
L’invito era pervenuto direttamente da Sergio Mattarella in occasione della sua
partecipazione il 20 gennaio alla inaugurazione di “Pesaro Capitale della
cultura 2024”. In quella circostanza l’Orchestra Olimpia, composta da sole
musiciste e diretta da Francesca Perrotta, si era esibita in un applaudito concerto.
E nella celebre Cappella Paolina del Quirinale, presenti il presidente
Mattarella, la figlia Laura, il consigliere Giovanni Grasso ed un folto pubblico,
la direttrice Francesca Perrotta ha guidato di nuovo l’orchestra “Olimpia” nella
brillante esecuzione di musiche rientranti nella stagione “I concerti al
Quirinale”, produzioni gestite da Rai-Radio 3 in collaborazione con “Rai
Quirinale”. Molto elogiata anche la pianista Roberta Ridolfi, direttrice artistica
dell’orchestra, che ha aperto la manifestazione con il “Concerto per pianoforte
e orchestra n.4 in sol maggiore op.58”.
E’ quindi seguita in prima assoluta “Elegia” del compositore Danilo Comitini, nato
in Inghilterra e formatosi in Italia, al conservatorio di Pesaro, dove si è diplomato e
dove tuttora mantiene contatti. Nell’introdurre l’esecuzione, il conduttore Stefano
Catucci ha descritto la composizione “una forma di preghiera che non è legata a
una confessione religiosa e che è stata scritta pensando alla Cappella Paolina,
forse il primo pezzo che viene dedicato a questo spazio dalla fine del XVII e inizio
del XVIII secolo”.
Il programma veniva completato dal brano “Shuo”, di Chen Yi, compositrice e
violinista tra le più importanti della Cina di oggi, naturalizzata statunitense e nel
2006 finalista del Premio Pulitzer per la musica con la sua composizione “Si Ji”.
La Direttrice Perrotta ha commentato: “Suonare alla Cappella Paolina a
chiusura della settimana in cui si celebra la Giornata Internazionale della Donna è
stato un onore immenso”. Per l’evento risulta, comunque, un grande onore anche
per la città di Pesaro, rappresentata al Quirinale del Vicesindaco Daniele
Vimini, la quale vede confermata la sua identità di “città creativa della musica”
UNESCO, nonché di “capitale della cultura 2024”, e per il conservatorio
Rossini, avendo la direttrice Perrotta studiato, oltre che con prestigiosi maestri
e all’European Conducting Academy di Vicenza, anche con il maestro Manlio
Benzi, ordinario della cattedra di direzione d’orchestra al conservatorio
pesarese, mentre la pianista Roberta Pandolfi, co-fondatrice e direttrice
artistica della Orchestra Olimpia, si è diplomata al “Rossini” dopo avere seguito
i corsi del noto maestro Giovanni Valentini.
La compagine fondata a Pesaro nel 2018, appunto dalla pianista Roberta
Pandolfi e dalla direttrice d’orchestra Francesca Perrotta, ha debuttato nel
2019 al Teatro Rossini di Pesaro in occasione della Giornata internazionale
della Donna. Tuttavia i suoi obiettivi vanno ben al di là della musica.
Impegnata nella difesa dei diritti umani la formazione pesarese ha intessuto
stretti contatti con l’Orchestra Zohra di Kabul, unica formazione femminile sorta
in uno stato islamico. Ahmad Naser Sarmast, musicologo, attivista per i diritti
umani, nel 2010 ha fondato a Kabul l’Istituto Nazionale Musicale Afgano
(ANIM) il cui primo ensamble è stato la Afghan Youth Orchestra (AYO). Questa
è composta da ragazze e ragazzi tra i 14 e i 20 anni, il cui scopo è preservare
e promuovere il ricco patrimonio musicale afghano, usando strumenti
tradizionali locali (il sitar, il rubab, le tabla, il sarani, la dhamboura) e strumenti
musicali europei (gli archi, i legni, il pianoforte). Dalla componente femminile
dalla AYO è emersa l’Orchestra Zohra.
