Il medico, un artista di umanità, scienza e speranza

Rinasce La sezione AMCI PESARO URBINO FANO, ricostituita dal dott. Simone Domenico Aspriello in data 31/05/2023

Nascere, vivere, morire oggi, tra desiderio e dignità, è il tema che la ricostituita associazione medici cattolici di Pesaro, Fano ed Urbino, ha dibattuto alla presenza dell’arcivescovo Mons. Sandro Salvucci e numerosi medici relatori-testimoni intervenuti a villa Borromeo il 26 ottobre scorSo. Relatore principale P. Carmine Arice della Piccola casa della Divina Provvidenza, “Cottolengo” di Torino.

P. Carmine ha sottolineato come l’humus culturale – che determina la visione dell’uomo e della società, cioè l’Ethos, il comportamento, le scelte concrete della vita – sia lentamente e silenziosamente cambiato, incidendo sulle coscienze assopite, o meglio stordite, dal rumore mediatico, dove tutto sembra equivalersi senza più una verità condivisa sull’uomo ed il suo destino. “Non si tratta di un epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca” – ha affermato P. Carmine facendo eco alle parole di Papa Francesco alla curia romana nel dicembre 2019 – “i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza”. La prima cosa per non esserne plagiati è infatti prenderne coscienza, scuotersi.

Detto questo ne è scaturita un’analisi come la società vede l’umanità, o meglio come l’uomo non sia più al centro. Una vera e propria crisi antropologica, di verità sull’uomo, dando origine a tante visioni dello stesso spesso inconciliabili tra loro. Ne conseguono aberrazioni e sofferenze e i diritti fondamentali dell’uomo svalutati dove il debole l’ammalato può divenire oggetto di scarto.

 P. Arice ha snocciolato poi una serie di situazioni sociali ed esistenziali allarmanti a cui la classe medica, nonostante il giuramento di Ippocrate spesso ne è succube. Pensiamo alle sfide della denatalità (oggi ci vorrebbero 2,5 figli per ogni donna) e all’invecchiamento della popolazione, ove gli anziani sono diventati più poveri soprattutto in senso spirituale tra solitudine ed emarginazione (uccide di più la solitudine piuttosto che la crisi economica, – infatti, lungi dall’accanimento terapeutico, nella proporzionalità delle cure, “un medico deve accompagnare a morire con dignità”). Non per niente la maggior discriminazione di questa società verso i poveri è la solitudine….e la terapia è anche far capire: “tu sei importante per me, perché sei tu, e sei importante fino alla fine” ha confermato Rita D’Urso medico responsabile FF cure palliative ospedale di Fossombrone rimettendo la persona “nella condizione di benedire la vita”; le richieste alla morte assistita così, spesso sfumano proprio là dove la solitudine viene abbattuta e la cura prevale – ha continuato la dott.ssa D’Urso.

  Un altro fronte è il dramma della denatalità, la maternità surrogata (utero in affitto che in realtà diventa un mezzo per un altro fine…ma non la maternità!), l’aborto e i diritti del nascituro dei quali se ne parla troppo poco, o si cerca di giustificare mistificandoli. Dire che la legge 194 non è per la “libertà assoluta” di abortire , ne è convinto P. Arici “piuttosto è per prevenirlo – pur considerandolo -; è una legge per la maternità ed è a tutela dei diritti del nascituro; ma spesso questa legge è disattesa persino dalle istituzioni”, dunque perché non lasciare spazio alla felicità dell’ adozione per i figli non desiderati?

Allora che cosa fare? “L’atteggiamento sano – aveva ricordato Papa Francesco – è piuttosto quello di lasciarsi interrogare dalle sfide del tempo presente e di coglierle con le virtù del discernimento, della parresia e della hypomoné, a partire dal centro stesso dell’uomo, cioè da una conversione antropologica”. Il dialogo della cultura cristiana con quella contemporanea sia come il lievito nella pasta a partire dalla richiesta di senso di vita insita in ogni uomo, dai valori comuni dell’Umanità non negoziabili e come ha affermato Mons. Sandro Salvucci, dal comune giuramento dei medici di servire la vita in ogni sua fase.

 Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche se lunghi. Dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi. Una controversa frase del cardinale Carlo Maria Martini: “La chiesa è rimasta indietro…. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio?”

 A conclusione ne è scaturito un invito al medico, “rendete ragione della speranza che è in voi” diventando artisti della professione medica proprio nel praticarla, dando dignità al dolore con l’amore di chi sa fare il suo coraggioso lavoro, come un artista.  

Don Giampiero Cernuschi

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