
‘Assomiglia al mondo che immagino ancora possibile. È un compositore tedesco ma si innamora del ritmo siciliano dove sono presenti influssi arabi. Assimila le emozioni e le forme più diverse della musica del suo tempo, senza distruggerle. Unisce il rigore e la fantasia, ascolta, restituisce, restando se stesso: collega, non separa. Ha la mente e il cuore aperti: magari la sua musica potesse parlare ai politici!’
Così il famoso pianista iraniano Ramin Bahrami, ‘mago del suono e poeta della tastiera’ (come lo ha definito la stampa tedesca) parlava 11 anni fa di Bach ‘senza il quale sarei stato estremamente fragile, psicolabile, magari avrei finito per drogarmi’.
La presentazione del suo libro ‘Come Bach mi ha salvato la vita’ avvenne una domenica mattina, il 16 dicembre 2012, presso il Teatro ‘Rossini’ di Pesaro: il pubblico intuì subito che l’artista nutriva un’autentica passione verso il musicista tedesco, passione nata a cinque anni, in occasione di una visita ad un’amica di famiglia, dove ascoltò per la prima volta la ‘Toccata della sesta partita’, definita come ‘l’emozione musicale più grande mai provata’.
Ramin Bahrami (nato a Teheran nel 1976 e costretto a 10 anni ad abbandonare la patria a causa della rivoluzione di Komeini e della conseguente incarcerazione del padre, molto vicino allo Shah Mohammad Reza Pahlavi) ama molto l’universalità e la multiculturalità dell’opera di Bach che definisce ‘viaggiatore dell’anima’ dato che- pur non avendo mai varcato i confini tedeschi- riuscì a immaginare ‘scenari stranieri con esiti realistici, come il primo tempo del Concerto italiano’: una musica ‘aterritoriale’ e ‘atemporale’.
Il tema dell’aspetto multidisciplinare aveva dato spunto al Musicista di parlare del suo progetto: l’ideazione del più grande istituto al mondo di studi sull’argomento, ‘a cui parteciperanno ballerini, psicologi, matematici, filosofi, registi, cineasti, scrittori’, perché ‘solo con l’interazione di queste discipline si potrà capire la persona di J.S.B’.
Quest’anno è tornato in città accompagnato da Adamo Angeletti (al pianoforte) e dall’Orchestra UniMc, formazione cameristica di recente costituzione che ha debuttato quest’anno nel panorama concertistico, frutto di una collaborazione tra l’Associazione Ut-Re-Mi e l’Università di Macerata.
In seno al concerto intitolato Universo Bachiano, Bahrami ha incluso
brani solistici (tra cui il celeberrimo Concerto in stile italiano in fa maggiore BWV 971), un Concerto per pianoforte e orchestra (il n. 3 in re maggiore BWV 1054), concludendo con due Concerti per due pianoforti e orchestra d’archi (in do minore BWV 1060 e BWV 1062).
Sincero il consenso tributato dal pubblico a tutti gli artisti che proseguiranno il tour regionale presso il ‘Lauro Rossi’ di Macerata (mercoledì 13 dicembre) e il Teatro dell’Aquila di Fermo (giovedì 14 dicembre).
Paola Cecchini
