provano l’esistenza di una cultura patriarcale (diversa da quella passata) che nelle sue manifestazioni rappresenta una forma di violenza sistemica che raggiungere l’apice a volte, con i femminicidi». 

Così l’avvocata Laura Martufi: «Parlare di violenza sulle donne è sempre molto delicato, soprattutto quando si parla con i giovani. In questi anni abbiamo lavorato molto nelle scuole, con dei progetti dai titoli “accattivanti” e che contenessero la sostanza del progetto stesso. “La maleducazione degli stereotipi”, “Cose da maschio”, “Strappami l’amore”, sono alcuni esempi: il senso è quello di condividere una riflessione importante e cioè cosa stiamo comunicando quando scegliamo un titolo. Ciò vale per i nostri progetti, ma anche per quelli scelti dalla stampa». Un esempio riportato da Martufi riguarda un titolo “Gli stupratori li curiamo da piccoli”, «qui vediamo tante inesattezza – commenta -. La violenza non è solo lo stupro, lo stupro è una parte di un iceberg. L’uomo violento non è “malato”, ma è il figlio sano del patriarcato. Gli stereotipi di genere sono alla base dell’iceberg della violenza, sulla punta c’è il femminicidio. Molti dei nostri progetti hanno l’obiettivo di fare un uso corretto delle parole – ha detto ricordando la campagna fatta da Percorso Donna nel 2021, nella quale venivano indicate sette parole di contrasto a comportamenti violenti: onestà, inclusione, consenso, protezione, responsabilità, rispetto, silenzio -. Siamo nelle scuole da oltre 15 anni e quello che è emerso è il cambio dei giovani, la diffusione, maggiore, della violenza anche tra gli adolescenti, e la consapevolezza. La mobilitazione di un anno fa, dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin, dimostra che i ragazzi hanno molta più determinazione all’azione sui temi della violenza di genere, rispetto a dieci anni fa. Forse ne hanno sentito parlare di più, lo dimostrano anche i numeri dei contatti al Centro Antiviolenza di chi ha imparato a distinguere meglio la differenza tra amore e abuso. L’età della violenza si è abbassata, il procedimento di romanticizzazione della violenza continua a mietere vittime». Alcuni dati: «La violenza nelle coppie tra adolescenti si configura come un fenomeno che coinvolge sia maschi che femmine. Con specifico riferimento al contesto italiano, un recente studio condotto su un campione di 800 adolescenti ha evidenziato che il 41% degli adolescenti è stato vittima di violenza, mentre il 30% ha agito violenza nei confronti dell’attuale o ex partner». Poi ancora: «È importante un’azione precoce e tempestiva, intervenendo sin dalle prime fasce d’età, per evitare la cronicizzazione e cristallizzazione di determinati atteggiamenti nei confronti della violenza, prima che sfocino e si concretizzino in comportamenti di violenza. I dati ci dicono che la nostra scelta di lavorare nelle scuole secondarie sul tema del “consenso” è corretta. Da una recentissima survey di Fondazione Libellula sulle forme di violenza e discriminazione di genere (2024) infatti emerge che i ragazzi tra i 14 ed i 19 anni (che consistono nel 7% della popolazione italiana) hanno una percezione distorta delle relazioni. Si tratta di un bagaglio estremamente pesante che condiziona il loro modo di vivere l’amore e che ha radici che affondano nella cultura, nell’ambiente familiare e sociale che li circonda». In conclusione, «quali sono gli antidoti per il contrasto della cultura dello stupro e della violenza di genere che è così presente tra i giovanissimi? Formazione, sensibilizzazione, consapevolezza. Noi crediamo che questi siano gli ingredienti necessari e continueremo a praticarli ogni giorno a scuola e fuori». 

L’emiciclo ha poi ascoltato le relazioni presentate dalle referenti del Centro Antiviolenza “Parla con noi” sull’importanza del reinserimento sociale e lavorativo nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza di genere e, sulle progettualità ed interventi attivati dal CAV. 