Da quando i “figli di Dio”, cioè i talebani, hanno riconquistato nel 2021 Kabul,
tutto questo non esiste più. L’Istituto è stato chiuso, gli strumenti musicali
distrutti. La musica è considerata immorale. Non solo. La musica in
Afghanistan è tornata ad essere un crimine ed è stata bandita dalla vita sia
pubblica che privata. Fruendone, sia da ascoltatori che da suonatori, si rischia
il carcere.
Grazie all’intermediazione del noto violoncellista statunitense Yo-Yo Ma, che
ha chiesto aiuto al Qatar, è iniziato un lungo braccio di ferro diplomatico con i
talebani per ottenere il lasciapassare per l’intera orchestra e i loro familiari.
Attraverso cinque diversi voli, i musicisti, molti dei quali ancora ragazzi, sono
atterrati prima in Qatar dove hanno ricevuto in dono nuovi strumenti musicali e
poi in Portogallo. Tutta la comunità musicale afghana è stata, dunque, costretta
all’esilio e tramite l’aiuto del governo portoghese l’orchestra si è ricostituita a
Lisbona. Superate non poche difficoltà organizzative l’Orchestra Olimpia ha
svolto insieme all’Afghan Youth Orchestra, di cui fanno parte anche le
componenti della orchestra femminile Zohra, un concerto il 9 gennaio 2024 al
teatro Rossini di Pesaro, che è stato trasmesso da Rai-Radio3. Era presente
Ahmad Naser Sarmast. AYO e Olimpia sono state guidate dal portoghese Tiago
Moreira Da Silva e da Francesca Perrotta, direttrice di Olimpia.
Il titolo dello spettacolo – Musica per la libertà – è stato scelto per ricordare una
delle libertà negate in Afghanistan: quella di fare musica. Un patrimonio
musicale antico di oltre un millennio è diventato impraticabile. Olimpia dunque
persegue “la promozione dei valori democratici, i diritti umani, la parità di
genere, il rispetto per le diverse culture musicali”.
L’aspetto connesso riguarda le compositrici, come rimarca Roberta Pandolfi:
“La nostra proposta si allarga anche alla ricerca della musica composta da
donne. Data la nostra attività anche nelle scuole, il nostro progetto per Pesaro,
Capitale della Cultura 2024, sarà proprio quello di raccontare 8 compositrici e
direttrici d’orchestra. Storie di donne a cui spesso non era nemmeno permesso
di avere una carriera pubblica». Le puntate saranno disponibili fino al 31
dicembre di quest’anno. Gli appuntamenti risultano dedicati a: Julia Wolfe
(1958) , Dora Pejačević (1885-1923), Amy Beach (1867-1944) , Metaura
Torricelli (1867-1893) , Chen Yi (1953) – Sophie Menter (1846-1918), Sofja
Gubaidulina (1931), Silvya Caduff (1937). Ma il percorso dell’emancipazione
è stato sempre impervio anche in Italia. Si va dal referto della Cassazione del
1883 che, in conformità alla decisone della Corte d’appello di Torino
confermava, che «l’avvocheria è un ufficio esercibile soltanto da maschi e nel
quale non devono punto immischiarsi le femmine”. E ciò perché, tra l’altro, “le
avvocate potrebbero essere costrette talvolta a trattare argomenti
dei quali le buone regole della vita civile interdicono agli stessi uomini di fare
motto alla presenza di donne oneste”. Senza considerare che la presenza di
una donna al banco della difesa poteva compromettere (addirittura!) “la
serietà dei giudizi e gettato discredito sulla magistratura stessa, perché, se
l’avvocata avesse vinto la causa, le malelingue avrebbero potuto malignare
che la vittoria sarebbe stata dovuta alla leggiadria dell’avvocatessa più che alla
sua bravura”. Pertanto Lidia Poet, prima donna italiana ad essere iscritta
all’albo degli avvocati di Torino, ne doveva essere cancellata. Le fu possibile
poi reiscriversi nel 1920 a seguito della legge “Sacchi” del 1919, che
autorizzava le donne ad entrare nei pubblici uffici, ad esclusione della
magistratura, della politica e dei ruoli militari.
