
Quante volte abbiamo posato gli occhi sul busto di Pandolfo Collenuccio, nel piazzale a lui dedicato lungo via Rossini? È una scultura di Leandro Ricci, scultore del primo Novecento cui dobbiamo anche le panchine con i leoni alati in piazza della Libertà e le sfingi del Polo (spesso, purtroppo, riverniciate alla bell’e meglio). Da un po’ di tempo, purtroppo, la scultura è sporca, annerita, colpita da muffe e trascurata.
Il Comitato “Pesaro città d’arte e cultura” ha trasmesso un appello al Comune affinché si provveda alla pulizia di un simbolo tutto pesarese della libertà di pensiero. “Se il Comune ci autorizza a farlo e ci fornisce una piattaforma adeguata – precisa Roberto Malini del Comitato – ci proponiamo anche per pulirla personalmente con acqua, bicarbonato e sapone di Marsiglia. Collenuccio merita a nostro parere tutta la devozione possibile da parte della cittadinanza che non dimentica la sua grandezza d’animo, il suo coraggio di fronte all’arroganza del potere e il suo martirio”.
Pandolfo Collenuccio, nato a Pesaro il 7 gennaio 1444, fu uno studioso, poeta e diplomatico; ebbe cariche politiche e diplomatiche per la corte pesarese, ma si inimicò il potente Giovanni Sforza. Ingannato dal signore di Pesaro e Gradara, fu imprigionato, torturato e ucciso senza processo nel 1504.
Comitato “Pesaro città d’arte e cultura”