Maura Gaudenzi, coordinatrice, ha illustrato i servizi di “Parla con Noi”. «La Casa di emergenza, esperienza unica nella Regione Marche, è aperta h24, 365 giorni l’anno. Ospita donne sole o con minori in maniera temporanea. Dal 2014 al 2023, ha accolto 550 donne e 576 minori. Nel 2023 ha accolto 75 donne e 72 minori (da gennaio a novembre 2024, 77 donne e 84 minori)». C’è poi il Centro di ascolto per uomini maltrattanti. «Il servizio (avviato dalla Cooperativa Labirinto tramite un progetto finanziato da Intesa San Paolo oggi) oggi sostenuto con risorse strutturali ministeriali destinati ai Cuav (centri provinciali), è destinato agli autori di violenza ma anche a coloro che pensano che potrebbero stare per agire violenza. Nel 2020 sono stati 13 gli uomini coinvolti; nel 2021, 18; nel 2022, 30; nel 2023, 46; nel 2024, le richieste sono state 100, le prese in carico 70, in questo momento 10 uomini sono in lista d’attesa».  

«Lavorare sulla volenza assistita è un obbligo, non un’opzione», ha detto Gaudenzi nel presentare Voci, «servizio dedicato alla violenza che subiscono, loro malgrado, i bambini. Avviato dalla Cooperativa Labirinto tramite un progetto finanziato da Intesa San Paolo, affronta un tema poco trattato dai tavoli. Dal 2021 ad oggi ha accolto 83 madri, 20 padri, 60 bambini (3-10) e 45 adolescenti; attualmente sono in carico 44 madri, 40 bambini (3-10) e 20 adolescenti. Nel giugno 2025 i fondi privati termineranno e rimarranno solo quelli dell’Ats1, non sufficienti per rispondere all’alta domanda conseguente all’alta sensibilizzazione fatta». Gaudenzi ha presentato anche i progetti avviati dentro la Casa Circondariale di Villa Fastiggi: nella sezione donne “Intrecci di parole”, dialoghi tra detenute e donne fuori dal carcere e “Il cielo Fuori”, sportello antiviolenza dentro il carcere. Nella sezione uomini abbiamo “Dico tra noi” e il “Gruppo di narrazione autobiografica” rivolto alla sezione dei sex offender. «Questi progetti sono stati interrotti nel gennaio 2024». Gaudenzi ricorda che «la titolarità di “Parla con noi” è dell’Ats1, che lo gestisce in co-progettazione con la Cooperativa Labirinto e in collaborazione con “Percorso donna”. Da aprile 2009 a novembre 2024 ha accolto 2004 donne; nel 2023 si sono registrati 179 accessi; da gennaio a novembre 2024, 187 (+20% rispetto allo stesso periodo del 2023)». Tra i numeri presenti appositamente per fare «cultura di genere e contro gli stereotipi sulla violenza di genere» la coordinatrice ha riportato i seguenti: «I dati delle donne registrate nel 2023 indicano che il 63% ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni; che il 72% è italiana; che il 44% è disoccupata, inoccupata, precaria o con lavoro saltuario (da sottolineare come, nel 40%, le donne dichiarino di subire violenza economica). Nel 65% sono donne con un diploma di scuola superiore o con laurea. Un altro dato: sono 70 le donne che nel 2023 sono uscite dalla violenza».  

Gaudenzi ha ripercorso alcune tappe del Cav: «il 2015 quando la titolarità del Centro è passata dalla Provincia all’Ambito; il 2019, anno del reinserimento lavorativo “Oggi sono io” e dell’attivazione dei percorsi formativi nelle scuole; il 2021 che ha visto l’apertura di altri 2 sportelli antiviolenza a Cagli e Urbino e quando è stato istituito il tavolo di lavoro per la presa in carico socio-sanitaria; il 2022, segnato dall’attivazione della Linea 3 “Percorsi di inclusione sociale, lavorativa e di formazione professionale”; il 2023 quando si è conclusa la stesura del protocollo di rete “Virginia”». 

