

Ho appreso tramite Facebook della morte del poeta Piero Talevi a tutti noto, per suo volere, come“poeta del Metauro” poiché di quel fiume tanto amato (e alle ninfe, le misteriose abitatrici del corsodel fiume) ha dedicato la stragrande maggioranza dei suoi testi poetici. Luogo dove non di radoandava a passeggiare in ricerca di quel colloquio intimo con l’elemento primordiale dell’acqua e dellanatura tutta. Natura da lui narrata ed esaltata nelle poesie che nel tempo ha scritto e pubblicato in varivolumi, dandone lettura in recital, incontri poetici, eventi letterari ai quali convintamente e con slanciosempre partecipava.Nato a Novilara di Pesaro nel 1946, studiò Teologia e Filosofia presso l’Università Teologica “SanBonaventura” e si laureò in Scienze Religiose all’Università degli Studi di Urbino. Persona solare edespansiva, amante della solidarietà e difensore dei buoni sentimenti, ha collaborato attivamente nelcorso degli ultimi anni con le iniziative di promozione e diffusione culturale ideate e promosse dauna variegata pletora di enti e istituzioni tra cui la Bertoni Editore, l’Associazione Culturale Euterpedi Jesi, l’Accademia Internazionale di Incisione Artistica (AIIA) di Candelara, l’Associazione diPromozione Culturale Anta-Club “Marino Saudelli” di San Giorgio di Pesaro (nelle varie edizionidella celebre rassegna poetica “Stori Sangiorges”), Ideobook di Calcinelli di Saltara (per la quale èstato membro di giuria per vari anni nell’omonimo concorso letterario), la Pro Loco di Candelara(nell’originale iniziativa “Candele sotto le stelle”) e varie altre. Era membro dell’Accademia deiTenebrosi di Orciano di Pesaro.Queste le sue pubblicazioni poetiche: Arriverò in cielo da quella parte di azzurro. Poesie in libertà(Corbaccio, 2004), Profumo di verbena (Club “Gli amici di Asdrubale”, 2009), Le Ninfe del Metauro.Amori e poesie (Conte Camillo, 2017), Le Marche. Arte e poesia (Conte Camillo, 2019 – libro aquattro mani contenente le poesie dell’Autore e le illustrazioni a cura di Claudio Silvi), Il cuoreritrovato. Poesia e filosofia (autopubblicato, 2020), Il poeta del Metauro (Ideostampa, 2021) ePoesia, natura e amore (Ideostampa, 2022).Frutto di un suo viaggio in Moldavia, dove era stato invitato da Claudia Partole in qualità di poetaa parlare della sua produzione in seno al Salone del Libro nella Capitale Chisinau (motivo di grandeorgoglio del quale sempre parlava), era nato il libretto Moldova patria mea (Conte Camillo, 2017)con prefazione della giornalista Lilia Becic autrice del libro-autobiografia Miei cari figli, vi scrivo(Einaudi, 2013).Componimenti poetici di Talevi sono stati inseriti in varie antologie tra cui Marche. Omaggio inversi (Bertoni, 2018, a cura di Bruno Mohorovich) ed El fior del bel cantè. Antologia di poeti pesaresi(Bertoni, 2022, a cura di Bruno Mohorovich) mentre, col solito fare ironico e divertente, mi chiedevadi lavorare a una seconda edizione del Convivio in versi (PoetiKanten, 2016), un’ampia antologia dipoeti marchigiani da me curata dove – non avendolo mai conosciuto prima – non l’avevo inserito,ritenendo, tra il serio e il faceto, l’eventuale introduzione in quelle pagine quasi come una sorta di“consacrazione” o patente di poeta marchigiano. Cosa che era già di per sé, per natura e vocazione.L’avrei inserito, però, in qualche pubblicazione successiva, sempre sulla poesia marchigiana, inScritti Marchigiani. Istantanee e miniature letterarie (Le Mezzelane, 2017) riportando la prefazionea Le Ninfe del Metauro (2017) – opera centrale del suo intero percorso poetico – e, con una brevenota critica e la sua poesia “Profumo di verbena”, in La nuova poesia marchigiana. Non unagenerazione. Realtà poetiche d’oggi nell’unica regione plurale (Santelli, 2019).Proprio nella prefazione al suo libro Le Ninfe del Metauro (2017) avevo scritto: «Talevi, ben piùnoto come “poeta del Metauro”, perché di quel fiume né è la voce, nelle varie liriche si abbandona apasseggiate nei luoghi natali, dove la memoria spesso s’addensa in piccole pillole del passato cheritorna, in un percorso che è sempre imbevuto in un’ambientazione primigenia, profondamentenaturalistica, incontaminata e dominata dal gorgheggiare del Metauro, presenza fissa, quasi come ilmigliore degli amici. Talevi parla con le piante, le annusa, ne percepisce i timori, ce le racconta e lefa vivere, umanizza il mondo silvestre e lo rende partecipe nel banchetto della vita. La verbena, chericorre spesso nelle sue poesie e che era presente nel titolo di un suo precedente libro, sembra essereuna confidente della quale il Nostro non può fare a meno, addirittura un’amante silenziosa,compartecipe e ridente del suo amore verso di lei».Ed è così che piace pensarlo ora nell’altra dimensione.
Lorenzo Spurio