Più recenti le angherie subite da Margherita Hach prima di conseguire la
cattedra universitaria. Quando lavorava all’Osservatorio di Merate, il direttore
teneva nascosti i risultati delle sue ricerche, ovvero boicottava la fruizione di
una borsa di studio del Cnr da lei vinta per andare ad Utrecht. All’osservatorio
astronomico di Arcetri le cestinarono un invito che le era pervenuto dalla
Accademia delle scienze russa.
In realtà una donna preparata e capace deve disporre delle stesse opportunità
degli uomini. Ed oggi sono numerose le donne che, prevalendo nel confronto
con gli uomini, hanno raggiunto posizioni in prestigiosi vertici. Non tutto però
è risolto. Retaggi di assurdi pregiudizi nei riguardi delle donne persistono.
Specie nel settore delle lavoratrici madri come viene illustrato nel saggio
presentato da Angela Maria Bocci al convegno di studi organizzato a Milano
dalla Società italiana degli storici economici nel giugno dello scorso anno. Si
chiede Ida Molaro, presidente della neonata Associazione Giornaliste Italiane:
“siamo tante, siamo brave, eppure non riusciamo a imporci come dirigenti.
Forse perché non riusciamo ancora a coniugare famiglia e lavoro?”. Ma la
donna è come il fiore cantato da Rose Villain in Hattori Hanzo che sboccia
nonostante tutto : “Una bella metafora – rileva l’artista – della resilienza delle
donne” posta al centro di quello che Rose definisce «un inno al potere delle
donne che sanno trasformare la fragilità in forza e che creano bellezza dove
c’è dolore”.
E Roberta Rodolfi in una dichiarazione al Resto del Carlino così sintetizza il
programma del complesso musicale femminile pesarese: “Orchestra Olimpia
nasce per cercare di dare al nostro percorso artistico un ulteriore significato
veicolando messaggi legati alla valorizzazione delle donne nel lavoro
musicale, ma anche l’attenzione al sociale, alle problematiche delle altre
donne nel mondo, degli altri musicisti, del diritto allo studio dei bambini e dei
giovani in Italia e nel mondo». In una intervista ad “Utopia” Francesca Perrotta
ha detto:“Attraverso la musica vogliamo veicolare messaggi nei quali
crediamo, i diritti alla musica, alla cultura, i diritti delle donne, e di tutte le
persone”.
Ce n’è abbastanza per cogliere quanto vasti siano gli orizzonti di queste
musiciste che non limitano il loro impegno all’arte ma attraverso l’arte danno
vita ad un vero e proprio motore sociale.
Questo fa capire come l’invito di Mattarella vada ben oltre l’apprezzamento
musicale e l’atto di cortesia verso una entità pesarese. La collocazione del
concerto eseguito da una formazione composta di sole musiciste è avvenuto
a ridosso del discorso pronunciato l’8 marzo dal Presidente e nel contesto
della “giornata internazionale della Donna” nel corso della quale egli ha
evidenziato che “donne e arte o, meglio, donne dell’arte è il tema che abbiamo
scelto per questa giornata della donna 2024. Un argomento che vuole
sottolineare il contributo femminile nella immaginazione, nella creatività delle
arti”. E l’orchestra Olimpia ha offerto apprezzata e concreta testimonianza
delle parole del Presidente. Mattarella ha poi ulteriormente sottolineato come
quello della donna nell’arte sia “un contributo di grande importanza – e troppo
spesso trascurato o, talvolta, addirittura ignorato – in uno dei settori
fondamentali per la vita stessa dell’umanità. E’ facile constatare che la donna,
nella pittura, nella musica, nella letteratura, è stata, a lungo, feconda e continua
fonte di ispirazione, celebrata, dipinta, raccontata. Ma, a ben vedere, lo è stata
prevalentemente come oggetto, come motivo di ispirazione della creazione
artistica. Ben di rado come soggetto operante. Ispiratrice di capolavori, ma
raramente artefice e realizzatrice”.
L’Olimpia e le sue dirigenti sono invece “soggetti operanti”. E non solo nell’arte
musicale come la loro articolata e benemerita testimonianza dimostra.
Giorgio Girelli
Presidente emerito del Conservatorio Statale Rossini