Si è parlato poi “dell’autonomia delle donne vittime di violenza di genere, che si reinseriscono nel contesto sociale e lavorativo”, tema su cui si è incentrato l’intervento di Marika Gessi, assistente sociale: «La violenza economica è subdola perché resta latente ed emerge in momenti secondari. È una forma d’abuso in cui una persona cerca di controllare, manipolare o limitare l’accesso di un’altra alle risorse finanziarie spesso al fine di mantenere il potere e controllo. Parliamo di controllo dei redditi, gestione coercitiva delle risorse, indebitamento forzato, privazione materiale. Come operatori sociali seguiamo la “Convenzione di Istanbul” (2011), che predispone un piano globale di misura a protezione ed assistenza di tutte le donne vittima di violenza di genere, e il “Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne”, che pone linee di intervento per eliminare la violenza economica (es: percorsi di formazione, incentivi all’occupazione, reddito di libertà, collaborazione tra istituzioni). Dal 2022 l’Ats1 ha pensato ad una linea di interventi (es: corsi professionali, patenti di guidi, tirocini) da mettere in campo per sostenere l’autonomia delle vittime di violenza, individuati dal bisogno delle donne che hanno fatto accesso al Centro Antiviolenza (179 nel 2023)». Poi il reddito di libertà, «una misura che si concretizza con un sussidio di 400 euro per 12 mesi, per donne in carico al Centro Antiviolenza che hanno un bisogno urgente decretato dai servizi sociali. La misura è stanziata con fondi nazionali, ripartiti alla Regione secondo criteri della presenza di numero di donne compreso tra i 18 e 67 anni. Il legislatore ha anche la possibilità di implementare i fondi: dal 2021 al 2024 il Centro Antiviolenza di Pesaro, Urbino e Cagli ha caricato 54 domande di reddito di libertà, ci risultano liquidate 19 domande (facenti capo al 2021). Le altre non sono state evase per mancanza di fondi. Cooperativa Labirinto ha partecipato ad un bando di Intesa San Paolo, grazie al quale possiamo avere fondi per il 2025 a supporto della violenza economica, implementando corsi per la patente di guida, ore di baby sitter, percorsi di benessere psico corporeo e psicologico».  

MOZIONI E ORDINI DEL GIORNO

L’assise ha poi discusso e approvato all’unanimità la mozione di indirizzo presentata dalle consigliere Fabbri, Manenti, Palazzi, Rocchi, Anniballi, Dominici, Drago, Palazzi, Tommasoli, Mattioli e Alessandroni dal titolo “Contrasto alla violenza di genere: potenziamento della rete ‘Virginia’ per le attività di informazione-educazione, della rete istituzionale attiva per la tutela delle donne vittime di violenza e ripristino del “Reddito di libertà”. Una mozione proposta per favorire: «le donne nel conseguimento dell’autonomia e nel reinserimento sociale; le madri nella conciliazione delle necessità lavorative con quelle di cura, educazione e custodia dei figli; e per potenziare i percorsi per lo svincolo dalla casa accoglienza per le donne che abbiano già raggiunto gli obiettivi della permanenza in comunità» ha detto la presidente della Commissione Donne elette e Pari opportunità Adriana Fabbri, spiegando la mozione d’indirizzo che impegna sindaco e giunta a farsi promotore «per potenziare la rete istituzionale e per dare una risposta integrata e sostenere le vittime di violenza in modo particolare in quella successiva dell’uscita dalla fase di pericolo, in cui il tema del lavoro e della casa risultano prioritari». Li impegna anche «a proseguire il potenziamento della rete “Virginia”» e «a sollecitare con determinazione sia il governo centrale che la Regione, al fine di ripristinare il “reddito di libertà” sospeso dall’anno 2022 per mancanza di fondi, in quanto valido strumento di sostegno e contrasto alle difficoltà di reinserimento nella vita di tutti i giorni da parte delle donne che hanno subito gravi violente e soprusi; 400euro mensili per un anno, possono contribuire a sostenere le spese di un affitto, per il raggiungimento della propria autonomia lavorativa e abitativa». 

Gli interventi:

Lugli: «Il mio contributo al dibattito arriva attraverso il silenzio: verso una situazione allucinante di cui siamo testimoni anno dopo anno, verso le troppe parole spese. È il momento del rispetto, della comprensione e dell’ascolto. È il momento di agire in fretta. Grazie alle persone straordinarie che lavorano per combattere la violenza contro le donne, usiamo la lingua italiana per far capire meglio la crudezza della situazione». 

