
(Senigallia, Teatro ‘La Fenice’, 12 dicembre 2021)
Chi non conosce ‘Le quattro stagioni’ di Antonio Vivaldi (Venezia 1678-1742) conosciuto altresì come ‘il Prete Rosso’ per il colore dei capelli?
Si tratta di quattro concerti per violino solista concertante e orchestra da camera d’archi, che fanno parte di una raccolta di dodici concerti chiamata ‘Il cimento dell’armonia e dell’invenzione’ pubblicata ad Amsterdam il 1725 da Michel Charles Le Cène con una dedica al conte Wenzel von Morzin.
Il titolo evoca un combattimento, un confronto tra l’armonia (la ragione) e l’invenzione (l’immaginazione), quindi affronta il problema della libertà creatrice attraverso le regole della composizione.
I quattro concerti che danno vita alle stagioni sono rispettivamente in mi memolle (La primavera RV 269), in sol minore (L’estate RV315), in fa maggiore (L’autunno RV293), in fa minore (L’Inverno RV297) e usano tutti la struttura tripartita allegro-adagio-allegro.
Sono preceduti da sonetti esplicativi in lingua italiana (probabilmente scritti dall’autore) con la descrizione delle caratteristiche di ogni stagione:
-la primavera è descritta attraverso il canto degli uccelli (allegro), il riposo del pastore con il suo cane (largo) e la danza finale (allegro);
-l’estate attraverso la tempesta che si avvicina da lontano nella calura estiva (allegro non molto – allegro), spaventa un pastore (adagio) e si sprigiona con violenza vicino a questi (presto);
-l’autunno attraverso un’iniziale panoramica della vendemmia (allegro), seguita dall’ebbrezza provocata dal vino in un clima trasognato e sereno (adagio molto), ascoltando i martellanti ritmi della caccia (allegro)
– l’inverno attraverso l’azione spietata del vento gelido (allegro non molto), la pioggia che cade lenta sul terreno ghiacciato (largo; probabilmente il movimento più conosciuto dei quattro concerti) e la serena accettazione del rigido clima invernale (allegro).
Significative sono anche le tonalità scelte per le singole stagioni: la luminosità del mi maggiore, la dolcezza e malinconia del sol minore, il carattere rustico del fa maggiore e la desolazione del fa minore.
In poco tempo l’opera ebbe un grande successo in tutta Europa, soprattutto a Londra e Parigi dove nel 1728 il Concert Spirituel (una delle prime serie di concerti pubblici esistenti, iniziati nella capitale francese il 1725 e terminati nel 1790) l’aveva già inserita in programma tre volte.
Non c’è da stupirsi: Vivaldi era uno dei violinisti più virtuosi del tempo ed uno dei più grandi compositori di musica barocca. Considerato il più importante, influente ed originale musicista italiano della sua epoca, contribuì
significativamente allo sviluppo del concerto, soprattutto solistico (un genere iniziato da Giuseppe Torelli) e della tecnica del violino e dell’orchestrazione.
Le sue opere influenzarono numerosi compositori del suo tempo tra cui il genio massimo del barocco Johann Sebastian Bach ma – secondo quanto sostengono diversi musicologi – anche Johann Georg Pisendel , Johann David Heinichen, Jan Dismas Zelenka , Joseph Bodin de Boismortier e Michel Corrette.
Ricordo tutto questo a me stessa mentre ascolto il celeberrimo violinista Ugo Ughi suonare quest’opera a ‘La Fenice’ di Senigallia, dando contemporaneamente al pubblico una vera e inaspettata lezione di musica sull’argomento.
Per l’occasione si è esibito col suo Stradivari del 1701 denominato ‘Kreutzer’ perché appartenuto all’omonimo violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata (Il musicista suona anche un Guarneri del Gesù del 1744, forse uno dei più bei Guarneri esistenti).
E’ stato accompagnato da una delle più blasonate orchestre da camera ‘I Virtuosi Italiani’, diretti dal Konzertmeister e primo violino Alberto Martini. Si tratta di un ensemble modulare di professori d’orchestra che interpretano la musica classica come fonte di innovazione, di energia, di bellezza. Nato del 1989, l’ensemble è stato insignito pochi giorni fa dal Premio ‘Diapason d’Or’ , riconoscimento per eccezionali registrazioni di musica classica (in questo caso di Gioachino Rossini) conferita dai critici della rivista Diapason in Francia, a grandi linee equivalente a ‘Editor’s Choice’, ‘Disc of the Month’ nella rivista inglese Gramophone.
La serata è proseguita con alcune bellissime pagine di Tomaso Albinoni (Venezia 1671 – 1751), Arcangelo Corelli (Fusignano, 1653 – Roma, 1713) ,
Francesco Geminiani (Lucca, 1687 – Dublino, 1762) e con la Sinfonia in Sol maggiore V 149 ‘Il coro delle Muse’ dello stesso Vivaldi.
La serata di ieri costituisce il debutto di MARCHE FESTIVAL, la nuova realtà che si sta delineando nel mondo musicale regionale: progettata per conto dell’Associazione ‘Le Muse’ da Federico Mondelci (valente sassofonista e direttore d’orchestra) ed Antonella Cecere (che ne è la vice- presidente), si avvale del patrocinio del Comune di Senigallia ed il sostegno di enti privati e pubblici quali la Regione Marche e il Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo.
MARCHE FESTIVAL produrrà eventi artistici negli antichi borghi (che sono uno dei vanti regionali), nei luoghi di interesse naturalistico (di cui i Parchi del Gran Sasso-Monti della Laga e dei Sibillini sono soltanto i più famosi), nei siti archeologici (Città romana di Suasa e Sentinum a Sassoferrato solo per citarne alcuni), nell’ambito delle mostre d’arte contemporanee di pittura e scultura (così numerose nel nostro territorio), nelle chiese, nei palazzi storici,
oltre che nei teatri: non a caso le Marche sono conosciute come ‘la regione dei 100 teatri’.
Si tratta, pertanto, di un Festival inteso – come la stessa etimologia del termine ci ricorda- come ‘festa delle arti’ di cui la musica è regina. In questo caso si tratterrà di ogni tipo di musica: dalla classica, al jazz, alla contemporanea.
Oltre agli eventi musicali (che coinvolgeranno l’intero territorio) grande attenzione (e questa è la novità) sarà dedicata alla formazione musicale dei giovani attraverso masterclass specifiche e ad hoc che Mondelci (direttore artistico dell’Accademia Italiana del Sassofono) ha realizzato in gran numero nel passato e tuttora pone in essere con regolarità.
Chi meglio di Ugo Ughi –recentemente designato dal Governo a presiedere la commissione incaricata di una campagna di diffusione della musica tra i giovani- avrebbe potuto tenere a battesimo MARCHE FESTIVAL con un proprio concerto?
Pubblico in delirio alla fine della performance, applausi a non finire, standing ovation: un successo, anzi un trionfo annunciato!
Paola Cecchini
