PESARO – Complesso della Misericordia: le istituzioni non si sono rivelate insensibili agli appelli, corredati da materiale ineccepibile riguardo all’attribuzione a Giannandrea Lazzarini e Tommaso Bicciaglia nonché all’importanza dell’architettura monumentale. L’oratorio sarà sottoposto, a quanto dichiarato dalla giunta comunale, a restauro architettonico filologico e di qualità; dunque sarà adibito a saletta di pregio per piccoli concerti ed eventi culturali. Ringraziamo chi ha mantenuto una parte significativa delle promesse. Restano i dubbi riguardo al costi di ogni micro appartamento e il nostro invito, qui, è umanitario: davvero non si poteva investire in modo più razionale tutto quel denaro, alleviando il dramma di tante famiglie che aspettano un alloggio? Una spesa così consistente avrebbe più senso se alla fine dei lavori la città potesse arricchirsi di un bene culturale importante ovvero il complesso monumentale, simbolo del genio pesarese, nella sua interezza. Sarebbe un elemento di grande prestigio e di richiamo turistico, in una zona che non è ricca di tali attrattive. Chiediamo a chi può ancora cambiare le virgole nel progetto di pensarci.
Ci ha sorpresi l’assenza della Soprintendenza, da un certo punto in avanti, nel rapporto con la società civile. La Soprintendenza a volte è stata determinante nei nostri appelli per preservare beni culturali. Abbiamo grande stima dei suoi funzionari, della loro preparazione e del loro impegno nella tutela dei beni e del paesaggio. Tuttavia, in alcuni casi, sembrano dileguarsi dietro una cortina di silenzio, interrompendo ogni comunicazione, rifiutando di incontrare il loro alleato più prezioso, che siamo noi, la società civile. In tal senso, il Complesso della Misericordia ha attinenze con il caso di Riceci, un angolo di paeaggio umanistico meraviglioso e culturalmente importantissimo, un’oasi naturale che si è formata attraverso i millenni e che contemporaneamente accoglie terreni agricoli biologici di interesse tradizionale. Eppure… Riceci non possiede ancora i vincoli che dovrebbe avere ed è esposta a possibili speculazioni industriali e a progetti inadeguati, come quello della maxi discarica.
Tornando al Complesso della Misericordia, sulla stampa è apparsa una dichiarazione proprio della Soprintendenza, secondo cui la corte del conservatorio, in cui vivevano le orfane, deve restare chiusa e a disposizione del condominio, perché un tempo era chiusa e parte del convento. Da parte nostra, ricordiamo ai responsabili che i monumenti antichi, le architetture di pregio non devono ricalcare necessariamente l’uso originario. La civiltà si evolve e con essa la nostra visione dei beni culturali. Nella corte di via della Battaglia le giovanissime orfane vivevano recluse, in attesa di matrimonio forzato, dei voti o di un futuro precario e doloroso. Noi, oggi, inseguiamo altri valori e soffriamo ancora, pensando all’esistenza travagliata di quelle giovani. E allora, perché mantenere chiuso quel luogo di ricordi ancora vivi? Se l’arte aveva donato alle persone più vulnerabili il conforto della bellezza, la gestione di una struttura pubblica religiosa le comprimeva in uno spazio privo di libertà, uno spazio che adesso vorremmo fosse aperto al pubblico, con un giardino di memoria. Chiudere quell’area – in cui probabilmente saranno scavati anche scheletri: motivo in più per onorare la presenza di umanità sofferente – significa condannarla all’oblio. La corte, invece, ci chiede aiuole, una fontana d’acqua viva e un monumento, anche piccolo, dedicato alle donne, alle donne che hanno preceduto la nostra generazione e meritano memoria e non dimenticanza. Soprintendere i valori culturali non può significare la loro cancellazione e ogni mattone posato nel Settecento in quella corte è intriso di lacrime, ma anche di coraggio e speranza. Il prossimo 8 marzo, insieme ai ragazzi delle scuoie cittadine e alle persone di buona volontà, porteremo mimose presso la corte di via della Battaglia, chiedendo ancora di aprirla, nel ricordo delle giovani orfane di Pesaro, delle loro sofferenze e del loro coraggio.
Nell’illustrazione digitale, un angolo di piccola corte antica sottoposta a restauro architettonico

Roberto Malini
difensore dei diritti umani,
dell’ambiente e dei beni culturali.
Premio Rotondi 2018.
Comitato “Pesaro città d’arte e cultura”
EveryOne Group