Marchionni ha sottolineato quanto sia importante «Accrescere l’attenzione della cultura trasmessa attraverso la musica» ha detto dopo aver elencato alcuni testi di canzoni che veicolano, «Messaggi violenti, sessisti misogini, che trovano nei nostri giovani grande consenso veicolando messaggi che normalizzano la violenza e la discriminazione di genere». E ancora, «Durante la 41^ assemblea nazionale Anci, abbiamo ascoltato i numeri dell’assegno di inclusione, misura nazionale che dal 1 gennaio 2024 è riconosciuta alle persone in condizione di svantaggio e inserite in programmi di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari territoriali certificati dalla pubblica amministrazione. In Italia sono state, fino ad ora, 1640 le donne a cui è stato riconosciuto l’assegno; di queste 1272 hanno figli (2230 minori). L’assegno è una misura che può diventare strutturale e che non va in contrasto con l’assegno unico per i figli, cumulabile».  

L’intervento della consigliera Mattioli: «Del “Reddito di libertà” se ne parla pochissimo, sia a livello politico che mediatico. Ho promosso questa mozione per accendere un faro su questa tutela economica che purtroppo si è bruscamente interrotta nel 2022 lasciando tante donne senza aiuti economici. Non cambia la vita, ma inserita in un percorso può fare davvero la differenza, perché dopo la denuncia devono andare avanti con o senza aiuto, una situazione di stallo che scoraggia le donne che a volte si sentono costrette a ritornare a casa dal marito maltrattante. Sollevo anche un altro tema dovuto al fermo delle assunzioni da parte delle imprese, con la grave conseguenza del non inserimento delle donne nel mondo del lavoro. Non si può tergiversare e chiedo al Comune, alla Regione e al Governo un impegno per tornare a finanziare un progetto che può fare la differenza, senza dover ricorrere all’assegno di inclusione che come sappiamo ha penalizzato non solo le famiglie, ma anche le donne che, dopo aver subito una violenza domestica, si trovano anche a subire il dramma di una società che non le considera e non mette a loro disposizione gli strumenti indispensabili alla completa autonomia». 

Boresta: «La violenza non ha colore, quindi in questa importante giornata è doveroso essere uniti, senza strumentalizzazioni politiche. Condividiamo le richieste della mozione, di potenziamento e valorizzazione legati ai Centri Antiviolenza, Case di Rifugio, Rete Virginia. Replico però all’intervento che mi ha preceduto, sul disinteresse della politica di fronte a questa piaga che colpisce il territorio». E poi: «Il governo Meloni ha dato sostegno economico alla donna vittima di violenza». Sul reddito di libertà, « non è stato interrotto, ma è stato reso strutturale inserendolo in via definitiva nella legge di bilancio del 2024, per offrire sostegno per affitto e utenze alle donne». 

Palazzi: «Boresta dice che il “Reddito di libertà” non è stato sospeso ma poi lei stessa indica che lo vuole ripristinare; quindi significa che un’interruzione c’è stata». Prosegue, «Cliccando alla voce relativa al Reddito, il sito dell’Inps indica che c’è indisponibilità dei fondi per questa misura». E ancora, «Il Governo dice che lo vuole ripristinare. Insieme dobbiamo dire che è giusto farlo perché va a unirsi all’assegno di inclusione». 

Tommasoli: «La situazione di oggi è grave, cosa ci aspetta nel domani? Le prossime forme di violenza stanno nascendo a causa di piattaforma come YouPorn e PornHub. In questi video si pratica violenza, si rischia imitazione e di far messaggi sbagliati». 

Andreolli: «Nel 2013 presentai a quest’aula una mozione in cui chiedevo al Comune di aderire al protocollo Anci “365 giorni no alla violenza sulle donne”, un primo progetto con cui l’associazione faceva un decalogo su un tema che affiorava dal buio. La mozione arrivò in aula in un clima estremamente diverso da quello odierno e la cosa positiva è proprio la consapevolezza diversa che oggi hanno gli enti locali su un fenomeno sempre più cogente ed emergenziale, in cui la politica non è la sola istituzione che può intervenire ma che è la grande responsabilità delle parole e del linguaggio, del coadiuvare il sistema educativo. È qui che non può permettersi di dividersi; deve fare fronte comune perché la strada da fare è ancora lunga».  

