
‘La vicenda del libretto si riassume in uno scontro fortissimo fra due opposti, fra padre e figlia. Ho quindi impostato tutto su un mondo distrutto e frammentato, polarizzato, una tragedia interna che trova uno spazio solido sul palcoscenico. Soltanto alla fine, nella conclusione felice, il pubblico vedrà il quadro ricomporsi, come una sorta di appianamento dei contrasti. Anche i costumi sono impostati in tal senso, quasi fossero una propagazione delle scene frammentate. Un grande apporto all’azione scenica è invece dato dal mio gruppo di danzatori, che fungono da amplificatori emozionali e accompagnano i sentimenti battuta per battuta in un lavoro musicale, non concettuale. Ai momenti di solitudine si alternano grandi pagine di esplosione corporea, e la danza è l’equivalente più fisico della musica e del canto’.
Così il regista trentino Stefano Poda (reduce dal successo di ‘Aida’ che ha realizzato per il centesimo Festival in Arena, la prima in Mondovisione RAI) ha commentato ad Artnews la produzione (regia, scene e costumi) che ha firmato per ‘Eduardo e Cristina’, l’opera che ha inaugurato la 44esima edizione del Rossini Opera Festival di Pesaro.
Confesso che l’apertura del sipario mi ha fatto trasalire, poi restare a bocca aperta. Non me lo aspettavo di certo. La scena (l’unica), decisamente di grande impatto, racchiude numerosissime sculture di corpi e forme umane archiviate: una specie di deposito museale che diventa quinta teatrale. I colori sono necessariamente neutri. Io e gli spettatori vicino a me abbiamo pensato (anche se solo per un momento) alla ‘Guernica’ di Picasso (c’è chi ha nominato il laboratorio di un medico legale)
Il corpo di ballo e del coro (tutti all’altezza della situazione) hanno mostrato grande sintonia con le frasi musicali ma talvolta hanno distratto il pubblico a scapito della valorizzazione dei cantanti.
E’ una regia lontana mille miglia dal mio modo di sentire ma decisamente originale: sono sicura che piacerà molto e che ne sentiremo parlare!
La compagnia di canto (piaciuta a tutti) è formata da Daniela Barcellona (Eduardo, nel ruolo en travesti), Anastasia Bartoli (Cristina), Enea Scala (re Carlo), Grigory Shkarupa (Giacomo, promesso sposo) e Matteo Roma (il capitano Atlei).
‘Eduardo e Cristina’ è il 39esimo e ultimo titolo del catalogo operistico rossiniano ufficiale che vede (con il rigore e l’attenzione che gli sono propri) il M°Jader Bignamini sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e del Coro del Teatro ‘Ventidio Basso’ (M° Giovanni Farina)
Fu composta nel 1819 allorché Rossini dovette onorare un contratto con l’impresario del Teatro ‘San Benedetto’ di Venezia che intendeva far debuttare la figlia in grande stile, con un nuovo titolo rossiniano.
Con poco tempo a disposizione e volendo ‘andare sul sicuro’, Il compositore si accordò affinché la nuova opera fosse composta attingendo brani di musica già rappresentati.
Leone Andrea Tottola e il marchese Gherardo Bevilacqua Aldobrandini (suoi fidi collaboratori) riadattarono il libretto ‘Odoardo e Cristina’ di Giovanni Schmidt musicato da Stefano Pavesi nel 1810 (il libretto rossiniano porterà la sigla dei tre poeti, Dramma per musica di T.S.B.)
Si trattava di un testo ‘vecchio stile’ concentrato su tre personaggi: la primadonna (l’eroina perseguitata), il ‘primo uomo’ (contralto en travesti nel ruolo dell’eroe) e un ‘primo tenore’ (il tiranno).
Su questa struttura, il musicista pesarese inserì brani che figuravano in ‘Adelaide di Borgogna’ (1817), ‘Ricciardo e Zoraide’ (1818) e ‘Ermione’ (1819) rappresentate al Teatro ‘San Carlo’ di Napoli e pertanto sconosciute (o quasi) al pubblico veneziano.
Poche scene di collegamento e alcuni brevi brani furono composti per l’occasione. La prima rappresentazione di ‘Eduardo e Cristina’ avvenne al ‘San Benedetto’ di Venezia il 24 aprile 1819 (Rossini guadagnò 1600 lire).
L’opera venne replicata numerose volte negli anni seguenti (anche al Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona nel 1824) fino al 1840, poi scomparve dalle scene. E’ stata ripresa due sole volte in tempi moderni, al Festival ‘Rossini’ in Bad Wildbad (Germania) nel 1997 e nel 2017.
Si parla di ‘Eduardo e Cristina’ come di un ‘centone’ (allorché si fa ampio ricorso alla tecnica dell’autoimprestito, attingendo ad opere precedenti), dimenticando che quella pratica era una costante nella storia dell’opera e Rossini non era certamente l’unico ad attingervi (Donizetti, ad esempio non era da meno). Dimentichiamo che il melodramma – anche ad Ottocento inoltrato, periodo di cui parliamo- continuava ad essere qualcosa ‘da costruire su commissione, da smontare e rimontare a seconda delle esigenze’, come è stato scritto più volte.
Occorre però sapere che Gioachino non si limitò a ‘spostare’ la sua musica da altri lavori: la sottopose, piuttosto, a una revisione consona e aderente alla nuova destinazione: é quanto hanno scritto in merito con gran perizia Andrea Malnati e Alice Tavilla, gli studiosi che hanno curato la prima edizione critica dell’opera che ha inaugurato l’11 agosto scorso la 44esima edizione del Rossini Opera Festival.
L’aspetto stupefacente è che quest’opera (ed anche altre realizzate con lo stesso metodo) funzionava al tempo e funziona ancor oggi. Eccome se funziona!
Per concludere… qualcosa sulla trama per chi pensa di assistere all’opera (le repliche successive si terranno il 17 e 20 agosto).
Cristina (figlia del re Carlo di Svezia) e Eduardo (condottiero dell’esercito svedese) sono segretamente sposati e hanno un figlio, Gustavo.
La relazione e l’esistenza del bambino vengono scoperti dopo che il re, ignaro, ha promesso Cristina in sposa al principe Giacomo.
Cristina rifiuta il matrimonio ‘riparatore’ con lui (che avrebbe assunto la paternità del bambino) e viene imprigionata con Eduardo nelle patrie galere.
Quest’ultimo ha la possibilità di riabilitarsi quando l’amico Atlei lo libera a seguito di un improvviso attacco dei russi.
Sconfitto il nemico, Eduardo rimette al re la propria vita, chiedendo la libertà per Cristina e Gustavo. Carlo lo perdona e acconsente all’unione con la figlia.
Paola Cecchini