Perugini: «Fenomeno drammatico e persistente. La violenza contro le donne è una questione che nessuno può permettersi di ignorare perché è un’emergenza, sistemica e strutturale; radicata nella cultura patriarcale che permea la nostra società. I numeri dei femminicidi restano stabili, sono apici di una piramide di violenza diffusa che si manifesta in forme fisiche, psicologiche, economiche e culturali. Il 31,5% delle italiane ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita; violenza commessa da partner o ex partner nel 62,7% dei casi. I 58% delle donne vittime di violenza non possiede un conto corrente personale. Ogni dato è un grido di aiuto che non possiamo ignorare». E ancora, «Non possiamo più tollerare che una donna che denuncia non venga preso sul serio o, peggio, che il sistema fallisca nella valutazione dei rischi che la stessa corre».  

LE INIZIATIVE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA SULLE DONNE

Mostre, letture, riflessioni, flash-mob, un concerto e un consiglio comunale monotematico dedicato al tema della violenza contro le donne. Sono alcuni degli appuntamenti che il Comune di Pesaro ha organizzato e ha sostenuto con il coinvolgimento delle scuole e delle associazioni del territorio, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.  

Questa mattina, alle 10, in piazza della Creatività, “Per non restare in silenzio“, performance di sensibilizzazione degli allievi 3-4 sez. grafica del liceo artistiche Mengaroni. «Una bellissima iniziativa. È fondamentale sensibilizzare e insegnare alle nuove generazioni la cultura del rispetto, una parola che ha un peso e riguarda tanti aspetti della vita», hanno ricordato il sindaco Biancani, l’assessora alle Pari Opportunità Mengucci e alle Politiche Educative Murgia, presenti al flash mob.  

A seguire l’inaugurazione della “panchina rossa” dedicata alle vittime di femminicidio, posizionata davanti alla farmacia comunale di Soria (iniziativa organizzata da Aspes, Farmacie Comunali di Pesaro, Assofarm, Comune di Pesaro).  

Le iniziative si sono spostate poi nel Salone Metaurense della Prefettura, dove si è svolta la firma del rinnovo del “Protocollo di rete Virginia”, per la definizione di strategie e percorsi condivisi di accoglienza e di uscita dalla violenza- 2024-2026.  

Dopo il Consiglio comunale monotematico, il Municipio ha accolto “Memorie come polvere – Polifonia per Virginia Del Mazzo”, reading tragicomico da Giacomo Leopardi e Bessie Smith. Di e con Romina Antonelli e Paola Galassi, direzione artistica Giampiero Solari. 

Il 25 Novembre di Pesaro si è concluso in musica, con il Concerto per la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne dell’Orchestra Olimpia, al Teatro Rossini. Una serata di musica e impegno realizzata in collaborazione con la Cooperativa Labirinto. Previsti momenti di riflessione e le musiche eseguite dall’Orchestra Olimpia, diretta da Francesca Perrotta e con Roberta Pandolfi al pianoforte. 

Le iniziative dedicate alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne proseguiranno domani, martedì 26 novembre, alle ore 20.45, nella Biblioteca di Borgo Santa Maria che proporrà la serata “Donne – Parole nel silenzio”. In programma la presentazione del libro Il taglio dello scoglio (Affinità Elettive, 2023) di Enrichetta Vilella, scrittrice e direttrice dell’Area Pedagogica presso la Casa Circondariale di Villa Fastiggi. Conversano con l’autrice, Gabriela Guerra responsabile differenza di genere e pari opportunità della cooperativa Labirinto e Simone Poggiali coordinatore CUAV/Centro Uomini Autori di Violenza. Letture di Isabella Galeazzi e Roberto Rossini, suoni e parole di Andrea Vincenzetti. Per l’occasione nelle sale della biblioteca sarà allestita la mostra “Nelle tue scarpe” con le opere degli allievi del Liceo Artistico Mengaroni. 

Ieri si sono inoltre inaugurate le installazioni ‘Scarpette rosse in ceramica’ (Musei Civici, fino al 15 dicembre) e ‘Immagine violata’ (Spazio Sora, fino al 29 novembre) doppio appuntamento promosso dall’Associazione Italiana Città della Ceramica (AICC) – di cui Pesaro è membro storico – in occasione del 25 novembre.

Comune di Pesaro 

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